Il rumoreggiare di cassette alle prime luci dell’alba. L’odore del petrolio sui giornali. Le locandine. I primi commenti dei passanti. Vecchi mestieri o mestieri da reinventare, magari dentro ad un chiosco. Già: il chiosco. In tutta le più grandi città d’Europa, da Parigi a Madrid, da New York a Singapore, quelli antichi sono stati reinventati e valorizzati. Ovunque, tranne a Ivrea, la città patrimonio Unesco ecapitale del libro non sa quasi cosa farsene e da due anni ne tiene “vuoto” uno in piazza Santa Marta.
Chiuso da quandol’ultimo edicolante è andato in pensione e non è riuscito a vendere la licenza.
Ancora chiuso, stando ai tam tam, di chi lo vorrebbe riaprire, per farci qualcosa, solo ed esclusivamente per l’ennesimo “cavillo” burocratico del vicesindaco Elisabetta Piccoli. Non c’è il due senza il tre, come per il “Movicentro” e per il “Valcalcino” ha trovato un problema sulla “concessione”,ma non la soluzione.
Stando a quel che si dice, secondo Piccoli, il chioschetto non sarebbe a norma e ci vorrebbe almeno un “cesso”. Farà ridere ma tant’è! S’aggiunge che nel regolamento dei chioschi, approvato nel 2021, non s’è previsto cosa fare per quelli “storici”, e ci si limita a dare degli indirizzi per chi volesse costruirne di nuovi.
“Il contratto di concessione- tra le altre cose si legge - non può mai essere ceduto senza l’espressa autorizzazione dell’Amministrazione Comunale. La cessione del contratto, ancorché autorizzata, è ammessa unicamente in ipotesi di cessione dell’azienda commerciale attiva nel chiosco. Allo scadere della concessione, salvo rinnovo, la struttura dovrà essere rimossa.Il concessionario avrà l’obbligo di ripristinare la condizione del suolo nello stato in cui si trovava anteriormente all’installazione del manufatto...”.
La domanda a questo punto è: quanto ci va a modificare un regolamento?“Possibile che tutto ciò che finisce sulla scrivania di Piccoli non va più avanti?”: si chiedono in tanti.
Diciamo che chiunque, al posto suo, avrebbe chiuso un occhio, fors’anche tutti e due.
Nell’elenco di chi avrebbe fatto domanda ci sarebbe (il condizionale è d’obbligo) il presidente di Ascom Luisa Marchelli, probabilmente per posizionare nel bel centro di Ivrea un avamposto della suaagenzia viaggi.
Pare che tra le idee sviluppate intorno alla Capitale del libro si sia pensato di utilizzare provvisoriamente la struttura per riempirla di libri da prendere, leggere e riportare. E’ già qualcosa ma il dilemma tornerebbe puntuale come un orologio a cucù il prossimo anno.
Prima del Covidil chioschetto è stata utilizzato una volta soltanto da Gabriella Gianotti dell’Associazione “Museo dello storico Carnevale”.
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