Sulla ghiaia che c’era e su quella che non c’era. Sulle “bugie” o sulle verità raccontate da
Rita Munari una che il camposanto lo conosce molto bene non foss’altro che lo frequenta tutti i giorni per accudire (tanto di cappello) le tombe di
Lucia Guelpa di
Adriano Olivetti e del partigiano
“Almiro”.
Insomma sul “pisello” (termine tecnico utilizzato dall’assessore
Michele Cafarelli in un relazione), si ritornerà a parlare in consiglio comunale. Forse già in quello programmato per martedì 28 settembre. Lo farà il consigliere comunale
Francesco Comotto con un’interpellanza che
punta il dito indice direttamente sul Capitolato a cui avrebbe dovuto attenersi la precedente ditta appaltatrice, la “Barbara B”. Si prevedeva, tra le altre cose:
“la ricarica di ghiaietto nei viali per rimuovere avvallamenti/cedimenti e/o aree di insidia e pericolo per gli utenti (per un totale stimato di 25 metri cubi all’anno)”.
“A quel consiglio comunale - inforca
Comotto -
avevamo segnalato che questa operazione, negli anni passati, non era stata effettuata nonostante fosse prevista nell’appalto. Se esiste un Capitolato le regole vanno rispettate e se si decide di modificarle servono appositi atti amministrativi che motivino tali scelte verificando anche l’invarianza di costo a carico dell’impresa appaltatrice...”
Come si ricorderà, l’Assessore
Cafarelli aveva più o meno ammesso che il ghiaietto previsto non era stato sparso e che si era preferito
“spostare le risorse” per la pulizia delle caditoie. Nel corso del dibattito
Cafarelli aveva poi aggiunto che, nonostante si fosse effettuata questa scelta, negli ultimi tempi si era comunque deciso di posare un certo quantitativo di ghiaietto (o
“pisello” come lo chiama lui, in termini tecnici) nei viali e, sempre
Cafarelli, aveva anche raccontato di un refuso nel Capitolato sulla quantità annua di ghiaietto che avrebbe dovuto essere di 20 metri cubi anziché di 25.
“Vorremmo ci chiarisse - specifica
Comotto -
quale sia l’effettiva quantità di ghiaietto prevista dal Capitolato d’appalto e quale sia la versione ufficiale del documento utilizzata per la gara di affidamento al nuovo gestore. E ancora.... quanti metri cubi di ghiaietto sono stati posati nell’intero corso dell’appalto, scaduto da poco, e qual è la differenza rispetto alla quantità richiesta e pattuita...”.
Questa volta, però, non basteranno le “parole” e le giustificazioni verbali. Quel che
Comotto vuole vedere sono gli atti ufficiali, la documentazione, tutto quel che si è fatto, insomma, per modificare
le prescrizioni del Capitolato.
Ma non è finita qui.
Con la stessa interpellanza si chiedono anche le ragioni per cui
la nuova ditta appaltatrice ha tagliato alcune piante ultreventennali
cresciute in prossimità di tombe private, che non presentavano segni di malattia o elementi di pericolo e non erano mai state causa di lamentela.
“Mi chiedo se il taglio - si lamenta
Comotto -
sia stato concordato con l’ufficio del verde pubblico e se non sia il caso, in assenza di pericoli, di evitare ulteriori abbattimenti se non tramite un piano concordato con gli uffici...”.
Interessante sarà capire che cosa risponderà
Cafarelli considerando che quest’estate, alla lettura di un un editoriale (“Le bugie hanno le gambe corte”) firmato dal consigliere comunale
Francesco Comotto, e pubblicato sul numero de “La Voce” in edicola il 10 agosto,
s’era offeso così tanto da decidere di scrivere
a tutti i consiglieri comunali rivendicando l’ottimo lavoro svolto
Al centro del dibattito “ferragostano” le pietre di fiume grandi come palle da baseball fotografate dall’intrepida e indomita
Rita Munari. Già in quell’occasione
Cafarelli aveva alzato un muro sostenendo, in estrema sintesi, che i sassi di grossa dimensione, ritrovati nel vialetto a fianco della tomba di
Adriano, fossero lì da tempo e che non c’entrassero nulla con i carichi di materiale litoide giunti tra aprile e maggio (circa 12 metri cubi) di buona qualità. E poi ancora che erano stati rimossi. E infine che le pietre grosse fotografate all’interno di un piccolo cassonato a riprova del “fattaccio” sarebbero state messe in disparte fin da subito.
Insomma dito puntato contro tutti e tutti. Contro il consigliere
Comotto, contro
Rita Munari, contro chi gli fa le interpellanze, contro le critiche, contro i fantasmi, contro le pietre, contro questo giornale.
Un modo di fare, – se proprio non si vuole essere cattivi –
un tantino isterico e permaloso.
Nel mondo di
Cafarelli, dopo la visione delle pietre, qualcuno avrebbe dovuto telefonargli, lui si sarebbe prodigato per aggiustare la cosa e tutto sarebbe morto lì. Peccato che in politica e in democrazia, oltre a chi governa, esistano i cittadini e le Opposizioni, con diritto di critica e parola. E poco importa quando sono state rimosse quelle pietre, il problema è se effettivamente c’erano.
Ma c’è di più e c’è che in tutto questo isterismo dell’assessore, in questa reazione sproporzionata ad una semplice critica, Cafarelli nella sua relazione pretendeva pure di darci una lezione di italiano insegnandoci una parola in più, quella del “pisello” per l’appunto per indicare, con il giusto nome, il materiale spalmato nei vialetti del cimitero. Ecco la sensazione di molti fu che si fosse toccato il fondo. Come dire: due piselli grossi così!
Liborio La Mattina