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Decathlon chiude dopo due anni: scontro politico sui fondi pubblici

La consigliera regionale Laura Pompeo chiede alla Regione di chiarire se la multinazionale abbia ricevuto contributi per i negozi piemontesi

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Decathlon chiude a Torino dopo due anni: scontro politico sui fondi pubblici

La chiusura di un grande punto vendita dopo appena due anni di attività riaccende il dibattito sul rapporto tra multinazionali e territorio. A Torino il caso riguarda Decathlon Borgo Filadelfia, che abbasserà definitivamente le serrande il 31 marzo 2026. Una decisione che ha già acceso la polemica politica e che ora approda ufficialmente in Consiglio regionale.

A sollevare la questione è stata la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta piemontese per fare chiarezza su un punto preciso: la multinazionale ha ricevuto contributi pubblici per aprire i suoi punti vendita in Piemonte?

Il nodo non riguarda solo il negozio torinese. La chiusura del punto vendita di Borgo Filadelfia si inserisce infatti in una serie di ridimensionamenti che negli ultimi anni hanno coinvolto altre strutture dell’azienda sul territorio regionale. Tra i casi più recenti ci sono la chiusura del punto vendita di Venaria Reale e del magazzino di Brandizzo, episodi che hanno sollevato interrogativi sulla strategia della società francese in Piemonte.

Secondo Pompeo, la vicenda merita un approfondimento istituzionale. “La chiusura di un punto vendita aperto da così poco tempo è un segnale allarmante per il territorio e per la strategia di investimento dell’azienda in Piemonte”, ha dichiarato la consigliera.

L’interrogazione presentata alla Giunta regionale punta a capire se la Regione abbia sostenuto, direttamente o indirettamente, l’insediamento di Decathlon negli anni recenti. In particolare Pompeo chiede all’assessore competente di chiarire se l’azienda abbia usufruito di contributi regionali o incentivi pubblici per l’apertura dei punti vendita presenti in Piemonte.

La richiesta si inserisce in un quadro normativo preciso. Le politiche regionali per il lavoro, infatti, prevedono un monitoraggio attento delle ricadute occupazionali delle imprese che beneficiano di sostegni pubblici. Un principio rafforzato dalla legge quadro regionale n. 32 del 2023, che stabilisce criteri e strumenti per verificare l’efficacia degli interventi destinati allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro.

Il tema, quindi, non è soltanto commerciale ma anche politico e sociale. Quando una multinazionale apre un punto vendita, spesso lo fa anche grazie a agevolazioni, incentivi o politiche di attrazione degli investimenti messe in campo dagli enti locali o regionali. Se però l’attività viene chiusa in tempi molto brevi, il rischio è che le risorse pubbliche non producano i risultati attesi.

Credo che la Regione debba verificare che gli impegni occupazionali siano rispettati e che eventuali fondi pubblici non siano stati utilizzati per insediamenti poi rapidamente dismessi”, ha sottolineato Pompeo.

La consigliera ha inoltre ricordato di aver già cercato di ottenere chiarimenti nelle settimane precedenti. Il 12 febbraio scorso aveva infatti presentato una prima interrogazione sul tema, senza però ricevere risposte ritenute sufficienti. Da qui la decisione di tornare sulla questione con una nuova iniziativa politica.

Uno dei punti centrali riguarda la tutela dei lavoratori. L’azienda avrebbe assicurato che il personale impiegato nel punto vendita di Borgo Filadelfia verrà ricollocato, ma la consigliera chiede che queste promesse vengano verificate con attenzione.

Il settore della grande distribuzione sportiva, negli ultimi anni, ha attraversato profonde trasformazioni. L’e-commerce, il cambiamento delle abitudini di acquisto e la riorganizzazione delle reti commerciali hanno portato molte catene internazionali a ripensare la presenza sul territorio, privilegiando punti vendita più grandi o concentrando le attività logistiche.

In questo contesto anche marchi consolidati come Decathlon stanno rivedendo alcune scelte strategiche. Tuttavia, quando queste decisioni riguardano negozi aperti da poco tempo e situati in aree urbane importanti, il tema diventa inevitabilmente una questione di interesse pubblico.

Per questo la consigliera del Partito Democratico chiede alla Regione di svolgere pienamente il proprio ruolo istituzionale. “I cittadini hanno diritto a sapere come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quali garanzie vengono richieste alle multinazionali che operano sul nostro territorio”, ha dichiarato Pompeo.

La vicenda del negozio torinese diventa così un caso emblematico di un tema più ampio: il rapporto tra investimenti privati e sostegno pubblico. Un equilibrio delicato, che richiede trasparenza, controlli e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.

“La Regione non può limitarsi a prendere atto delle chiusure – conclude la consigliera – deve esercitare pienamente il proprio ruolo di controllo e indirizzo”.

Intanto il conto alla rovescia per la chiusura del punto vendita di Borgo Filadelfia è già iniziato. E mentre i lavoratori attendono certezze sul proprio futuro, la politica regionale è chiamata a fare chiarezza su una domanda semplice ma decisiva: che cosa resta sul territorio quando una multinazionale decide di andarsene?

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