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La guerra “preventiva” e la menzogna occidentale

Dalla guerra preventiva alla propaganda politica, il conflitto con l’Iran mette a nudo le crepe del sistema internazionale e della sua narrazione

La guerra “preventiva” e la menzogna occidentale

La guerra “preventiva” e la menzogna occidentale

Dopo che per anni ci hanno raccontato che Israele ha il diritto di difendersi nonostante avesse sempre e puntualmente indossato le vesti insanguinate dell’aggressore e del carnefice, oggi, nell’epoca del “politicamente corretto”, il “civile” e “democratico” Occidente ha messo in campo una nuova strategia di comunicazione. E' ovvio, l’attacco all’Iran non è stato fatto da Israele e Stati Uniti d’America a difesa del “pacifico” popolo ebraico, nessuno lo minacciava, nessuno aveva intenzione di attaccarlo, addirittura era ancora viva la coatta commozione mondiale per l’ennesima “giornata della memoria” da poco archiviata in attesa della prossima, che ecco, sabato 28 febbraio 2026 è andata in onda, organizzata e diretta da due “grandi” uomini in odore di Nobel per la pace, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, la prima giornata di quello che, in assenza di aggressore e aggredito, è stato ribattezzato "attacco preventivo".

La prima settimana e un po' è già andata, i morti si contano a migliaia, solo il primo giorno, nel Paese accusato di politiche repressive nei confronti delle donne, i difensori dei diritti umani, israeliani e americani, grazie all’uso di “bombe intelligenti” sono riusciti a radere al suolo una scuola elementare femminile uccidendo oltre 200 persone fra le quali, oltre al personale scolastico, si contano 171 bambine.

“L’Iran non avrà mai l’atomica” continua a ripetere Trump mentre i cacciabombardieri americani con i loro amici israeliani continuano a bombardare la Repubblica islamica come se non dovesse esserci un domani.  Bomba atomica che l'Iran non avrebbe comunque mai avuto non fosse altro perché l’odiato Khamenei, assassinato durante il primo giorno di “prevenzione” israelo-americana, oltre 20 anni fa aveva dichiarato che “la produzione, il possesso e l’utilizzo delle armi nucleari sono contrarie alla legge islamica” e non a caso, infatti, nonostante le continue accuse rivolte da Israele e Stati Uniti d’America, l’A.I.E.A., nelle sue molteplici ispezioni in Iran, non ha mai trovato traccia che potesse far nascere dubbi sull’uso del nucleare a scopi militari.

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L’agenzia FARS, già dopo le prime ore di bombardamenti informava che quattro membri della famiglia del leader iraniano erano stati uccisi, sua figlia, suo genero e suo nipote, con questi l’ex Presidente iraniano, in carica dal 2005 al 2013, Mahmoud Ahmadinejad, il comandante in capo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Mohammad Pakpoure l’ammiraglio Ali Shamkani, Segretario del Consiglio Superiore di Difesa.

I media occidentali si sono affrettati a mandare in onda immagini di iraniani che festeggiavano il liberatorio intervento militare volto a decapitare il regime degli Ayatollah e tutto l'Occidente in festa con la sola eccezione del nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto che, all’oscuro di tutto, in “missione” a Dubai, era rimasto bloccato nell’Emirato che si affaccia sul Golfo Persico per 24 ore. A celebrare la “prevenzione” contro l’inesistente minaccia iraniana, esattamente come fu all’epoca dell’intervento militare contro l’Iraq di Saddam Hussein, reo, a sentire l’allora Presidente americano George W. Bush, di possedere armi di distruzione di massa, poi, cosa rivelatasi assolutamente falsa, inventata di sana pianta, ci si sono gettati tutti, fatto salvo la Spagna di Pedro Sanchez che ha rimarcato: "Rifiutiamo l'azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele, che comporta una escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”

Dal canto nostro non poteva mancare l’intervento di Giorgia Meloni, esponente di spicco dei piccoli politicanti che affollano il nostro dibattito pubblico che, capaci ogni volta di superarsi nel mostrare la loro patetica inconsistenza, mentre un Paese membro permanente dell’O.N.U. veniva attaccato da due potenze nucleari in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, è riuscita a dire: “In questo momento particolarmente difficile l'Italia rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici". Addirittura in un’intervista rilasciata al “TG5" lo scorso 2 marzo, sconfinando nella più becera farneticazione, è riuscita a definire la crisi del diritto internazionale “figlia dell’aggressione russa contro l’Ucraina”, quindi, se le parole hanno ancora un significato, attenendoci alla logica della mamma cristiana Giorgia Meloni, l’intervento militare russo in Ucraina è a sua volta figlio delle innumerevoli violazioni brutali e ingiustificate del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite da parte dell’allegra banda N.A.T.O., o tutti ci si è dimenticati dello scempio compiuto, anche con la nostra complicità, quando si è raso al suolo Paesi indipendenti come, tanto per citarne alcuni: Serbia nel 1999, Iraq nel 2003 e Libia nel 2011?

Paesi che per l’Occidente “democratico”, “civile” e “tollerante” non costituivano nessuna minaccia, Paesi che, proprio come l'Iran, costituivano una minaccia per sé stessi perché sprovvisti di arsenale nucleare; Paesi che, se avessero davvero avuto l'atomica, esattamente come la Corea del Nord, non sarebbero mai stati attaccati.

A mio avviso, vista l’ipocrisia, la distorsione dei fatti, la narrazione edulcorata della realtà, ormai cose normali nel “libero” e americanizzato Occidente la crisi del diritto internazionale e le continue violazioni della Carta delle Nazioni Unite, nei Paesi N.A.T.O. palesemente ritenuta meno utile della carta igienica, è da addebitarsi alla menzogna, ormai divenuta unico metodo di comunicazione, consapevole e deliberato, finalizzato a manipolare la realtà per scopi politici ed economici.

In questi giorni ci sono toccate anche le parole dell’eterno erede al trono dell’ultimo Scià di Persia, Reza Pahlavi, cittadino americano residente in Maryland, che da buon americano ha gioito: “La vittoria finale è vicina” e ancora, evidentemente felice dei bombardamenti isreaelo-americani: “Siamo molto vicini alla vittoria finale” e poi, rivolto al popolo iraniano sotto assedio: “Voglio essere con voi il prima possibile in modo che insieme possiamo riprendere e ricostruire l’Iran”. Insomma, sta succedendo di tutto, si da spazio a qualsiasi cosa meno che alla verità, si silenzia qualunque voce non gradita alla narrazione ufficiale e fra tante altre cose, si dimentica di dire che l’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, fu cacciato dal “suo” popolo e che nessun revisionismo storico potrà cancellare le migliaia di morti, carcerazioni torture e deportazioni di oppositori politici compiute dalla Savak, la polizia segreta dello Scià creata con la complicità della C.I.A. e del Mossad. 

Addirittura si è riusciti a dare rilevanza alle parole di Volodymyr Zelensky, l’uomo che da suonatore di pianoforte col pisello è passato ad essere l’uomo che ha estorto all’Unione Europea circa 200 miliardi di euro dal 2022 ad oggi, il quale ha sentenziato: “Giusto liberarsi di un regime terrorista”. Ma come, lui che ha fatto del terrorismo e dei sabotaggi il suo marchio di fabbrica, dall’attentato che ha fatto collassare i gasdotti russi “Nord Stream 1 e 2” all’attentato al “Crocus City Hall” a Mosca che costò la vita a 145 civili; dall’auto bomba che uccise la ventinovenne giornalista russa Darya Dugina al camion bomba fatto esplodere sul ponte Kerch che collega la Crimea alla Russiacausando morti civili e il parziale crollo della struttura; dall’attentato all’impianto dedicato alla ricerca e allo sviluppo nel campo della missilistica di Tver a quello contro lo stabilimento chimico di propellenti militari di Dmitrievsky; dall’incendio del Centro di ricerca scientifica spaziale di Korolyov a quello dello stabilimento petrolchimico ed al deposito di petrolio della compagnia “Transnetft-Druzhba” di Bryansk, fregandosene dei civili, dei lavoratori e delle famiglie, compiacendosi di essere un terrorista, probabilmente dai giorni contati, ma senza la capacità mentale di rendersi conto che se la Russia avesse condotto una guerra, sullo stile israelo-americano, colpendo in ogni dove senza nessun riguardo per i civili, a quest’ora dell’Ucraina non ci sarebbe nemmeno più l’ombra. 

Credo che giorno dopo giorno cominci ad essere chiaro ad un numero sempre crescente di persone, così, senza inventarmi nè aggiungere nulla, voglio ricorrere alle parole di un grande saggista, una delle firme più importanti del giornalismo italiano, creatore del “Manifesto dell’Antimodernità”, Massimo Fini, che su “Il Fatto Quotidiano” ha di recente scritto: “I veri terroristi non sono quelli che vengono ufficialmente definiti tali, ma gli americani, che danno la patente di terrorismo a tutti coloro che considerano nemici, insieme agli israeliani che gli Usa proteggono, anche se non si capisce bene se non sia piuttosto vero il contrario e a Washington non comandi lo psicolabile pedofilo Donald Trump ma piuttosto Netanyahu attraverso la potenza finanziaria della comunità ebraica internazionale che è più forte di Stati Uniti, Russia e Cina messi insieme, che detta di fatto le regole e che strangola tutti noi comuni mortali”

In ultimo, mentre la Spagna ha ribadito il suo status di Stato sovrano e indipendente rifiutando le sue basi ai cacciabombardieri yankee; mentre anche il Regno Unito di Starmer, memore della figuraccia fatta in Iraq, si è sfilato dalla possibilità di essere protagonista della devastazione dell’Iran; mentre nel mondo si moltiplicano tensioni e conflitti e mentre nei Palazzi si discute di strategie e di geopolitica, la Storia torna ad affacciarsi con prepotenza per ricordarci che le escalation iniziano spesso così, passo dopo passo e che si può tifare, esultare, sentirsi dalla parte giusta, ma la Storia, di solito, presenta il conto ai popoli, non a commentatori da tastiera, a giornalisti prezzolati, a “nani e ballerine” di corte sempre pronti ad esibirsi per compiacere il sovrano di turno, a politici e governanti sempre pronti a fuggire, a cambiare versione e bandiera. Credo che presto il conto ci sarà presentato e quando il momento arriverà sarà troppo tardi per scoprire che le menzogne non sono la base ideale su cui costruire pace e benessere e che la libertà e la civiltà non la si esportava ieri con la cavalleria e con i cannoni (chiedere ai superstiti Nativi americani per conferma) e non la si esporta oggi con bombardamentiembarghicolpi di Stato.

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