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IVREA. Non c’è il due senza un tre... Unesco: nasce un’altra Fondazione

Una riunione della commissione cultura sull’Unesco per capire che cosa si è fatto e dove si vuole andare. S’è tenuta nel pomeriggio di giovedì scorso e a reggere le fila del discorso ci ha pensato l’ex super consulente, oggi capo di gabinetto del sindaco, Renato Lavarini. Uno spiegone durato più di un’ora in cui ha raccontato per filo e per segno tutti gli incontri avuti, la corrispondenza inviata e ricevuta, gli accordi presi o ancora da prendere. Un approfondimento “dovuto” che arriva a quasi due anni dal riconoscimento “mondiale” di Ivrea. Un approfondimento che però, lascia, per certi versi, alquanto a desiderare, non foss’altro che di concreto non s’è ancora fatto un bel cavolo di nulla, a parte una targhetta appiccicata in via Jervis e tante, tantissime parole! Tra gli obiettivi da portare avanti, su uno, in particolare si sono concentrate le opposizioni ed è l’organismo che, in buona sostanza, dovrà occuparsi di promuovere e far decollare il sito anche da un punto di vista turistico. Ebbene sì. L’Amministrazione comunale sta lavorando alla costruzione di una “Fondazione di partecipazione” che dovrebbe stare in piedi, almeno per il primo anno, con circa 300 mila euro. Tra i soci fondatori, oltre al Comune, anche la Fondazione Guelpa e l’Archivio storico Olivetti. S’aggiungerebbero almeno sulla carta, alcuni soci finanziatori (Regione e Città Metropolitana) e i privati sostenitori (per esempio Icona).  Lo si è appreso ufficialmente solo adesso ma era già da un po’ che Lavarini lo aveva preannunciato proprio su queste pagine. E con questa new entry - è bene sottolinearlo - Ivrea diventerebbe “città da guinness dei primati”, con la più alta concentrazione di “Fondazioni” per numero di abitanti. In tutto tre, una ogni 8 mila abitati, con la Fondazione Guelpa e con la Fondazione per lo Storico Carnevale. Si accettano scommesse su chi sarà il direttore del nuovo ente e sono in molti ad aver già puntato tutta la posta su Lavarini. “Abbiamo letto sulla documentazione che ci hanno dato che stanno lavorando alla Fondazione almeno dal mese di aprile - tuona Francesco Comotto - Ne sono al corrente in tanti, il ministero, la Regione, tutti tranne il consiglio comunale. Questo modo di fare non ci convince per niente, così come non ci convince che Lavarini non abbia presentato nello scorso mese di giugno la relazione indicata nel contratto di consulenza...”.  E parliamo di un incarico del valore di 12 mila euro deliberato nel febbraio del 2019 e che avrebbe dovuto concludersi a giugno dello stesso anno con l’elaborazione di un piano di sostenibilità economica e una relazione che però agli atti (incredibile ma vero) proprio non c’è... Guai a farne una questione di tempo considerando che Lavarini è poi stato assunto con contratto a tempo determinato. Duro anche Andrea Benedino del Pd. “Sulla Fondazione esiste già una bozza di statuto che ha visto mezzo mondo - commenta - Sarebbe stato utile che l’avessero avuta, a tempo debito, anche i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza che invece sono stati tenuti completamente all’oscuro. Nello specifico, a me, questa Fondazione, non convince più di tanto. Il Comune potrebbe correre il rischio di  non avere voce in capitolo…” Tra gli altri l’intervento di Maurizio Perinetti sul visitor Center, due stanzette ricavate alla segreteria del Pino. “Per stessa ammissione di Lavarini l’idea era di occupare ben altri spazi, a cominciare dal salone dei 2000, poi è arrivata Icona che ha comprato tutto ed è finita come è finita. Anche Lavarini ha ammesso che un visitor center all’asilo nido, per quel che ha rappresentato nella storia dell’Olivetti, sarebbe il massimo...”. Tant’è! Per l’allestimento del visitor center c’è già a disposizione un contributo di 25 mila euro di Intesa San Paolo. In vendita Villa Casana Fuori dai microfoni, ma sempre a proposito dell’ex mondo Olivetti, si è appreso (e non è una gran bella notizia) che Prelios ha messo in vendita Villa Casana dove oggi ha sede l’Archivio storico, che quindi si trasferirà nell’ex mensa di Palazzo Gardella.   La Fondazione di partecipazione Si tratta di uno strumento oggi frequentemente utilizzato dagli enti pubblici per svolgere attività di pubblica utilità con il concorso di privati. L’elemento personale, che avvicina la fondazione di partecipazione all’associazione, è dato dalla presenza di una pluralità di soggetti (persone fisiche o giuridiche):  uno o più fondatori promotori, che hanno dato inizialmente vita alla fondazione, non diversamente dai fondatori di una fondazione ordinaria; i partecipanti fondatori (o nuovi fondatori), che possono entrare nella fondazione in un momento successivo, in virtù di una previsione statutaria, versando un contributo pluriennale anche non finanziario (ossia in beni e servizi); i partecipanti (o aderenti) che, condividendo le finalità della fondazione, sostengono la sua attività mediante versamenti una tantum o periodici in denaro oppure mediante contribuzioni non finanziarie (in questo secondo caso alcuni parlano di sostenitori). La presenza di tali soggetti comporta una diversa strutturazione degli organi rispetto alle fondazioni ordinarie. Infatti, solitamente in una fondazione di partecipazione si trovano: • un organo (denominato di solito consiglio generale o d’indirizzo) che riunisce sia i fondatori (promotori e nuovi) sia gli aderenti, per lo più con un peso maggioritario dei primi, avente attribuzioni simili a quelle dell’assemblea di un’associazione (modifiche dello statuto, scelte programmatiche, ammissione di nuovi fondatori e aderenti, nomina degli altri organi, approvazione dei bilanci, scioglimento della fondazione ecc.); lo statuto spesso prevede la deliberazione a maggioranza qualificata (ad esempio, dei 2/3) e può attribuire un diverso peso ai voti dei membri; • un organo di amministrazione (di solito denominato consiglio di amministrazione o di gestione), nominato dal precedente, a vantaggio del quale perde parte delle ampie attribuzioni spettanti all’omologo organo delle fondazione ordinarie (alcuni statuti, però, gli riservano attribuzioni come l’ammissione dei nuovi fondatori e aderenti, l’approvazione dei bilanci o le modifiche statutarie); • un organo (solitamente denominato assemblea di partecipazione o collegio dei partecipanti) privo di poteri gestionali ma con compiti consultivi e propositivi, che riunisce i soli aderenti; • l’organo di controllo.
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