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SAN BENIGNO CANAVESE. Biometano, il Comune ha inviato le osservazioni a Città Metropolitana

SAN BENIGNO CANAVESE. Biometano, il Comune ha inviato le osservazioni a Città Metropolitana

Giorgio Culasso, sindaco di San Benigno Canavese

Approvate in consiglio e inoltrate a Città Metropolitana le osservazioni del Comune di San Benigno Canavese al progetto per la realizzazione dell’impianto per la produzione di biometano, presentato dalla società Canavese Green Energy in primavera. L’impianto tratterebbe 60mila tonnellate all’anno di FORSU, cioè della frazione organica dei rifiuti urbani, quella che chiamiamo “umido”, e 20mila tonnellate annue di “verde”, e produrrebbe biometano e compost.

La delibera è stata discussa nella seduta del 26 ottobre. Dopo l’introduzione del sindaco Giorgio Culasso, che ha intavolato il discorso, l’assessore Viviana Camoletto ha spiegato nei dettagli i contenuti delle osservazioni e i motivi della contrarietà dell’Amministrazione al progetto.

L’assessore ha fatto innanzitutto riferimento all’impianto come “industria insalubre di 1° classe2. «Questa classificazione  - ha spiegato - fa sì che si verifichi contrasto con l’articolo 58 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore, che ha previsto di tenere questo tipo di impianti a distanza sia dalla viabilità sia da altri impianti produttivi. Il progetto, poi, non ha tenuto conto del fatto che il Piano esecutivo convenzionato debba prevedere il rispetto dei diritti dei proprietari dell’area residuale. Inoltre manca la disponibilità per intero dell’area su cui ci si andrebbe ad insediare».

Il consigliere Michele Cavapozzi ha quindi evidenziato ulteriori criticità, in primo luogo quella relativa allo smaltimento delle acque meteoriche, «relativamente alla quale non è stata neanche individuata la direzione corretta verso cui scorre l’acqua».

«C’è poi un problema legato al fatto che il tipo di impianto in oggetto deve essere accompagnato da una polizza fideiussoria, che dia una copertura adeguata per i rischi derivanti dall’abbandono dell’impianto prima della sua fine naturale: in questo caso la copertura non è adeguata - ha proseguito -. Vi è poi un rilievo circa lo studio di mitigazione ambientale: è prevista una pianta ogni 330 metri quadri... In riferimento al Piano Regolatore, poi, si rileva come il contrasto non sia meramente normativo, ma come risulti contrario allo spirito della norma elaborata nel contesto ambientale successivo all’incendio alla ex-Ecorecuperi».

Il tema era già stato trattato in consiglio comunale il 29 settembre, quando l’Amministrazione si era detta fortemente sfavorevole all’impianto.  Il consiglio aveva approvato una mozione per dichiarare «netta contrarietà a qualunque ipotesi di progetto, che implichi modifiche ai principi basilari del piano regolatore comunale», esprimendo poi «altrettanto netta contrarietà a qualunque ipotesi di progetto, che possa mettere a rischio la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio, anche nel rispetto delle attività imprenditoriali ed agricole attualmente insediate».

L’Amministrazione aveva inoltre già conferito l’incarico ad un legale, in data 13 ottobre, per l’assistenza nel procedimento amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione per la costruzione dell’impianto.

Le osservazioni votate durante l’ultimo consiglio sono state inoltrate, oltre che alla Città Metropolitana, anche alla Regione Piemonte e ai Comuni del circondario: Volpiano, Chivasso, Montanaro, Caluso, Mazzé e Rondissone. La delibera è stata approvata all’unanimità.

Non solo il Comune ha presentato osservazioni entro il termine del 2 novembre. Sul tavolo di Città Metropolitana sono giunte anche quelle del comitato “Mai sulla nostra testa”, che contro il progetto ha inoltre raccolto 2774 firme consegnate ai sindaci Culasso e Emanuele De Zuanne, di Volpiano. Ce ne sono poi altre di ulteriori enti e associazioni. Saranno tutte vagliate dall’ex provincia, cui spetta la decisione finale. Da questo punto di vista, Culasso ha già chiarito che in caso di parere favorevole al progetto, il Comune di San Benigno si troverà costretto a fare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.   

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