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ROCCA. Siccità e consorzi idrici privati: che fare?

ROCCA. Siccità e consorzi idrici privati: che fare?

Giovanni Domenico Lajolo

ROCCA. Negli anni 90, l’amministrazione condotta da Giovanni Lajolo, padre di Alessandro, attuale primo cittadino rocchese, mise in atto, dopo una lunga trattativa di mediazione,  un piano di cessione a Smat di parte degli acquedotti privati consortili presenti sul territorio rocchese. La cessione al servizio idrico pubblico “serviva per garantire un riparto equo del bene idrico e garantire a tutti l’erogazione anche in periodi di siccità e carenza proprio come avviene anche oggi. L’Acquedotto Sud Canavese venne in aiuto in modo funzionale ed importante, verificando la cessione degli acquedotti  come un passaggio positivo per la garanzia del servizio in modo continuativo ed ininterrotto” commenta Alessandro Lajolo.  Oggi ancora alcuni tratti di acquedotto rocchese sono gestiti privatamente dai consorzi locali che non ritengono necessario passare a gestione Smat. “Condivido le loro scelte - chiosa Lajolo - pur dimostrando tutta la collaborazione dell’amministrazione per qualsiasi evenienza o eventuale cambio di decisioni in merito”. Anche perché passare a Smat potrebbe essere una scelta più conveniente, dato che le reti idriche necessitano molto sovente di interventi di manutenzione ordinaria, controlli sulla natura dell’acqua e anche molto spesso di interventi straordinari per sostituzioni tratti di tubatura vetusta e ammalorata o realizzazione di nuove vasche di accumulo. “I costi di questi interventi - commenta Lajolo - ovviamente sono più facilmente sostenibili da un ente come Smat rispetto ad un piccolo consorzio privato locale”. Col possibile aggravarsi della crisi idrica, inoltre, l’esistenza di consorzi privati locali potrebbe creare qualche problema nell’attuazione delle misure di emergenza. “Nel caso in cui l’emergenza possa continuare, il governo regionale metterà in atto strategie mirate ad esempio al potenziamento di acquedotti, la realizzazione di nuovi pozzi e nuovi serbatoi, nuove condotte per migliorare la qualità dell’acqua, la sostituzione di brevi tratti di reti acquedottistiche, e molto altro, da realizzare nell’arco di poco tempo - spiega Lajolo -. Non vorrei che le reti private venissero escluse da questo piano strategico contro la crisi idrica. In questo caso si rischierebbe di andare ad escludere una parte di popolazione dall’integrazione necessaria causa mancanza o siccità dei pozzi privati”. A quel punto potrebbe essere un problema non da poco. Dalla Giunta, ad ogni modo, c’è volontà di cooperare: “Diamo la nostra massima disponibilità e il nostro rispetto a ogni decisione da parte dei presidenti consorzi idrici locali  - conclude Lajolo - con i quali dialoghiamo serenamente ed in modo collaborativo e costante”. fm
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