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Chiude Decathlon: la preoccupazione per i lavoratori arriva fino in Regione

Il punto vendita chiuderà il 31 marzo 2026. Il Pd chiede garanzie scritte e un piano per il sito

Chiude Decathlon: la preoccupazione per i lavoratori arriva fino in Regione

Chiude Decathlon: la preoccupazione per i lavoratori arriva fino in Regione

Il Decathlon di Borgo Filadelfia a Torino chiuderà il 31 marzo 2026 e il caso approda in Consiglio regionale del Piemonte. Otto lavoratori coinvolti, una multinazionale che parla di riorganizzazione globale, un quartiere che perde un presidio commerciale a meno di due anni dall’inaugurazione. E una domanda politica che torna a galla: quando una grande catena decide di tagliare, chi tutela davvero il territorio?

A sollevare formalmente la questione è la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta. Il messaggio è netto: “La Giunta regionale non può limitarsi ad assistere: deve attivarsi, immediatamente, per tutelare i lavoratori e garantire una prospettiva concreta all’area”. Parole che riportano al centro un tema già visto, già discusso, già divisivo.

Il punto vendita di via Filadelfia era stato inaugurato nell’ottobre 2024. Neppure il tempo di consolidare una presenza nel quartiere, che arriva l’annuncio di chiusura. La motivazione ufficiale fornita dall’azienda è chiara nella forma e spietata nella sostanza: le aspettative sul flusso di clienti non sono state rispettate. In altre parole, il negozio non ha reso quanto previsto. E in un piano globale di “rimodellamento” della rete commerciale, ciò che non performa viene tagliato.

La multinazionale francese ha assicurato che gli otto dipendenti saranno ricollocati negli altri punti vendita dell’area torinese. Una promessa che, sulla carta, dovrebbe evitare licenziamenti. Ma la politica non si accontenta delle dichiarazioni. “Serve un piano chiaro, verificabile e garantito dalle istituzioni – sottolinea Pompeo – perché non possiamo affidarci a promesse generiche, soprattutto con tempi tanto stretti”. È qui che si apre la frattura tra comunicazione aziendale e richiesta di garanzie pubbliche.

Il tema non è solo occupazionale. È anche urbano, sociale, simbolico. Borgo Filadelfia non è un’area qualsiasi: è un quartiere con equilibri delicati, che negli anni ha visto alternarsi investimenti e arretramenti. Ogni serranda che si abbassa pesa più che altrove. Ogni spazio commerciale che resta vuoto diventa un segnale.

Pompeo lo dice senza giri di parole: “Torino sta perdendo presidi commerciali nei quartieri periferici e semicentrali, con effetti negativi sulla qualità della vita dei residenti e sul tessuto economico locale”. E aggiunge che non si tratta di un episodio isolato, ma di un fenomeno da contrastare con politiche attive e monitoraggio costante delle dinamiche della grande distribuzione.

Nel mirino dell’interrogazione c’è l’assessora regionale al Lavoro, Elena Chiorino. La richiesta è precisa: quali misure concrete intende adottare la Regione per salvaguardare i posti di lavoro? In primo luogo verificare e agevolare la ricollocazione nei punti vendita del gruppo; in secondo luogo attivare strumenti per garantire continuità occupazionale e produttiva nell’area.

La questione, però, va oltre il singolo negozio. Riguarda il rapporto tra multinazionali e territori. Le aziende organizzano la propria rete secondo logiche globali. Investono dove il mercato risponde, disinvestono dove i numeri non tornano. È il capitalismo contemporaneo, senza romanticismi. Ma gli effetti di queste scelte non restano nei bilanci. Ricadono sui lavoratori, sulle famiglie, sui quartieri.

“Le multinazionali riorganizzano la propria rete commerciale secondo logiche globali, ma gli effetti ricadono sui territori”, osserva Pompeo. Ed è qui che chiama in causa la Regione: bilanciare queste dinamiche, difendere l’occupazione, evitare che un’area strategica resti abbandonata.

La storia recente offre un precedente che pesa. Venaria Reale, settembre 2025. Anche lì Decathlon aveva chiuso un punto vendita aperto nel 2021. Anche lì si era parlato di revisione organizzativa. Anche lì si era promesso il ricollocamento della maggior parte dei dipendenti. Ma la chiusura era arrivata con quasi due mesi di anticipo rispetto alla data annunciata, sorprendendo lavoratori e sindacati. Il caso aveva acceso un dibattito politico acceso, fino ad approdare anch’esso in Consiglio regionale.

Allora, come oggi, la Regione aveva risposto sottolineando l’assenza di procedure di licenziamento. Formalmente corretto. Politicamente non sufficiente per chi chiedeva più trasparenza e tempi adeguati di confronto. La sensazione diffusa era che le istituzioni si limitassero a registrare una decisione già presa altrove.

Oggi lo schema sembra ripetersi. Cambia il quartiere, cambiano i numeri – otto lavoratori invece di quindici – ma resta la stessa tensione: tra logica di mercato e responsabilità pubblica.

Decathlon, dal canto suo, ricorda la solidità della propria presenza sul territorio torinese. Quattro store strategici – Grugliasco, Torino Centro, Moncalieri e Settimo Torinese – che nel 2025 hanno accolto circa 3,9 milioni di visitatori. Numeri importanti, che raccontano di un marchio ancora radicato nell’area metropolitana. L’azienda rivendica anche il proprio impegno sociale, dalle collaborazioni con associazioni come Progetto Itaca Torino fino alla partnership con l’evento “Just the woman I am”. E sottolinea le politiche di sostenibilità e riutilizzo dei prodotti.

Tutto vero. Ma resta il dato concreto: a Borgo Filadelfia le serrande si abbasseranno. E otto persone dovranno cambiare sede, abitudini, orari, organizzazione familiare. La ricollocazione, quando avviene, non è mai neutra. Può significare chilometri in più, turni diversi, contratti da rinegoziare.

La politica regionale si trova davanti a un bivio che non è tecnico ma culturale. Limitarsi a certificare l’assenza di licenziamenti o entrare nel merito delle trasformazioni commerciali che attraversano la città? Monitorare o guidare? Reagire o prevenire?

Pompeo chiede risposte rapide e impegni concreti. “La tutela del lavoro e la vitalità dei nostri quartieri devono tornare al centro dell’agenda regionale”, afferma. È una richiesta che suona anche come una critica implicita: oggi non lo sono abbastanza.

C’è poi il nodo dell’area. Un negozio che chiude lascia metri quadri, vetrine, parcheggi. Spazi che possono restare vuoti per mesi o anni, in attesa di un nuovo investitore. In quartieri già fragili, questo vuoto diventa visibile. E il vuoto urbano spesso si traduce in percezione di declino.

La Regione ha strumenti per intervenire? Può favorire nuove destinazioni produttive? Può coordinare Comune, proprietà immobiliari e operatori economici? L’interrogazione punta anche a questo: non solo proteggere chi lavora oggi, ma evitare che domani quell’area diventi l’ennesima scatola spenta.

Il caso Decathlon, in fondo, è un termometro. Misura lo stato di salute del commercio fisico in una città che cambia, stretta tra e-commerce, grandi centri commerciali e quartieri che faticano a restare attrattivi. Misura la capacità della politica di incidere su scelte prese a Parigi o altrove. Misura la distanza tra comunicati aziendali e vite quotidiane.

Non si tratta di demonizzare le imprese né di invocare protezionismi fuori tempo massimo. Si tratta di capire quale ruolo vogliono giocare le istituzioni regionali in questa partita. Se quello di spettatori attenti o di attori capaci di orientare.

Il 31 marzo 2026 è una data già fissata. Da qui ad allora si capirà se la promessa di ricollocazione sarà accompagnata da un confronto trasparente e da garanzie effettive. E si capirà se la Regione saprà trasformare un’interrogazione in un’occasione di politica concreta.

Per ora resta una certezza: Borgo Filadelfia perderà il suo Decathlon a meno di due anni dall’apertura. E ancora una volta la discussione si sposta dall’interno di un negozio alle aule del Consiglio regionale. È lì che si vedrà se la parola “tutela” sarà solo un passaggio retorico o un impegno verificabile. Perché tra una logica globale e un quartiere reale, la differenza la fanno le scelte.

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