Un disastro sanitario ma anche un disastro economico, industriale, per gli artigiani e per i commercianti. Questo maledetto Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia proprio non ci voleva. Ne abbiamo parlato con Patrizia Paglia presidente di Confindustria Canavese.
Come finirà?Il “come finirà” dipende moltissimo dal “quando finirà” perché il tessuto economico canavesano, analogamente a quello di tutto il territorio nazionale, è fatto di PMI per le quali la chiusura prolungata di così tante settimane sarà un danno incalcolabile.Come stanno reagendo le imprese associate a Confindustria Canavese?La preoccupazione è evidente. In Canavese i settori produttivi industriali sono moltissimi e parecchi di questi si sono fermati già intorno al 20 di marzo. Alcune aziende hanno sospeso le attività per il crollo degli ordinativi, altre perché le condizioni di lavoro non consentivano la sicurezza totale. In queste poche settimane Confindustria è riuscita ad assistere tutti gli Associati, mettendo nelle condizioni di poter lavorare le Aziende che disponevano dell’Ateco autorizzato e seguendo tutte le altre nelle complesse procedure di gestione della sospensione dell’attività.Che cosa chiede Confindustria al Governo?La richiesta oggi più cogente è di poter allargare a più settori possibili la riapertura. Siamo tutti consapevoli dell’emergenza sanitaria che arretra molto lentamente e tutti vogliamo tutelare la salute e la sicurezza dei nostri lavoratori, ma sappiamo anche che possiamo garantire loro condizioni di lavoro sicure nel pieno rispetto delle norme. Sono anche gli stessi lavoratori a chiederci di poter tornare a lavorare, per poter far ripartire la domanda e l’offerta. La richiesta al Governopotrebbe anche passare dall’esclusione dal lavoro, in questa “fase 2”, dei lavoratori con problematiche di salute e/o ultra 55enni.Quali iniziative intendere mettere in pista Confindustria Canavese?La Struttura di Confindustria Canavese ha risposto a migliaia di richieste di aiuto delle imprese associate. Ora che la fase “1” si avvia sperabilmente verso la conclusione, abbiamo messo in atto una serie di attività a supporto delle aziende. Innanzitutto la carenza, per molte imprese, di abilità nel campo digitale ci ha convinti ad avviare una serie di seminari web gratuiti per tutti gli associati, sui principali temi legati alle “necessità digitali” in questo momento di emergenza. In parallelo abbiamo lanciato un “pacchetto ripartenza” per le imprese con necessità specifiche su 5 macro temi che vanno dalla gestione “ a distanza” dei rapporti commerciali al coordinamento dei dipendenti che lavorano in smart working. A questo stiamo aggiungendo la consulenza gratuita in materia finanziaria per orientare i nostri imprenditori nel nuovo universo dei finanziamenti bancari a garanzia statale.Che cosa la rattrista di più?Per la verità ci sono tante storie che mi hanno commosso: sono quelle delle aziende del nostro territorio che a tempo record hanno convertito le loro produzioni e messo a disposizione delle istituzioni sanitarie, della protezione civile, delle pubbliche amministrazioni, tutto quello che potevano per l’emergenza: aziende che stanno producendo e donano mascherine, visiere per il personale sanitario, valvole per i respiratori. Mi ha rattristato molto invece leggere alcuni articoli di giornale in cui le “fabbriche” venivano chiamate “assassine”. La verità è invece che nelle aziende, più che in qualunque altro ambito, (anche domestico), in questo momento si lavora nel rispetto assoluto delle prescrizioni di legge: i Dispositivi di protezione sono finalmente disponibili, gli imprenditori stanno modificando con curai flussi di lavoro in modo da far rispettare le distanze stabilite: le persone sono tutelate, controllate, protette. Abbiamo aiutato tutte le nostre imprese associate a seguire passo passo i vari DPCM approvati nelle scorse settimane.Secondo lei le chiusure potevano essere gestite in maniera diversa?Con il senno di poi è facile parlare… adesso ci rendiamo conto che le “zone rosse” stabilite con confini amministrativi non avevano senso, dato che il contagio non segue certo confini provinciali o regionali. Tutti abbiamo sottostimato la portata e la contagiosità della malattia, non impedendo, per le prime settimane di emergenza, gli assembramenti ludici o lavorativi: è difficile essere precursori della legge e ipergarantisti quando non è chiaro a cosa si può andare incontro: il lockdown che tutti vedevamo in televisione a Whuan sembrava un evento lontano e surreale, che mai ci avrebbe toccati.
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