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Settore componentistica in gravi difficoltà. Confindustria Canavese preoccupata

Settore componentistica in gravi difficoltà. Confindustria Canavese preoccupata

Patrizia Paglia

Se il 2020 è stato un anno terribile per il settore auto, con l’emergenza sanitaria che ha acuito la crisi del comparto, il nuovo anno purtroppo non si apre sotto i migliori auspici: il settore, infatti, registra un calo della produzione nel mese di gennaio (-14% secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e gravi difficoltà di approvvigionamento relativamente ai materiali in acciaio, alle materie prime e ai microprocessori (elementi essenziali delle componenti elettroniche dei veicoli) con conseguente allungamento delle tempistiche di consegna e rallentamento dei flussi produttivi. ANFIA (l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), con una nota stampa del 10 febbraio, oltre a evidenziare tale difficoltà rileva anche un forte rincaro per acciaio e materie prime plastiche che ha colpito, in particolare, nel primo caso prodotti piani e laminati, nel secondo, ABS (acrilonitrile-butadiene-stirene), PA6 (Poliammide 6), PA6.6 (Poliammide 66) e PP (Polipropilene). Secondo quanto riportato da ANFIA, in riferimento ai microprocessori, la carenza di offerta sul mercato ha già costretto diversi produttori di autoveicoli e fornitori di primo livello al fermo produttivo di alcuni stabilimenti in Europa. Laddove questa circostanza – perlopiù riconducibile al ridimensionamento dei volumi produttivi di un’azienda leader del settore nel Far East – dovesse prolungarsi, il rischio di un impatto negativo sulla filiera automotive europea in termini occupazionali è molto alto e andrebbe a sommarsi alle criticità già in essere in questa delicata fase di gestione della pandemia da Covid-19. Sia per l’acciaio, che per le materie prime plastiche, pur trovandoci di fronte ad un fenomeno che lo squilibrio tra domanda e offerta lasciava presagire già a fine 2020, a preoccupare sono le proporzioni acquisite nelle ultime settimane, in cui la scarsa disponibilità dei materiali in questione sta facendo pericolosamente allungare le tempistiche di consegna, in alcuni casi addirittura triplicate, minacciando la capacità delle aziende di soddisfare la domanda finale dei clienti, con conseguenti ritardi, e rischiando di causare rilevanti perdite economiche. Tra i fattori che si ipotizza possano essere alla base di questa tendenza, c’è l’assorbimento di grossa parte delle disponibilità mondiali di materia prima da parte della Cina, che si trova, in questo momento, a dover integrare le scorte prima dell’ormai imminente chiusura per il Capodanno cinese.  Sempre guardando al Far East, è probabile che contribuisca a determinare questo problema anche l’attuale indisponibilità di container, in numero insufficiente a causa di una ripresa del trade oltre le aspettative in alcuni Paesi, in primis la Cina, e per la cancellazione, da parte degli operatori logistici, degli ordini di nuove unità nella prima metà del 2020, il periodo dei lockdown. A queste problematiche si aggiunge la sentenza del 13 febbraio con la quale il TAR di Lecce ha stabilito che gli impianti siderurgici dell’ex ILVA siano spenti fra 60 giorni in quanto fonte di emissioni. Tale sentenza mette in seria difficoltà le intere le filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità. Confindustria ha rivolto un appello al Governo per chiedere di evitare tale spegnimento anche perché tale decisione porterebbe a un sicuro e rilevante aggravio della bilancia commerciale nazionale, dato che occorrerebbe importare l’acciaio dall’estero in una già difficile congiuntura per la siderurgia a livello mondiale. Inoltre, la chiusura nell’immediato vanificherebbe tutti gli sforzi compiuti per limitare il numero di esuberi, mettendo a serio rischio migliaia di lavoratori e famiglie e sarebbe vanificato in maniera traumatica e definitiva il processo di investimenti intrapreso per la messa in sicurezza degli impianti e per la sostenibilità ambientale della produzione che, da oltre 8 anni, è al centro degli sforzi pubblici e privati per l’ex ILVA.   

Il 2021 si è aperto  all’insegna  dell’incertezza Intervista a Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese

Qual è la situazione delle aziende dell’Automotive in Canavese...? Nel 2020 i drammatici effetti del Coronavirus si sono aggiunti a quelli già esistenti legati al grave calo della domanda a livello mondiale. Ciò ha causato una drastica riduzione del fatturato per tutte le nostre aziende Cosa si prevede nel 2021? Il nuovo anno purtroppo si apre all’insegna dell’incertezza con una domanda che stenta a ripartire. Le difficoltà riguardanti gli approvvigionamenti. Rappresentano un’ulteriore difficoltà che frena le prospettive di crescita di un comparto che ha grandissimo peso sull’economia del nostro Paese. In una congiuntura già molto fragile non ha inoltre giovato la recente crisi di Governo. La speranza è che al più presto l’Italia possa trovare quella stabilità necessaria per mettere in atto misure fondamentali per stimolare il potenziamento e la modernizzazione della filiera.  Quanto è grave il problema? Diciamo che è grave perché siamo in una fase di incertezza e di speculazione sui prezzi delle materie plastiche e dei metalli. Ci sono aziende con ordinativi importanti che stanno navigando a vista e non conoscono i prezzi e i tempi di approvvigionamento. Speculazioni...? Sì, perchè i grandi produttori siderurgici mondiali aspettano a ripartire in attesa della ripresa.  Quindi siamo al collasso? La previsione non è una previsione di collasso. Siamo preoccupati per le modalità ....  Cosa si puà fare? L’automotive è tuttora uno dei settori manifatturieri più importanti del territorio e la Confindustria del Canavese lavora costantemente con le istituzioni per fare in modo che le imprese ricevano il supporto necessario per restare competitive e per affrontare al meglio quel percorso di trasformazione e di innovazione oggi assolutamente vitale per la loro sopravvivenza. E’ tuttavia necessario che venga sviluppato al più presto un piano nazionale di rilancio dell’intera filiera. Più nello specifico? Il Governo italiano dovrebbe trovare un’intesa con gli europei per esempio con risposte univoche sui dazi imposti da Trump. E’ importante che l’Italia non resti da sola. Insomma, ci va una politica industriale... E in questo momento non la stiamo vedendo. La ripresa dell’economia passa attraverso la ripresa dell’industria…
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