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«Il diritto internazionale vale… fino a un certo punto»: Tajani, la frase che incendia il Parlamento (VIDEO)

Dal caso esploso a Porta a Porta alla difesa alla Camera: il ministro degli Esteri respinge le accuse e contrattacca citando Massimo D’Alema

Il diritto internazionale è importante, ma non sempre. O almeno, non sempre allo stesso modo. La frase pronunciata mesi fa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani durante una puntata di Porta a Porta continua a far discutere e torna al centro dello scontro politico dopo la risposta dello stesso ministro alla Camera dei deputati il 5 marzo.

Tutto nasce da un passaggio televisivo dello scorso ottobre, quando Tajani, ospite del programma condotto da Bruno Vespa, aveva risposto a una domanda sul blocco navale attuato da Israele davanti a Gaza e sulla sua legittimità nelle acque internazionali. In quell’occasione il ministro aveva detto: «Secondo me il blocco è una violazione del diritto. Comunque quello che dice il diritto è importante fino a un certo punto». Una frase che aveva immediatamente acceso polemiche politiche e mediatiche.

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Oggi il capo della diplomazia italiana torna sulla questione in Parlamento, sostenendo che le sue parole sono state estrapolate e decontestualizzate. Davanti ai deputati, Tajani rivendica la propria posizione e spiega che il senso del suo intervento era legato a una situazione concreta e urgente.

«Rispondo, siccome è una storia che dice sempre, io ho detto il diritto internazionale vale, no, io ho detto rispondendo a una domanda, era Porta a Porta, mentre c'era un attacco della marina israeliana ad alcune navi della flottiglia, che la nostra prima preoccupazione era quella di evitare che ci fossero danni alle persone e che qualcuno rischiasse la vita», ha dichiarato il ministro.

Secondo Tajani, la sua affermazione sul diritto internazionale era riferita alla priorità di salvare vite umane in una situazione di emergenza: «Ho detto il dibattito in questo momento sul diritto internazionale va bene fino a un certo punto perché se c'è qualcuno che rischia di morire, prima si risolve il problema della vita e poi facciamo un dibattito giuridico, visto che di diritto me ne sono occupato quando andavo all'università».

Il ministro insiste nel sostenere che trasformare quella frase in un principio generale sia una forzatura politica. «Quindi estrapolare una frase che riguardava un fatto preciso, una fattispecie concreta, è ben diverso che farne un principio», ha aggiunto.

Lo scontro in Aula però si accende. Tajani si rivolge direttamente all’opposizione, in particolare all’intervento del deputato Arturo Scotto, contestando il tono del confronto politico: «Questo, onorevole Scotto, io non capisco perché bisogna insultare. Ma perché vi innervosite così tanto? Io non capisco. C'è un dibattito democratico».

Il ministro difende il diritto di esprimere la propria posizione e respinge gli attacchi personali: «Io dico quello che penso, voi dite quello che pensate. Non ho interrotto nessuno. Non ho capito di cosa mi devo vergognare, siccome non sono mai stato inquisito. Sono una persona per bene, sono una persona onesta. Non mi devo vergognare di nulla. Non mi devo vergognare di nulla».

Poi l’affondo politico, con un riferimento alla guerra nei Balcani e all’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema: «Nella mia vita non mi sono mai dovuto vergognare di nulla. Forse qualcun altro deve vergognarsi di quello che ha fatto in passato, perché se dobbiamo dire chi non ha rispettato il Parlamento quando ha mandato gli aerei italiani a bombardare nei Balcani, era il presidente del Consiglio Massimo D'Alema, che era parte, onorevole Provenzano, del suo partito».

Così una frase pronunciata mesi fa in televisione continua a produrre onde d’urto nella politica italiana. Tra difese, accuse e repliche, il dibattito non riguarda più solo il diritto internazionale, ma il modo in cui le parole pronunciate davanti alle telecamere possono trasformarsi in detonatori politici dentro il Parlamento.

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