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22 Giugno 2020 - 12:03
Marco Formia
A parte i danni, il territorio ci guadagnerebbe qualcosa?
“Non so proprio cosa ci guadagnerebbe. Nemmeno in termini occupazionali: l’impianto funziona con appena sei dipendenti, lo dice il progetto. Forse le compensazioni se le prende Caluso, se ci sono. Noi ci prendiamo solo i danni. Per la verità delle eventuali compensazioni non so nulla, perché il Comune di Mazzé non è stato coinvolto in alcuna riunione o consultazione fra Comuni”.
Contemporaneamente a quello dell’Edilias, un impianto simile è in progetto a San Benigno, sulla strada per Chivasso. Sia l’uno sia l’altro prevedono di trattare 55.000 tonnellate di FORSU, la parte organica dei rifiuti urbani. Che ne pensa?
“Questa è un’altra delle mie preoccupazioni. Che cosa sta succedendo? Si vuole trasformare il nostro territorio in una pattumiera al servizio anche di altri territori? Le 55.000 tonnellate di FORSU sono quasi tutta la frazione organica prodotta della Provincia di Torino. Se entrambi i progetti venissero approvati, nei nostri Comuni arriverebbero 110.000 tonnellate di rifiuti urbani in parte da fuori, da molto fuori, da altre parti del Piemonte, forse anche da più lontano. Teniamo presente che un altro impianto simile è progettato a Pianezza, un altro appena al di là della Dora. Spuntano progetti di stabilimenti per la produzione di biometano un po’ dappertutto. Come è avvenuto a Rondissone: dopo il TAR adesso siamo al Consiglio di Stato. È una situazione che richiederebbe a Regione e Città Metropolitana molta attenzione, che esigerebbe controllo e pianificazione. Considerato che nel nostro territorio i carichi ambientali sono già tanti: solo per citarne alcuni, ci sono la discarica e la centrale di Chivasso, e non siamo lontani dal deposito nucleare di Saluggia”.
Torniamo sull’ex Edilias. Il progetto ammette che intorno ci sono “campi coltivati”. Allora non sarebbe meglio evitare di metterci in mezzo un impianto che tratta rifiuti?
“Appunto, questa è una zona agricola che stiamo tentando non solo di preservare ma anche di rilanciare. Agricoltura, ambiente, turismo. Sono stati i temi delle celebrazioni e del bel convegno sui 250 anni della Mandria che si è svolto nell’autunno scorso. Un impianto di biometano, con i suoi impatti, va nella direzione opposta a quella auspicata a La Mandria”.
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