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Che cosa sarà mai: 118 milioni per il bob, zero per il Paese

Dalla pista olimpica in perdita ai miracoli del governo Meloni, tra record immaginari, autocongratulazioni e un’Italia ferma da trent’anni su un binario morto

Che cosa sarà mai: 118 milioni per il bob, zero per il Paese

Giorgia Meloni

Che cosa sarà mai, abbiamo “investito” 118 milioni in una pista da bob, se l'abbiamo fatto è perché ce lo possiamo permettere, alla luce dei miliardi, tanti, troppi, regalati all’Ucraina, 118 milioni in più o in meno certamente non fanno alcuna differenza. Ma poi, volete mettere, l’abbiamo anche intitolata a Eugenio Monti, non si tratta di cosa inutile che negli anni a venire non servirà a nulla, infatti, la società di consulenza “KPMG” alla quale la Regione Veneto ha commissionato il “piano economico” ha previsto che rappresenterà 638 mila euro di perdite ogni anno, finché la si vorrà mantenere attiva. Mica cosa da niente, volete mettere, sappiamo già ora che, nulla cambiando in peggio, 638 mila euro, frutto delle nostre tasse, saranno già magnificamente destinati al mantenimento di un’opera, la pista da bob olimpica di Cortina d’Ampezzo che, considerata una delle più veloci e migliori al mondo, sarà certamente utile ai tanti che non riescono a prenotare un esame o una visita salvavita in tempi inferiori, quando va bene, a sei mesi; ai tanti disoccupati costretti a vivere di elemosina statale o ad arrangiarsi accettando di tutto, soprattutto lavori in nero e sottopagati; ai nostri pensionati, ai quali ogni anno è richiesto di dimostrare che non abbiano altri redditi al difuori della pensione pena la sospensione della stessa o ai tanti, sempre rigorosamente perseguiti dalla “giustizia”, costretti a difendersi da ladri, malfattori e rapinatori per completa assenza di sicurezza.

Che cosa sarà mai, abbiamo stabilito un nuovo record di medaglie olimpiche e ne siamo, ovviamente, tutti felici, ma ci siamo anche girati dall’altra parte, quasi a non voler vedere, mentre i nostri “amici” israeliani massacravano e massacrano centinaia di migliaia di civili palestinesi e questo è, a dir poco, vergognoso.

Che cosa sarà mai, non si capisce più se siamo uno Stato indipendente, una colonia americana o i servi stupidi dell’Unione Europea e da noi tiene banco, quasi a reti unificate, il Referendum sulla separazione delle carriere e delle funzioni dei Magistrati, si continuano a leggere e sentire sondaggi, la gente non ci ha capito nulla e non ha fatto nulla per capirci qualcosa perché, credo, visti gli esiti dei Referendum passati, non gli frega più nulla di niente. Se così non fosse gente come Draghi, Meloni ed anche chi li aveva preceduti, non avrebbero potuto offrire dell’Italia e degli italiani, impunemente e di fronte al mondo, l’immagine di uno Stato e di un popolo fantoccio.

mamma cristiana

Un giorno sì e l'altro pure la nostra Premier, la mamma cristiana Giorgia Meloni, probabilmente in preda alla paranoia, forse consapevole di avere la “coda di paglia”, non richiesto dagli italiani che di tutt’altro avrebbero bisogno, regala alla Nazione squallidi show da cabaret di infimo ordine. Il copione è sempre lo stesso, qua e là cambia qualche battuta ma alla fine, lei che aveva detto di non essere “Alice nel paese delle meraviglie”, senza mai prendersi alcuna responsabilità, ora che anche i sondaggi più edulcorati hanno smesso di dargli ragione, punta sempre il dito altrove. La colpa è sempre degli altri, dei giudiciche mettono il naso là dove non dovrebbero; dei poteri forti che vogliono sabotare il suo Governo; dei magistrati politicizzati; della Corte dei Conti che ha negato il visto di legittimità al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina; dei giornalisti di sinistra; della Corte di Giustizia Europea che ha bocciato la linea del suo Governo sui Centri d’accoglienza per migranti edificati in territorio albanese o dei continui e incessanti complotti contro di lei, quotidianamente orditi da chi gli vuole male.

Insomma, detto che sin qui la Meloni non ha fatto peggio di altri, certamente non di Draghi che, se nulla cambierà, visto che al peggio sembra non esserci limite, dovrebbe succedere a Mattarella nel ruolo di Presidente della Repubblica, quello che disturba e disturba non poco è che nulla è stato realizzato di ciò che aveva promesso, anzi, lei che solo nel 2021 aveva detto “La Russia è parte dei valori europei e difende l’identità cristiana”, da fervente sostenitrice dei rapporti commerciali Italia-Russia, da convinta anti atlantista, anti Unione Europea e anti sanzioni, in un battibaleno ha disintegrato anni di ideologie per inginocchiarsi, a testa china, di fronte a Ursula Von der Leyen, a Biden prima ed ora a Trump.

Deplorevole, certo, ma si sa, da anni la vergogna è sparita dai palazzi del potere politico italiano, così, senza nemmeno rendersi conto che il grottesco è stato ampiamente e da tempo superato, la nostra Premier, nella conferenza stampa di inizio anno, è addirittura arrivata ad elogiare il lavoro di Tajani, definendolo “oggettivamente miracoloso”, non solo, ha avuto anche parole al miele per il Ministro della Giustizia Nordio con il quale si è complimentata per l’impegno profuso nel nome di una giustizia “giusta e veloce”, lo stesso è stato per il Ministro dell’Economia Giorgetti per “la stabilità dei conti pubblici, il record degli occupati e la fiducia degli investitori internazionali” ed anche per Piantedosi, definito un “ottimo Ministro”. Insomma va bene che l’attenzione degli italiani è davvero scarsa e che i tanti complimenti al Governo Meloni provenienti dall’estero attraverso il “Financial Times”, “The Economist”, “Le Figaro”, “The Telegraph”, “The Spectator”, il “Time” ed altri giornali dovrebbero far riflettere, invece di far piacere, ma complimentarsi con Giorgetti per il record degli occupati, visto il dilagare della disoccupazione e del lavoro nero, mi sembra davvero troppo. La stessa cosa vale per il Ministro degli Interni Piantedosi, come si fa a definirlo un “ottimo Ministro” quando le nostre città sono invase dai clandestini, le nostre stazioni e le nostre metropolitane sono terra di conquista di ladri e borseggiatori e quando interi quartieri sono ormai nelle mani di spacciatori e venditori di morte? Non parliamo poi di Nordio che, forse non a conoscenza del fatto che è l’Italia il Paese con più leggi al mondo, più di Francia, Germania e Regno Unito messi insieme, continua a sostenere che “più una Repubblica è corrotta, più sforna leggi” e poi, in ultimo, seppur meravigliosamente primo, Antonio Tajani, il Ministro che è arrivato a definire il ponte sullo stretto di Messina, forse perché teme la vendetta di Cartagine, “utile per l’evacuazione se attaccati da sud”, l’uomo del “diritto internazionale che vale fino a un certo punto”, l’uomo che in questi giorni si è superato definendo l’Italia la “locomotiva d’Europa”, non rendendosi conto che la locomotiva Italia è ferma da oltre 30 anni su un binario morto.

Che cosa sarà mai, forse non ci vogliamo bene, forse ci portiamo male da soli, forse siamo diventati, fra un "chi se ne frega” e un “meglio farsi i cazzi propri”, visto a cosa stiamo andando incontro con abnegazione e sprezzo del pericolo, degli specialisti nell’esercitare il potere jettatorio su noi stessi.

Che cosa sarà mai, noi siamo quelli che, passata la grande paura provocata dal “covid19”, non temiamo più nulla, meno che meno le guerre, siamo un popolo di eroi, ci stava essere terrorizzati da un “virus”, sebbene mai isolato, forse perché inesistente, ma le testate nucleari russe “a noi ci rimbalzano”. 

Che cosa sarà mai, ce la tiriamo senza nemmeno accorgercene, ogni tanto ci piangiamo addosso, ci piace fare le vittime, Meloni docet, ma di questo ne abbiamo fatto un’arte, anzi, un vizio plateale, quando tocca e quando la congiuntura politica lo permette, tutti malati di vittimismo, tanto a destra quanto a sinistra e pare, chiedere eventualmente a Bassetti per conferma, che contro il vittimismo del quale anche l’esimio professore è vittima, non esiste ancora vaccino.

Che cosa sarà mai, incassati i complimenti della nostra "amica" stampa estera, registrati gli encomi della Meloni ai suoi Ministri, quello che ci rimane è una produzione su larga scala di autolesionismo, cosa poco esibita dai TG e dai “giornaloni” padroni dell’informazione ufficiale, ma cosa ben visibile ovunque si guardi perché ciò che spicca è il collasso delle attività produttive nostrane, la mancanza di una qualsivoglia visione politica a lungo termine, l’incapacità di progettare una reale ripresa economica, l’assenza di un progetto e di un’idea chiara sul da farsi e sul dove si vuole andare come Paese.

Che cosa sarà mai, “Alice nel paese delle meraviglie” non è, l’ha detto Lei, ci vorrebbe Lewis Carroll per averne conferma, ma così su “due piedi” pare essere la versione femminile del “Cappellaio matto”.

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