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SAN BENIGNO. Spunta il progetto per un impianto di biometano e compost

SAN BENIGNO. In queste settimane si parla molto dell’impianto di produzione di biometano e compost che potrebbe sorgere nell’ex stabilimento Edilias fra Chivasso e la frazione Tonengo di Mazzè. Il progetto è stato depositato in Città Metropolitana il 24 aprile e l’ente ne ha informato i Comuni interessati (Caluso, Chivasso, Mazzè, Rondissone) il 1° giugno.

Un impianto simile potrebbe venire realizzato anche a San Benigno. Per la precisione lungo la SP87 che collega il paese con Chivasso. Il sito si trova a 1,2 chilometri dal centro del paese.  Da quel poco che ne sappiamo, il progetto è stato inviato in Città Metropolitana nello stesso periodo di quello dell’Edilias. I progettisti sono i medesimi: Geo Studio Engineering di Bovolone (VR) e Andion Spa di Milano. La ditta proponente invece è diversa: quella del progetto di San Benigno è la “Canavese Green Energy Società Agricola A R.L.” di Torino. Oltre al Comune di San Benigno, Città Metropolitana dovrebbe averne informato i confinanti Chivasso, Volpiano e Montanaro.

L’impianto produrrebbe biometano “destinato all’immissione in rete e quindi all’autotrazione”, e compost a uso agricolo. Per produrli verrebbero usati due tipi di rifiuti: la FORSU, cioè la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, e la “frazione verde”. Per la precisione, ogni anno nell’impianto entrerebbero 55.000 tonnellate di FORSU e 20.000 tonnellate di verde.

Per farci un’idea, nel 2016 la Provincia di Torino ha prodotto circa 136.000 tonnellate di FORSU. L’impianto di San Benigno potrebbe dunque ricevere un quantitativo pari a quasi la metà della FORSU dell’intera Provincia.  Dalle lavorazioni uscirebbero anche oli esausti, plastiche e metalli, da portare a recupero o smaltimento negli impianti specializzati.  Poi acque di seconda pioggia che, previo trattamento, verrebbero scaricati nella roggia che passa a Sud dell’area. Inoltre un off-gas che viene rilasciato in atmosfera e, in caso di necessità, viene bruciato in torcia: la torcia si attiva all’avvio dell’impianto e nei casi di pressione, malfunzionamento, black-out e incendio.    

L’impianto emetterà odori. Secondo i progettisti tuttavia l’impatto negativo odorigeno sarà “basso”, perché le principali fonti di emissioni odorigene sono “confinate e dotate di sistemi di trattamento prima del rilascio in atmosfera”. Per quanto riguarda i rischi di incidente, l’impianto è soggetto a rischio di incendio ed esplosione dovuto alla presenza di accumuli di biogas. I progettisti scrivono però che il rischio è a impatto negativo “medio”, perché gli ambienti a rischio di esplosione sono costruiti in base alle normative di settore, perché i quantitativi di biogas stoccati sono bassi, e perché l’area sarà dotata di regolare sistema antincendio.

Gli autocarri al servizio dell’impianto saranno circa 18 al giorno corrispondenti a 36 viaggi giornalieri andata e ritorno. Essi percorreranno in gran parte la SP 87 “che si congiungerà direttamente all’A4 Torino-Trieste per mezzo del casello di Chivasso ovest che dista circa 4,5 Km dal sito”.

Può destare una certa sorpresa leggere, nel testalino del progetto, che l’impianto utilizza “fonti rinnovabili”. Quando si parla di energia da fonti rinnovabili si pensa generalmente al solare, all’eolico, al calore geotermico, alle maree, e così via. Ma la formulazione dei progettisti è corretta: la Direttiva europea 2009/28, recepita in Italia dal D.Lgs 28/2011, include fra le rinnovabili anche la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici. Ce “lo dice l’Europa”…

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