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10 Aprile 2018 - 16:31
Marisa Bettassa e Giancarlo Ferrari di Volare Alto
Marisa Bettassa, 75 anni, e Giancarlo Ferrari, 69, li conosciamo tutti. Si tratta di due persone che si amano e che vivono sotto lo stesso tetto, a Rocca, da 40 anni. Un uomo e una donna con gravi disabilità, costretti sulla carrozzina, limitati quasi totalmente nei movimenti. Una coppia che nel 1997 ha fondato un’associazione, Volare Alto, con l’obiettivo di “avvicinare persone in difficoltà e i loro genitori, offrendo un aiuto sia materiale che psicologico per favorire al massimo il raggiungimento della serenità e l’autonomia”. Serenità e autonomia che Marisa e Giancarlo hanno sempre cercato, con fatica ma con energia vulcanica, nella vita di tutti i giorni.
Eppure non bastano amore, coraggio e sana testardaggine per poter vivere una vita felice. “Abbiamo paura, ansia, di finire in una struttura assistenziale - raccontano -. Proprio noi, che da tanti anni ci battiamo per l’autonomia delle persone con disabilità”. Da sempre, diremmo noi. Fuori e dentro Volare Alto, Marisa e Giancarlo sono un esempio per tutti nel loro quotidiano. Ma anche loro stanno invecchiando e lo Stato, invece di dargli una mano in più, gliene dà una in meno. Negli ultimi anni, infatti, i tagli governativi sul capitolo “disabili” sono stati efferati.
Marisa e Giancarlo, per poter vivere a casa, hanno bisogno di soldi per pagare assistenti che gli diano una mano negli affari quotidiani. Finora la coppia ha potuto stipendiare due persone che gli hanno dato un auto 16 ore al giorno, tranne la notte e i week end. Un assistente lo pagavano grazie alla pensione d’invalidità e all’accompagnamento di Marisa, l’altro grazie al progetto “Vita indipendente” che dai primi anni 2000 ha fatto sì che la donna percepisse circa 17mila euro annui. Con l’avvento della crisi, però, sono arrivati i tagli del governo centrale, così il Cis di Ciriè - il consorzio che si occupa del sociale - non è più riuscita a garantire la stessa cifra alla coppia. Anno dopo anno la cifra ha continuato a diminuire. Fino a due anni fa, quando il progetto legato a Marisa si è concluso, per raggiunti limiti d’età. Allora si è messo in gioco Giancarlo, per recuperare fondi e continuare a poter stipendiare un secondo assistente, chiedendo l’adesione a “Vita Indipendente”. Così adesso riceve circa 600 euro mensili. Nel frattempo Marisa ha chiesto il contributo di domiciliarità. Altri 600 euro. Sommato e moltiplicato per 12, le mensilità di un anno, la somma arriva a 14.400. Fossero anche 15mila circa, non raggiungerebbero i 17mila che ricevevano anni fa per pagare il secondo assistente. Attualmente, infatti, Marisa e Giancarlo ce la stanno facendo solo con immani sacrifici. “Siamo facendo una grossa fatica - ci dicono, amareggiati -. Abbiamo sempre l’ansia che da un giorno all’altro questi progetti non vengano più finanziati. Il governo ha fatto delle promesse, ma poi negli anni ha tagliato fondi. Ma le promesse vanno mantenute, anche nei momenti più difficili, per tutte le persone che sono nella nostra stessa situazione”.
Ma ci sono altri problemi, come detto. La notte e i week end. “Fino ad ora ci hanno dato una mano amici e volontari nel weekend - spiegano - mentre la sera siamo stati da soli, per fortuna riusciamo ancora ad avere una certa mobilità”.
Dall’anno scorso la coppia ha rischiato di non avere assistenza anche il sabato e la domenica. “Ma - sottolineano - abbiamo trovato un’associazione che ci ha donato un contributo per pagare assistenti per le due giornale”. Soldi che arriveranno fino a fine 2018. E poi?
C’è ancora che, con l’avanzare dell’età, è sempre più difficoltoso passare la notte senza qualcuno al loro fianco. “La legge - concludono - ci deve tutelare, aiutare, permetterci di condurre una vita normale a casa nostra”. Negli ultimi tempi, però, l’ha fatto sempre meno.
E adesso, dopo tante battaglie, Marisa e Giancarlo rischiano di perdere la cosa per loro più importante. L’autonomia.
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