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25 Aprile 2026 - 11:49
Un gesto simbolico, forte e destinato a far discutere nel giorno più carico di memoria civile. All’alba del 25 aprile, Extinction Rebellion ha coperto con teli neri le statue di Cesare e Augusto alla Porta Palatina di Torino, monumenti donati alla città da Benito Mussolini nel 1935.
Sui due monumenti è stato lasciato un papavero rosso e affisso un cartello con la scritta: “Ripudiare il fascismo, difendere la Terra”. Un’azione che il movimento definisce come risposta alla recente conversione in legge del decreto sicurezza e alle “politiche climatiche ecocide” del governo italiano.
Il gesto si inserisce nella giornata della Liberazione, caricandosi di un significato politico preciso. «Oggi è il giorno in cui rinnoviamo, come popolo, i nostri valori fondati sulla resistenza per la libertà e la democrazia», afferma Extinction Rebellion. «Coprire queste statue, donate alla città di Torino proprio da Mussolini, non significa quindi voler cancellare la storia, ma rifiutare la normalizzazione e la legittimazione di simboli, decreti, leggi e programmi politici dell'attuale governo che ancora richiamano a un passato di oppressione».
Nel mirino degli attivisti c’è in particolare il nuovo decreto sicurezza, appena convertito in legge. Secondo il movimento, la norma introduce misure che scoraggiano il dissenso pacifico attraverso sanzioni economiche elevate e restringono i diritti delle persone più vulnerabili, come quelle trattenute nei CPR. Una legge definita dal gruppo dal “profilo autoritario e di dubbia costituzionalità”, che nei giorni scorsi ha ricevuto rilievi critici anche dal Quirinale, soprattutto per l’introduzione di un incentivo economico agli avvocati che persuadono i migranti ad accettare il rimpatrio volontario. Criticità poi parzialmente superate dal governo con un decreto correttivo.
L’azione alla Porta Palatina non è isolata ma si inserisce in una strategia più ampia. Da mesi Extinction Rebellion porta avanti iniziative di “reimmaginazione degli spazi urbani”, mettendo in discussione simboli, monumenti e toponomastica ritenuti incompatibili con una società equa e democratica. Tra queste, la reintitolazione simbolica di vie torinesi alle donne partigiane nei giorni precedenti l’8 marzo e quella di strade a Biella alle vittime della mafia, dopo il caso politico che ha coinvolto i nomi Chiorino e Delmastro.
Le statue di Cesare e Augusto, trasformate oggi in simbolo di protesta, erano state donate alla città nell’ambito della propaganda del regime fascista, che utilizzava il richiamo all’antica Roma per legittimare il proprio potere e costruire un’idea di continuità con l’Impero Romano.
Nel giorno dell’81° anniversario della Liberazione, il messaggio degli attivisti è esplicito e lega memoria storica e crisi climatica. «Di fronte a un’escalation mondiale di conflitti per l’accaparramento delle risorse e alla continua distruzione degli ecosistemi in nome del profitto di pochi, partiamo dalle strade e dai monumenti delle nostre città per celebrare gli 81 anni della Liberazione e i valori della nostra democrazia», conclude il movimento. «Perché in un mondo sull’orlo del collasso climatico, va difesa la Terra, non valori fascisti.»
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