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VERRUA SAVOIA. Cava, i residenti: "Abbiamo fatto noi quel che il Comune non ha fatto: informare"

VERRUA SAVOIA. Cava, i residenti: "Abbiamo fatto noi quel che il Comune non ha fatto: informare"

L’incontro organizzato dai residenti davanti alla chiesa di Porzioni

Tutto è bene quel che finisce bene. Si suol dire. Ma perchè tutto finisse bene, ci sono volute una serie di concause capitate mica per caso...

La ditta Allara venerdì scorso ha comunicato al Comune di Verrua Savoia la sospensione, temporanea, dell’iter per la realizzazione di una cava in località Sasso.

Gioiscono i comuni, soprattutto Crescentino e gli altri del territorio che avevano già detto pubblicamente “no” all’intervento di rinaturazione della zona, e brindano i cittadini che s’erano fatti un mazzo così da quando la notizia della presentazione del progetto era stata pubblicata dal nostro giornale.

Oggi è il momento di tirare le somme. E gli ottanta e più firmatari della petizione per chiedere di bloccare l’iter della cava qualche sassolino da togliersi dalla scarpa ce l’hanno.

«Ne abbiamo sentite di tutti i colori, anche che siamo delle malelingue. Ma in fondo abbiamo fatto solo ciò che avrebbe dovuto fare l’Amministrazione comunale: informare. E informarci. Il Comune di Crescentino ha subito fatto la sua parte, indicendo una riunione pubblica. Verrua invece no...». A parlare, per tutti, sono Pier Paolo Maina e Luigi Tabbia. «Noi siamo quelli dei Mezzi», dicono. E sono proprio quei verruesi a cui la realizzazione della maxi-cava di Allara avrebbe portato i disagi maggiori.

Per questo si sono affidati ad un geologo, Novo, e ad un legale, Chiorazzo, con cui hanno messo giù una serie di osservazioni al progetto. Per citarne alcune.

In primis, hanno sottolineato la “violazione delle norme procedurali [...] per l’omessa pubblicazione all’albo pretorio del Comune della presentazione del progetto di intervento di rinaturazione e omessa comunicazione alle amministrazioni interessate dal progetto. Significativo è statoil silenzio verso il comune di Crescentino”. Quindi hanno messo nero su bianco le ragioni del loro no: “il grave rischio idrogeologico rappresentato dal ripetersi di fenomeni alluvionali che coinvolgono la zona che rientra tra quelle ad elevato rischio, pur collocandosi entro la fascia fluviale che costituisce la fascia di deflusso della linea”; la “manifesta incompatibilità del progetto con le opere idrauliche di difesa (dalle esondazioni, ndr), a fronte della sussistenza di possibili interazioni negative con l’assetto delle opere idrauliche”; “le opere aumenterebbero il rischio di fenomeni di allagamento per rigurgito”; infine  “la grave incidenza sulla viabilità del territorio e le ripercussioni negative sull’inquinamento acustico e atmosferico: enorme attività di asporto e trasporto inerti, da effettuarsi necessariamente con passaggio continuo di mezzi pesanti per una durata di cinque anni”.

«Abbiamo scritto alle Direzioni Ambiente e Opere Pubbliche della Regione, oltre che all’assessore regionale Matteo Marnati - concludono -. L’abbiamo fatto entro il 1° gennaio, così come era stato - l’abbiamo scoperto poi - erroneamente comunicato. E abbiamo fatto tutto da soli…».

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