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Intervista

Missili su Dubai e voli cancellati: la testimonianza di Iva Scrinzo, di Rivarolo Canavese (VIDEO)

Iva Scrinzo, di Rivarolo Canavese, è negli Emirati con la famiglia: «Qui la vita continua normalmente, ma i voli per l’Italia sono tutti cancellati»

Il primo segnale è stato un rumore lontano, secco, come un tuono che rimbalza tra i grattacieli. Poi un altro, e un altro ancora. Così Dubai, una delle metropoli più ricche e scintillanti del pianeta, si è svegliata il 28 febbraio 2026 con il suono delle esplosioni nel cielo. L’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele ha portato per la prima volta negli ultimi anni il conflitto fin sopra gli Emirati Arabi Uniti, quando una serie di missili e droni lanciati da Teheran ha raggiunto l’area del Golfo Persico. La difesa aerea emiratina è entrata immediatamente in azione intercettando gran parte dei vettori, ma le esplosioni provocate dalle intercettazioni e dai detriti hanno comunque fatto tremare la città. Per ore la situazione è rimasta incerta e diversi voli sono stati sospesi, mentre la notizia dell’attacco faceva rapidamente il giro del mondo.

Tra i turisti che in quei giorni si trovavano a Dubai c’è anche Iva Scrinzo, di Rivarolo Canavese, partita per una vacanza con il marito e il figlio di sei anni. Doveva essere un viaggio speciale, il primo vero viaggio all’estero per il bambino. «Questo è un viaggio di piacere. Mio figlio ha sei anni e non ci siamo mai mossi dall’Italia: questa è la prima volta», racconta. Proprio sabato, il giorno dell’attacco, era il primo giorno di permanenza negli Emirati. Le esplosioni si sono sentite chiaramente anche nella zona in cui alloggiava la famiglia, ma il clima inizialmente non era quello di una città sotto attacco. «Sì, le abbiamo sentite, ma il percepito di quel giorno non era quello che poi abbiamo capito dopo. Sembrava tutto normale e tranquillo. C’erano persone che filmavano gli spari ma in assoluta tranquillità, non si aveva la percezione reale di quello che stava succedendo».

La consapevolezza è arrivata più tardi, nel cuore della notte. «Intorno all’una è arrivato l’alert sul telefono, erano circa le 00.50. Eravamo nelle camere e si sentivano i botti fuori. In quel momento abbiamo capito che la situazione era un po’ più delicata». È stato il momento in cui la famiglia ha davvero compreso che quelle esplosioni non erano semplicemente rumori lontani, ma la conseguenza di un conflitto che stava coinvolgendo anche gli Emirati. Nonostante questo, la situazione non è mai precipitata nel panico e nelle ore successive la città ha continuato a funzionare quasi normalmente.

L’unica vera limitazione è arrivata il giorno dopo, quando l’hotel ha deciso di sospendere temporaneamente alcune attività per ragioni di sicurezza. «La domenica abbiamo trascorso l’intera giornata dentro l’albergo. Non potevamo accedere alle aree esterne: piscine e attività erano chiuse. Avremmo potuto uscire a nostro rischio e pericolo, ma tutte le attività erano ferme». È stata una precauzione che molti alberghi della città hanno adottato nelle prime ore successive agli attacchi, mentre le autorità valutavano la situazione. Poi lentamente le attività sono riprese e la vita quotidiana è tornata a scorrere.

Secondo Scrinzo, oggi l’atmosfera a Dubai è sorprendentemente normale. «La vita scorre normalmente. Ieri sera eravamo in centro, al Burj Khalifa, e c’era gente ovunque». Anche i familiari rimasti in Italia hanno seguito con apprensione le notizie ma, racconta, i video e le immagini inviati da Dubai hanno contribuito a rassicurarli. «Mandiamo foto e video e quindi il percepito che arriva in Italia è quello che vediamo noi: una città tranquilla».

Il vero problema per i turisti, però, non è tanto la sicurezza quanto i collegamenti aerei. Dopo gli attacchi molti voli sono stati cancellati e lo spazio aereo è stato limitato per motivi di sicurezza. «Emirates non ha ancora fatto partire un volo da qui e ha cancellato tutti quelli previsti per domani e dopodomani», spiega. La famiglia ha già prenotato un posto sul primo volo disponibile, ma non è chiaro quando sarà possibile rientrare. «Abbiamo un volo per il primo giorno utile di riapertura, ma dubito che saremo i primi a partire».

Nonostante l’incertezza, la situazione viene vissuta con grande serenità. «Bisogna accettare con filosofia questi intoppi. Siamo in un posto bello, stiamo continuando la vacanza, i bambini sono sereni e non siamo sotto le bombe. Io lo considero un intoppo, non qualcosa di grave». Secondo lei anche la risposta delle autorità emiratine è stata molto efficace. «Gli Emirati sono stati bravissimi a fronteggiare i droni. Parlano di oltre cento droni abbattuti e questo dimostra che il sistema di difesa funziona».

In questi giorni non sono mancati i messaggi di vicinanza arrivati dal Canavese, che la famiglia ha voluto ricordare con gratitudine. «Voglio ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine: il sindaco di Rivarolo, il sindaco di Castellamonte, l’assessore Alessia Buffio, il maresciallo dei carabinieri Alfonso Lombardo e il comandante del nucleo operativo cinofilo Paolo Camerlingo. Sono stati davvero molto presenti». Parole che raccontano un legame forte con il territorio, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Per ora la famiglia resta a Dubai in attesa che la situazione nei cieli del Golfo torni completamente alla normalità e che i voli riprendano regolarmente. Solo allora potranno rientrare in Italia e tornare in Canavese. Fino a quel momento continueranno a vivere la loro vacanza in una città che, nonostante la tensione internazionale, prova a restare fedele alla propria immagine di capitale del turismo globale, con i grattacieli illuminati, i centri commerciali pieni di visitatori e una quotidianità che, almeno in superficie, non sembra essersi fermata.

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