Spettabile redazione,
le scrivo in merito alle dichiarazioni rilasciate a questo organo di stampa dal capo gabinetto del Sindaco di Ivrea Renato Lavarini e pubblicate a pagina 11 del suo giornale nell’edizione uscita in edicola martedì 18 gennaio 2022.
Non nascondo di essermi messa a ridere di fronte alle dichiarazioni rilasciate per attaccare il consigliere di opposizione Andrea Benedino e per giustificare la frettolosità del bando con cui il Comune erogherà, entro il mese di marzo, importanti risorse a favore di ALCUNI (POCHI per l’esattezza) commercianti danneggiati economicamente dalla pandemia.
“Abbiamo potuto definire l’importo da mettere a bando solo dopo la chiusura degli equilibri di bilancio e degli importi necessari a finanziare le agevolazioni Tari e sulle locazioni in base delle richieste pervenute solo a inizio dicembre - scrive Lavarini - e quindi solo da tale data potevamo avere la certezza dell’importo da mettere a bando. Per norma l’operazione andava chiusa, con l’assegnazione del contributo avvenuta e la spesa effettuata, entro fine anno. Quindi abbiamo avuto solo pochi giorni a disposizione per organizzare e chiudere l’operazione. La nostra volontà politica è stata quella di dare mandato agli uffici di utilizzare tutto l’importo e cercare la massima semplicità per l’adesione. Il nostro modo di far politica non è quello di favorire gli amici ma di cercare di garantire coloro che ne hanno i requisiti...”.
Benedino Andrea
Ora, ritengo che le tempistiche ristrette non possano assolutamente giustificare un lavoro svolto alla carlona. Eh sì, mi permetto di usare questo termine. E di motivi, scardinando i punti del bando pubblico e della relativa delibera, gliene posso elencare più di uno.
Dunque:
1 - manca una premessa: a cosa doveva servire il contributo? Ad aiutare i commercianti danneggiati? Oppure: i più danneggiati? Oppure doveva servire ad aiutare in maniera diffusa i commercianti danneggiati? Al riguardo non c’è scritto nulla.
2 - la concessione degli aiuti è da ritenere “fino ad esaurimento fondi”? Oppure sono previste delle somme per un numero limitato di attività? E quale sarebbe il numero limitato: 93, come quello delle attività che hanno avuto accesso? Mi sembra un tetto un po’ particolare. Potevano essere i primi cento, o i primi duecento…
3 - quale sarebbe l’ammontare dei contributi concessi dal comune a singolo commerciante? Anche di questo nessuna menzione nel bando. Assurdo venirlo a sapere solo a graduatoria pubblicata. I criteri adottati sono un mistero per chi legga questo bando. Eppure sarebbe stato abbastanza semplice definire una griglia che prevedesse una scala di somme proporzionali alla perdita di fatturato.
4 - documentazione richiesta. Quale sarebbe? Il bando chiede una semplice dichiarazione del richiedente. Non credo che alcun commerciante avrebbe avuto difficoltà a farsi fornire le chiusure di bilancio degli anni pregressi dal proprio commercialista, anzi solitamente sono documenti che già si possiedono.
5 - procedura. Come minimo si dovrebbe richiedere l’invio di una pec. Assurda la proposta di contattare telefonicamente il Comune. Per legge, da qualche anno, tutti i commercianti sono obbligati a possedere una pec. Qui si ha a che fare con un bando pubblico, non con la prenotazione di una grigliata ad una festa di paese.
6 - controlli. Nessuno controllo previsto. Nessuno. Solo, ed eventualmente, dei controlli a campione. Lei ritiene che sia serio per un Comune delle dimensioni di Ivrea erogare contributi che possono andare fino a 3mila euro senza alcuni tipo di supervisione?
Lavarini lamenta la “mancanza di tempo”. Io mi domando: ad una persona competente in materia, quanto sarebbe dovuto servire per inserire questi dettagli nel bando? A me ci sono voluti 10 minuti per elencare questi punti in questa lettera.
Se non le viene in mente, le posso elencare inoltre quali passi avrebbero potuto rendere molto, molto semplice la procedura.
Innanzitutto prevedere un aiuto diffuso. O fissare somme in base al codice Ateco, oppure, se volete adottare un criterio proporzionale, definire, e pubblicare, la natura di questo criterio. Sarebbe bastato chiedere la certificazione redatta dal commercialista riguardante le entrate registrate nelle annualità e tra l’altro sarebbe bastato prendere come riferimento il 2019, anno durante il quale si è lavorato senza alcun condizionamento da parte della pandemia, scoppiata nel 2020.
I punteggi dati per la sanificazione dei locali e per il canone di locazione? Assolutamente irrilevanti. Innanzitutto perché per un Comune sarebbe difficile avviare controlli se non chiedendo delle certificazioni ed i contratti di locazione, cosa che avrebbe senz’altro fatto “perdere tempo” ai commercianti. Ed in secondo luogo perché su questi argomenti ha già preso iniziative diffuse lo Stato: per quanto riguarda gli interventi di sanificazione è stata data a tutti i commercianti la possibilità di usare le spese sostenute come credito di imposta ed anche la Regione Piemonte, con il proprio contributo elargito lo scorso anno permetteva di rendicontare interventi strutturali relativi alla sanificazione dei locali. Per quanto riguarda il canone di locazione lo Stato ha già permesso di “scaricarlo” al 60% per le mensilità oggetto di restrizioni, definendo tra l’altro la possibilità per locatore e locatario di addivenire ad una riduzione concordata per il canone di locazione nei periodo di chiusura forzata delle attività commerciali connesse al Covid. Su eventuali questioni civilistiche tra locatore e locatario si sono inoltre già espressi diversi tribunali, concordano sul fatto che un eventuale mancato pagamento causa Covid non possa giustificare altrettanto eventuali richieste di sfratto.
Dunque, richiedendo una pec da parte del richiedente, con annesse chiusure fiscali delle annualità, al Comune a questo punto sarebbe bastato dare adeguata pubblicità: contattare le associazioni di categoria, inviare un comunicato a tutti gli organi di stampa, prendere l’elenco delle attività economico-produttive ed inviare una mail a tutti gli indirizzi in possesso oppure inviare lettere a tutti i titolari di partita Iva tramite Poste Italiane o tramite un addetto, cosa che mi pare il Comune faccia già senza tanti problemi qualora, per esempio, ci sia da dire ai commercianti che devono pagare la Tari.
Vorrei domandare ad una persona come Renato Lavarini, laureato in filosofia, consulente Unesco e per l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino, iscritto all’Ordine dei giornalisti, collaboratore de “Il Sole 24 Ore”, se secondo lei sarebbe stato tanto difficile realizzare queste piccole cose.
Annalisa Thielke
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