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Marco Airale tra Mike Powell e Randy Hungtington

ATLETICA LEGGERA. Marco Airale: il coach “con la valigia”

Marco Airale sta continuando a vivere il suo sogno. Il tecnico di Bosconero, classe 1990, si trova ora a Jacksonville, negli Stati Uniti d’America, ultima tappa (ma solo per il momento) del suo giro del mondo intrapreso diversi anni fa con un obiettivo chiaro in mente: vedere da vicino l’atletica professionistica. Partito dal Canavese, Airale già durante la sua carriera da atleta si è dimostrato sempre attento al ruolo del tecnico ad a tutto ciò che ruota intorno al miglioramento delle performance sportive, vivendo nel 2011 la prima esperienza internazionale in Spagna con il progetto Erasmus: è qui che incontra Hector Gonzalez, uno dei suoi mentori,  tecnico spagnolo dei salti e delle prove multiple. Seguito sin dai suoi primi passi nell’atletica da Massimo Beltramo e Leonardo Bellan, fondamentali nel trasmettergli la passione per questo sport, una volta tornato in Italia Marco decide di dedicarsi all’allenamento. Divenuto nel tempo fisioterapista e osteopata, oltre che istruttore e allenatore FIDAL di II livello, il bosconerese ha voluto fare della propria passione il suo lavoro. Apprezzato e stimato tecnico in orbita Atletica Canavesana e Gruppo Sportivi Chivassesi, nel corso degli anni si è tolto grandissime soddisfazioni, che gli hanno permesso di diventare responsabile dei salti per il Comitato Regionale Piemonte della FIDAL e di vincere relativamente alla stagione agonistica 2018 il premio di “tecnico dell’anno” istituito dalla FIDAL Torino e l’ “oscar tecnico” in occasione della Festa dell’Atletica Regionale di Venaria Reale: su tutti, spicca il titolo di vice campione europeo Allievi di salto in lungo conquistato proprio nel 2018 da Davide Favro, il suo pupillo.

E’ doveroso però compiere un piccolo balzo all’indietro e tornare al 2017, anno in cui il desiderio di andare all’estero e di avere nuove motivazioni e stimoli porta Marco Airale a far visita alla Mentor Academy, nel nord della Francia: in quest’esperienza viene in contatto con il tecnico Antony Yaïch, figura che risulterà decisiva sul finire dello stesso anno per la nascita dell’Eracle Academy, fondata a Chivasso dallo stesso Airale insieme ad Alberto Franceschi. Questo centro di sviluppo della prestazione nell’atletica raccoglie ottimi risultati a livello giovanile nel primo anno di attività, ma ad inizio della seconda stagione, agli albori del 2019, quando tutto stava andando a gonfie vele, Marco ha ricevuto la chiamata che gli ha cambiato la vita: dopo aver visto il suo curriculum su Linkedin, il celebre coach statunitense Randy Huntington, allenatore tra gli altri di Mike Powell (lunghista americano due volte campione del mondo e medaglia d’argento ai Giochi Olimpici), lo ha contattato chiedendogli di raggiungerlo in Cina per lavorare come performance therapist della Nazionale Cinese di sprint e salti, stando a stretto contatto con gli atleti. Un’occasione imperdibile, colta al volo da Marco Airale, che nel corso degli 8 mesi trascorsi in Cina lavora come fisioterapista e osteopata, venendo poi promosso ad assistant coach e vivendo un’esperienza indimenticabile ai Campionati Mondiali di Doha, in Qatar.
La valigia dell’allenatore canavesano è sempre pronta per nuove destinazioni e così da qualche mese Marco Airale si è trasferito in Florida per visionare i metodi di lavoro del coach statunitense Rana Reider, allievo di Huntington conosciuto proprio a Doha, che a Jacksonville allena un gruppo di atleti di alta caratura mondiale, velocisti, saltatori e ostacolisti: “Sono malato di atletica e il mio sogno è sempre stato quello di vedere da vicino il mondo dei professionisti. Quando ho iniziato ad allenare ho raggiunto livelli che pensavo importanti e nel corso del tempo con l’Eracle Academy anche medaglie a livello nazionale e internazionale, ma quando arrivi in altri contesti di altissimo livello, ogni giorno capisci che sai sempre meno cose. Da agonista ho 7,22 metri di personale nel salto in lungo e 14,95 metri nel triplo, mi definisco un atleta di livello amatoriale, e sto vivendo queste esperienze internazionali da performance therapist e assistant coach con un’ottica di rientrare un domani in Italia e tornare ad allenare. Sono convinto che con il talento del tecnico e la stoffa di professionisti che possano coadiuvare il lavoro del coach sia possibile raggiungere altissimi livelli in campo nazionale ed europeo senza l’investimento di grandi capitali ed al rientro in Italia credo che unirò la figura della mia professione di coach a quella di performance therapist”.
Airale, infine, ripercorre le sue esperienze e svela il suo sogno nel cassetto: “Dalla Spagna mi piace riportare il modello di Hector Gonzalez di gestione della pianificazione: mi definisco una persona matematica, molto attenta ai dati, ed Hector è bravissimo nel gestire i carichi di lavoro monitorando costantemente i dati. Ho iniziato a praticare atletica a 8 anni e sono andato in Spagna all’età di 21 anni: qui ho scoperto un mondo. La seconda grossa esperienza l’ho vissuta in Francia, con Antony Yaïch, l’allenatore più talentuoso che ho avuto la possibilità di conoscere. Lui è un artista, riesce a vedere con un colpo d’occhio quello che l’atleta sta sbagliando. Quest’incontro ha dato una grossa spinta alla mia carriera da allenatore. L’esperienza in Eracle Academy, nella quale l’arte del coaching ha incontrato i fondamenti della sport science, mi ha fatto conoscere un mondo che prima ignoravo e mi ha fatto arrivare all’esperienza cinese molto preparato. In Cina con Randy Huntington ho scoperto la figura del performance therapist e ho imparato moltissime cose, come le definizioni internazionali delle varie andature, le caratteristiche americane e inglesi dell’allenamento, la forte relazione sul campo tra coach e terapista. Negli Stati Uniti, quindi, partendo dal presupposto che Rana Reider ha avuto Randy come mentore, sto canalizzando un mix di tutte le esperienze che ho vissuto precedentemente: il suo modello di corsa è sicuramente uno dei più vincenti, come dimostrano i risultati conquistati. Rana ha un livello di dettaglio estremo che porta poi alla prestazione. Il mio sogno? Portare un atleta alle Olimpiadi. Vincere una medaglia, per quanto ho appreso in questi anni, è un’altra considerazione ancora. Io sono per una privatizzazione dell’atletica, anche se sono ben consapevole che in Italia tutto sia ancora più complicato, ma abbiamo a disposizione un bel vivaio, dei buoni numeri e dei talenti che potrebbero essere sviluppati; la condizione economica non è la sola chiave per il raggiungimento del livello Elite. L’attenzione estrema per il dettaglio può dare ottimi frutti”.

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