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Un frate da Betlemme arriva a Chivasso: celebrazioni per il gemellaggio nel pieno della guerra

Il sindaco Castello: «Un ponte tra popoli e culture». Ma il contesto internazionale riapre interrogativi sul significato delle celebrazioni

Un frate da Betlemme arriva a Chivasso: celebrazioni per il gemellaggio nel pieno della guerra

Un frate da Betlemme arriva a Chivasso: celebrazioni per il gemellaggio nel pieno della guerra

Mentre il Medio Oriente vive giorni di guerra e tensione, a Chivasso arriva un frate di Betlemme.

Sabato 7 marzo la città celebrerà i 60 anni del gemellaggio tra la Chiesa latina di Santa Caterina in Terra Santa e il Santuario di Gesù Bambino nella frazione Betlemme, accogliendo fra’ Raffaele Tayem, parroco arabo-israeliano della Chiesa latina della città palestinese.

Il religioso, francescano, è entrato in convento a 18 anni e ha studiato alla Facoltà teologica di Assisi fino al 2020. Negli anni ha prestato servizio tra Cana, Betlemme e Gerusalemme, continuando a lavorare con i giovani cattolici della Terra Santa. La sua presenza in Italia arriva in un momento particolarmente delicato: è riuscito a lasciare la regione pochi giorni prima dei bombardamenti in Iran e della chiusura dello spazio aereo anche su Tel Aviv.

Il legame tra la frazione Betlemme di Chivasso e la città della Natività affonda le radici nel 1966.

In quell’anno alcuni fedeli chivassesi tornarono da un pellegrinaggio in Terra Santa con un frammento della grotta della Natività e con una statua del Bambino Gesù, dono dell’allora parroco di Betlemme padre Michele Zeitun. Il simulacro venne portato in Vaticano e benedetto da Paolo VI. Fu poi il parroco chivassese don Giovanni Gerra, insieme ai fedeli, a realizzare sotto l’altare della chiesa della frazione una grotta che riproduce quella della Natività.

Le celebrazioni inizieranno sabato 7 marzo alle 20.45 con il concerto di musica sacra del coro “La Rupe” nel Santuario di Gesù Bambino a Betlemme di Chivasso. Domenica mattina, alle 11, fra’ Tayem concelebrerà la messa con il vescovo di Ivrea Daniele Salera e con il vicario foraneo del Chivassese don Davide Smiderle.

Alle 12 è previsto un momento istituzionale con l’intervento del sindaco Claudio Castello e un videomessaggio del sindaco di Betlemme Nicola Maher Canawati. Quest’anno ricorre anche il decennale del gemellaggio tra i due Comuni. Lo scorso dicembre l’amministrazione chivassese ha inoltre stanziato un contributo di 5 mila euro a favore della municipalità palestinese per sostenere la comunità colpita dalla guerra e dalla crisi.

Alle 12.30 si terrà il pranzo sociale nella sede del Comitato Santa Margherita, promotore delle iniziative. Nel pomeriggio, alle 18, gli appuntamenti si sposteranno nel capoluogo: nella sala consiliare del Comune si esibirà l’Orchestra da Camera Barocca “Gli Invaghiti”, diretta dal maestro Fabio Furnari.

La visita proseguirà anche martedì 10 marzo. Fra’ Tayem incontrerà amministratori e dipendenti del Comune, gli studenti dell’istituto Europa Unita e, alle 17, parteciperà a un incontro pubblico nella sala consiliare di Palazzo Santa Chiara.

«Accogliere fra’ Raffaele Tayem a Chivasso, in occasione dell’anniversario del gemellaggio con Betlemme, è un onore profondo per la nostra comunità», ha dichiarato il sindaco Claudio Castello. «La sua presenza ci ricorda che questo legame è un ponte vivo tra popoli, culture e fedi che continuano a riconoscersi nella pace e nel dialogo. Dopo il fragile accordo su Gaza confidavamo in un periodo di speranza e di svolta, ma i fatti di questi giorni ci fanno ripiombare nel pessimismo e nell’apprensione. Il nostro gemellaggio rimane comunque un impegno concreto, un legame che ci unisce da dieci anni come istituzioni e da sessanta anni come comunità ecclesiastiche».

Fra' Raffaele Tayem (foto diffusa da Comune di Chivasso)

Betlemme, tra memoria e guerra

C’è qualcosa che stona, inevitabilmente, nella notizia diffusa oggi dall'ufficio gabinetto di Palazzo Santa Chiara.

Da una parte Chivasso che celebra sessant’anni di gemellaggio con Betlemme, accogliendo un frate della Chiesa latina e organizzando concerti, incontri istituzionali e perfino un pranzo sociale. Dall’altra parte la realtà che arriva dal Medio Oriente: bombardamenti, cieli chiusi, sirene di allarme. Paura.

Il gemellaggio tra la frazione Betlemme e la città della Natività è una storia vera, radicata nella memoria della comunità. Nasce nel 1966 da un pellegrinaggio, da un frammento della grotta della Natività portato a Chivasso, da una devozione popolare che ha attraversato decenni. Non è un’invenzione recente né un’operazione di facciata. È un legame che ha attraversato generazioni, e che negli ultimi anni è diventato anche un rapporto istituzionale tra Comuni.

Per questo motivo nessuno può negare che l’iniziativa di questi giorni contenga un messaggio di vicinanza e solidarietà. Accogliere a Chivasso un religioso che arriva da Betlemme significa anche ricordare che quella città non è soltanto un luogo simbolico della cristianità, ma una comunità reale, abitata da persone che vivono ogni giorno dentro una delle regioni più instabili del pianeta.

Eppure resta una sensazione difficile da ignorare.

Perché mentre qui a Chivasso si organizza un concerto di musica sacra, si prepara un pranzo sociale e si celebra un anniversario, là i notiziari raccontano di cieli chiusi, di bersagli colpiti dalle bombe, di vittime e di nuove escalation militari. Non solo nella Striscia di Gaza o nei territori palestinesi, ma anche in Iran, in Libano, dove dal 28 febbraio si è allargato il conflitto.

Il contrasto è forte. Da una parte la dimensione della festa, dall’altra quella della guerra.

Questo non significa che il gemellaggio non debba essere ricordato o celebrato. Al contrario: proprio nei momenti più difficili i legami tra comunità possono assumere un significato ancora più profondo. Ma forse proprio per questo motivo sarebbe stato necessario interrogarsi sul tono e sul contesto.

Perché quando una città gemella vive giorni segnati dalla paura dei bombardamenti, la domanda che inevitabilmente emerge è un’altra: come si celebra un legame con chi si trova in guerra?

Con una festa? Con un concerto? Con un pranzo?

Oppure con un momento di riflessione pubblica, con parole più nette sulla pace, con un gesto simbolico capace di restituire fino in fondo il peso di quello che sta accadendo?

Sono interrogativi inevitabili.

Il rischio, altrimenti, è che un’iniziativa nata per esprimere vicinanza finisca per apparire – almeno a tratti – fuori tempo rispetto alla realtà.

E sarebbe un paradosso. Perché il gemellaggio tra Chivasso e Betlemme nasce proprio dall’idea opposta: ricordare che tra comunità lontane possono esistere ponti di memoria, di fede e di solidarietà.

Ponti che oggi, più che mai, avrebbero bisogno non solo di essere celebrati, ma anche compresi fino in fondo.

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