GROSCAVALLO. Sono stati celebrati lunedì i funerali di Luciana Kratli. Aveva 58 anni, di cui ventidue passati a gestire, assieme al marito Paolo, l’unico negozio di alimentari di Groscavallo. Per l’ultima volta, dunque, una comunità commossa ha potuto salutare Luciana, figura conosciutissima in paese.“Lei e il marito - ricorda Andrea Parodi, consigliere di minoranza a Groscavallo - rilevarono il negozio di alimentari il 1 gennaio del 2000, dopo una lunghissima gestione dei proprietari precedenti”.
Prima di cominciare questa avventura, Luciana faceva l’impiegata. Lei, così come tutti i Kratli, era conosciuta soprattutto in frazione Bonzo, che della sua famiglia è sempre stata la “casa”. Ci ha abitato fino alla scomparsa.
Luciana è stata la negoziante del paese. Nel negozio si trovava, e si trova ancora, tutto l’occorrente per la vita quotidiana della collettività: salumi, formaggi, articoli per la casa, alimenti di ogni genere e perfino i giornali locali e nazionali.
“Era praticamente una vicina di casa - prosegue Parodi -. Io abito a pochi passi dall’alimentari ed ero abituato a sentire tutti i giorni i rumori del negozio”. Rumori quotidiani, come l’arrivo del camion che portava i rifornimenti o il vociare delle persone che entravano e uscivano dal negozio.
Quel sottofondo paesano, che riempiva il panorama groscavallese di vita, domenica scorsa non c’era più. “Quando un negozio chiude - ha scritto Parodi sui social ricordando, commosso, proprio la vita quotidiana del negozio - anche solo temporaneamente per qualche giorno, come in questo triste caso, il paese lo ‘sente’. Lo sente principalmente perché manca il servizio. Perché manca la quotidianità del pane e della spesa alimentare. Manca il via vai di un paese pulsante. Tutto vero. E in questo caso è tutto realmente triste, soprattutto pensando alla situazione delicata che ha creato questa chiusura. Ma c’è prima di tutto un aspetto che manca, che può ‘sentirlo’ (in questo caso ‘non sentirlo’), solamente chi ci vive a fianco. Posso, praticamente, avvertirlo solamente io. Mancano i rumori di una quotidianità che pulsa. In una normale domenica mattina, già alle 7.32, sarei stato accompagnato dalle serrande del magazzino che si aprono e chiudono più volte, del furgoncino che si ferma. Di questo preciso particolare avrei distintamente avvertito anche il fischio del suo freno. Del portellone che si apre, delle portiera che si chiude. Avrei con precisione ascoltato le parole dei dialoghi, delle persone che si chiamano, di piccole risate, sempre le stesse, che testimoniano una presenza per certi versi rassicurante”.
Insomma, quello di Luciana e del marito Paolo era, e continua ad essere, il simbolo del negozio di prossimità che caratterizza i territori montani. Un luogo di relazione prima ancora che di commercio. Non stupisce, quindi, che il lutto per una tale scomparsa sia qualcosa di onnipervasivo. “In un piccolo paese come il nostro ci si conosce tutti - racconta Parodi - e quindi il lutto, in casi come questo, si dipinge sulle facce delle persone di tutta la comunità”.
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