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03 Marzo 2026 - 23:08
Le porte automatiche di Malpensa si aprono e per un attimo il rumore copre tutto: urla, pianti, applausi, telefonini alzati. Duecento studenti minorenni della “World Students” tornano a casa dopo giorni di incertezza, atterrati da Abu Dhabi. “È stata dura, ma adesso che siamo a casa stiamo bene”, dicono tra abbracci e baci con genitori che non hanno mai smesso di guardare i monitor dei voli. È la scena più visibile di un rientro che nelle ultime 48 ore ha riportato in Italia circa 500 connazionali, tra voli commerciali e collegamenti speciali partiti dagli Emirati Arabi e dall’Oman.
Dopo i primi rientri di lunedì, altri aerei hanno lasciato Muscat, la capitale omanita, diretti a Roma Fiumicino con circa 350 persone a bordo. Due voli Etihad da Abu Dhabi – uno per Milano, uno per Roma – hanno completato il ponte aereo. Nelle prossime ore è previsto un ulteriore decollo da Muscat. La macchina diplomatica e logistica si è messa in moto mentre lo spazio aereo dell’area veniva sconvolto dalle ritorsioni iraniane e dalla raffica di cancellazioni che hanno travolto gli hub del Golfo.
“Stiamo lavorando senza sosta per assistere i nostri connazionali rimasti bloccati”, ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni ha presieduto due riunioni dedicate agli sviluppi della crisi in Medio Oriente, una focalizzata sulle misure per garantire sicurezza e assistenza agli italiani nell’area. “Massimo impegno”, è la linea ribadita dall’esecutivo.
Cuore operativo dell’emergenza è Muscat. La Farnesina ha attivato una task force all’aeroporto e alla frontiera tra Oman ed Emirati Arabi con un obiettivo chiaro: facilitare il passaggio dagli Emirati all’Oman e l’imbarco sui voli in partenza. In un’area dove le rotte si sono improvvisamente spezzate, la via omanita è diventata la valvola di sfogo per migliaia di europei in transito.
Tajani lancia anche un appello pratico: “Quando si prenotano devono poi andare, perché se ci si prenota e poi non si sale sul bus si lasciano posti vuoti e qualcun altro può non rientrare”. La gestione dei flussi è millimetrica: ogni sedile conta, ogni mancata presentazione rallenta la catena dei rientri.
Non mancano le polemiche. Il senatore M5S Pietro Lorefice parla di “promesse non mantenute” e chiede chiarimenti su criteri e priorità, citando il rientro tra i primi italiani della famiglia del ministro Guido Crosetto. “È inaccettabile. Il Governo chiarisca subito criteri e responsabilità”, attacca. Da Palazzo Chigi filtra la linea della massima trasparenza sulle procedure, mentre la Farnesina insiste sull’urgenza operativa in uno scenario in continua evoluzione.

La concentrazione più alta di italiani fermi in un unico luogo è però a bordo della Msc Euribia, bloccata da tre notti nel porto di Dubai. “Ci dicono di stare sereni, ma nessuno ci indica date o garanzie per il ritorno”, raccontano alcuni passeggeri. La compagnia fa sapere che “tutte le strutture sono al lavoro per individuare nel più breve tempo possibile una soluzione che garantisca un rientro sicuro e ordinato”. Intanto il tempo scorre, e con esso l’ansia di chi vede il viaggio trasformarsi in attesa.
La crisi mediorientale ha un impatto globale. Dalla prima ritorsione iraniana sono stati cancellati oltre 12.300 voli nel mondo. Gli hub del Golfo – Dubai, Abu Dhabi, Doha – sono snodi chiave per l’Europa e l’Asia: quando si fermano, si ferma una fetta consistente del traffico intercontinentale. È per questo che la Farnesina sta organizzando assistenza anche per chi è rimasto bloccato altrove ma aveva scali in quell’area.
Alle Maldive sono circa 3mila gli italiani in attesa di rientrare, molti con biglietti che prevedevano il transito via Dubai. “Stiamo cercando di approntare voli charter che possano incrementare le partenze dalle Maldive per arrivare direttamente in Italia, è un lavoro complicato”, spiega Tajani. Anche in Thailandia si cerca di dare risposte ai connazionali con voli dall’Estremo Oriente che passano per Doha, Dubai, Abu Dhabi. “C’è chi ha bisogno di medicinali”, sottolinea il ministro.
L’ambasciata italiana a Nuova Delhi si è mobilitata per sostenere Colombo: in Sri Lanka non tutti i farmaci richiesti dagli italiani sono disponibili, e l’assistenza passa anche dalla logistica sanitaria. La rete diplomatica si muove come un sistema nervoso: segnali, richieste, trasferimenti.
Secondo i dati della Farnesina, nell’area del Golfo si trovano circa 70 mila italiani tra residenti, militari, studenti e turisti. Non tutti sono coinvolti nelle cancellazioni, ma l’onda lunga delle chiusure e delle deviazioni tocca una comunità vasta. Sullo sfondo, anche i trasporti merci risentono della crisi: le rotte marittime da e per il Golfo Persico sono quasi paralizzate, con supplementi previsti per i container già in viaggio. La geopolitica si traduce in costi, ritardi, catene di approvvigionamento sotto stress.
Per ora, le immagini che restano sono quelle degli abbracci negli aeroporti italiani. Il ritorno è una somma di procedure, appelli e coordinamenti. È la prova di un sistema che deve reagire in fretta quando gli equilibri internazionali saltano. E mentre nuovi voli vengono programmati da Muscat, la parola chiave resta la stessa: sicurezza. Per chi è già tornato. E per chi deve ancora farlo.
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