Cerca

IVREA. Presunti pestaggi in carcere. Antigone reclama “giustizia”

IVREA. Presunti pestaggi in carcere. Antigone reclama “giustizia”

Ci vorranno ancora tre mesi di indagini per far luce sul presunto pestaggio di un detenuto straniero del carcere di Ivrea nel novembre del 2015 da parte di due agenti della polizia penitenziaria. Il gip Stefania Cugge ha comunicato la sua decisione dopo l’udienza di mercoledì 5 giugno, rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Ivrea. Ad opporsi sono stati l’associazione Antigone e il Garante Comunale dei diritti dei detenuti (avvocato Marialuisa Rossetti).

“Siamo soddisfatti di questa decisione - commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -. Ci auguriamo che da questo ulteriore approfondimento investigativo emerga con chiarezza quanto avvenuto all’interno dell’istituto piemontese e le eventuali responsabilità”.

Prima dell’udienza, il 4 giugno, si era tenuta ad Ivrea una conferenza stampa con l’avvocato che segue il caso per Antigone, Simona Filippi, e le osservatrici del Piemonte Perla Allegri e Benedetta Perego.

I fatti di ottobre 2015

Durante la conferenza è stata mostrata ai presenti la lettera di un detenuto italiano relativa ad altri presunti pestaggi, nella notte tra il 25 e 26 ottobre 2016. La missiva è arrivata ad Antigone pochi giorni fa. Si tratta di un procedimento contro ignoti. La lettera è cruda e descrive minuziosamente quel che sarebbe successo.

“Poi toccò a me. Di colpo aprirono il blindo e con un getto di acqua gelata di idrante mi stordirono e entrarono in tre o quattro velocemente in cella, mi buttarono per terra ammanettandomi e mi diedero nei costati dei colpi di manganello, poi mi tirarono su e nel tragitto verso l’infermeria, nei corridoi e per quattro piani di scale, presi schiaffi e manate in testa, finché non venni lasciato, credo qualche ora, chiuso senza vestiti, nell’Acquario al piano terra”.

La cella Acquario “era”  una cella liscia, una sorta di sala d’attesa senza panca, senza riscaldamento, con le finestre oscurate. Per quei fatti si è svolta un’udienza a febbraio. Anche qui la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ed anche qui il Garante Comunale e Antigone si sono opposti e il gip Cugge ha dato loro ragione, disponendo altri sei mesi di indagini.

“Clima punitivo”

Durante la conferenza stampa, Antigone ha evidenziato le maggiori criticità del carcere eporediese e più in generale del sistema penitenziario italiano. Tra queste, il sovraffollamento. “A fronte di 197 posti di capienza regolamentare - hanno detto le osservatrici - A Ivrea sono presenti 280 detenuti, dei quali 102 stranieri”.

E poi il “clima punitivo” che si respira. “Le celle sono piccole, senza l’acqua calda e la doccia, hanno bisogno di manutenzione, gli spazi di socialità sono pressoché nulli - hanno concluso Allegri e Perego -. Poi ci sono due celle lisce, elementi che peggiorano il clima in carcere. Nel carcere di Ivrea un detenuto si è suicidato a giugno 2018, in un anno si sono verificati 90 atti autolesionisti e 15 tentativi di suicidio. Tutto sintomatico del clima particolarmente teso, complicato, difficile da reggere”.

Insomma, un carcere da chiudere...

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori