Cerca

Esteri

Iran colpito, il Golfo sotto attacco, un drone ha raggiunto l’Unione Europea: la guerra si è allargata

In 48 ore i raid di Israele e Stati Uniti in Iran hanno innescato ritorsioni con missili e droni su Libano, Golfo Persico e basi occidentali: colpita Akrotiri a Cipro, escalation su Beirut e allerta su aeroporti, porti e raffinerie

Iran colpito, il Golfo sotto attacco, un drone ha raggiunto l’Unione Europea: la guerra si è allargata

Iran colpito, il Golfo sotto attacco, un drone ha raggiunto l’Unione Europea: la guerra si è allargata

Allo scoccare della mezzanotte a Cipro, le sirene hanno interrotto il ronzio dei condizionatori nelle basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia. I militari hanno ordinato di allontanarsi dalle finestre mentre un aereo cisterna sorvolava l’isola. Nelle stesse ore, nei sobborghi meridionali di Beirut, i raid israeliani hanno colpito Dahiyeh. Nel Golfo, le batterie antiaeree hanno tracciato scie luminose sopra città abituate a considerarsi lontane dalla linea del fronte. In meno di quarantotto ore dagli attacchi di Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, contro obiettivi in Iran, la crisi si è estesa a Libano, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq, Giordania, con Oman nel ruolo fragile di mediatore. L’onda d’urto ha raggiunto anche un territorio dell’Unione Europea.

Tra la mattina del 28 febbraio 2026 e le ore successive, Israele, con il supporto operativo degli Stati Uniti, ha colpito siti militari in diverse città iraniane, da Teheran a Isfahan, con l’obiettivo dichiarato di ridurre capacità missilistiche e centri di comando. Teheran ha risposto lanciando centinaia di missili e droni contro Israele e contro Paesi del Golfo che ospitano basi americane. Un drone, attribuito con alta probabilità alla produzione iraniana, ha raggiunto la base Royal Air Force (RAF) di Akrotiri, danneggiando la pista senza provocare vittime. Il conflitto ha così superato il perimetro iniziale.

In Libano, nella notte tra il 1° e il 2 marzo, Hezbollah ha lanciato razzi e droni verso il nord di Israele. L’esercito israeliano, le Israel Defense Forces (IDF), ha risposto con bombardamenti nel sud del Paese e nei quartieri meridionali di Beirut. Il ministero della Salute libanese ha parlato di almeno 31 morti e 149 feriti. Il governo guidato da Nawaf Salam ha definito illegali le azioni della milizia sciita e ha chiesto la cessazione dei raid israeliani, prendendo una posizione pubblica contro Hezbollah. Israele ha mobilitato oltre 100 mila riservisti e ha ordinato evacuazioni nelle aree di confine.

A Cipro, poche ore dopo l’attacco alla base RAF, le autorità hanno evacuato in via precauzionale l’aeroporto di Pafos. Il primo ministro britannico Keir Starmer aveva autorizzato l’uso delle basi sull’isola per operazioni difensive a sostegno degli Stati Uniti. Il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha ribadito che il Paese non partecipa ad azioni offensive. L’episodio ha mostrato che infrastrutture militari presenti in territorio europeo possono diventare bersaglio.

Nel Golfo, la pressione si è concentrata sulle infrastrutture energetiche. In Arabia Saudita, la difesa aerea ha intercettato droni diretti verso l’impianto di Saudi Aramco a Ras Tanura. I frammenti hanno provocato un incendio contenuto senza vittime. Nei pressi della base Prince Sultan, altri droni sono stati abbattuti. Le autorità hanno segnalato interruzioni temporanee ma nessun danno strutturale alla produzione.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno registrato uno dei bilanci più pesanti. Tra il 28 febbraio e il 1° marzo, secondo il ministero della Difesa emiratino, sono stati lanciati contro il Paese 165 missili balistici, due missili da crociera e 541 droni. La maggior parte è stata intercettata, ma gli impatti e i detriti hanno causato tre morti e 58 feriti. A Dubai, incendi circoscritti hanno interessato l’aeroporto internazionale, parti del Burj Al Arab e l’ingresso del Fairmont The Palm. Lo spazio aereo civile è stato chiuso temporaneamente e migliaia di passeggeri sono rimasti a terra.

In Qatar, le autorità hanno dichiarato di aver intercettato droni diretti verso l’aeroporto di Doha e verso un sito di QatarEnergy a Ras Laffan. Il governo ha promesso una risposta. Le competizioni calcistiche sono state sospese, inclusi eventi programmati allo stadio di Lusail.

In Bahrein, la società britannica United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha segnalato colpi contro un’imbarcazione nel porto di Manama. L’ambasciata degli Stati Uniti ha chiuso per motivi di sicurezza. Un drone ha danneggiato l’aeroporto internazionale senza causare vittime.

In Kuwait, tre caccia F-15E statunitensi si sono schiantati all’alba del 2 marzo. Secondo il Pentagono e il ministero della Difesa kuwaitiano, si è trattato di fuoco amico durante un’operazione di difesa aerea. Gli equipaggi si sono salvati. La compagnia petrolifera di Ahmadi ha riferito danni lievi da schegge a un impianto di raffinazione.

In Iraq, il gruppo armato Saraya Awliya al-Dam, legato all’area filo-iraniana, ha rivendicato attacchi con droni contro la base presso l’aeroporto di Baghdad e contro obiettivi a Erbil, indicando una ritorsione per i bombardamenti in Iran. Il rischio è il ritorno a una guerra per procura sul territorio iracheno.

La Giordania ha abbattuto 13 missili balistici e 36 droni che attraversavano il proprio spazio aereo. Le esplosioni nel nord del Paese hanno provocato danni materiali ma nessuna vittima. Il regno hascemita resta un corridoio obbligato tra Iran, Iraq, Siria e Israele.

In Oman, che nei giorni precedenti aveva ospitato colloqui riservati tra Washington e Teheran, due droni hanno colpito l’area del porto di Duqm, ferendo un lavoratore. Un tanker nello Stretto di Hormuz ha riportato danni in un attacco non rivendicato. La rotta energetica più trafficata al mondo è tornata esposta.

In Israele è stato proclamato lo stato di emergenza: scuole chiuse, restrizioni agli assembramenti, limitazioni al traffico aereo. Le IDF hanno annunciato una campagna offensiva contro Hezbollah, lasciando intendere un confronto destinato a durare.

La crisi ha assunto una dimensione regionale. L’Iran ha mostrato di poter colpire o minacciare più Paesi contemporaneamente, direttamente o attraverso alleati armati. Israele e Stati Uniti puntano a ridurre l’apparato militare iraniano. Nel mezzo, governi come quelli di Libano, Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait hanno rafforzato le difese e rivisto le procedure di sicurezza per proteggere aeroporti, porti e raffinerie.

L’attacco alla base di Akrotiri ha segnato un passaggio politico rilevante: per la prima volta in questa fase, un’infrastruttura militare situata in territorio dell’Unione Europea è stata colpita. La prospettiva di un conflitto confinato si è ridotta. Mentre i radar restano attivi da Beirut a Dubai, la tenuta delle difese aeree e la protezione delle infrastrutture energetiche saranno decisive per capire se la crisi si stabilizzerà o si allargherà ancora.

Fonti: Ministero della Difesa di Israele, Israel Defense Forces, Ministero della Salute del Libano, Ministero della Difesa del Regno Unito, Presidenza della Repubblica di Cipro, Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita, Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, QatarEnergy, United Kingdom Maritime Trade Operations, Pentagono, Ministero della Difesa del Kuwait, Saraya Awliya al-Dam (comunicati rivendicazione), Autorità giordane della difesa aerea, Autorità portuale di Duqm.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori