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26 Settembre 2017 - 11:48
Si trova già in libreria “IMI. I soldati che dissero no”, l’ultima fatica letteraria di Ida Viviani, classe 1952.
La nolese - volto noto nel territorio per i trent’anni d’insegnamento nelle scuole elementari di Nole, Mathi, Grosso e Ciriè - coltiva la passione della scrittura da una vita. Una passione che ha cercato e cerca di trasmettere quotidianamente alle nuove generazioni. Tra il 2013 e il 2016, ad esempio, la nolese ha presieduto il Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile dove, utilizzando le tecniche del Teatro Educativo Sociale, ha dato vita a diversi laboratori di lettura. Tra gli ultimi progetti a cui si sta dedicando, anche la collana “Fiabe del mondo”.
Viviani, come è iniziata la sua carriera da scrittrice?
“Io non oso definirmi “scrittrice”, questa è più una passione che coltivo da sempre, in particolare da quando ero insegnante, perché amavo creare coi ragazzi poesia e prosa. Quindi tutta la mia carriera da insegnante è stata, per me, un’introduzione allo scrivere”.
Come riassumerebbe la sua carriera da insegnante ed educatrice?
“Io sono stata insegnante di scuola primaria e poi, lasciando la scuola, ho ripreso gli studi. Quindi, dieci anni fa, ho conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione. Da qui sono nate le pubblicazioni vere e proprie, mentre le altre sono rimaste chiuse nei cassetti. Ho pubblicato “Educo dilettando” che descrive la mia esperienza educativa, a cui hanno fatto seguito due volumetti dedicati a dei personaggi della mia famiglia. Infine ho lavorato alla ricerca storica per “IMI. I soldati che dissero no”, per la quale ho esaminato diversi documenti fotografici e le fonti di archivio di Stato, le quali mi hanno fatto ricostruire un ipotetico viaggio del percorso militare di mio padre”.
“IMI. I soldati che dissero no” racconta di suo padre, Antonio Viviani. Prende spesso spunto da fatti autobiografici o riguardanti persone a lei vicine?
“Sì. Per me è stato fondamentale partire dalle mie conoscenze, da cosa ricordo di quand’ero bambina. La prima parte del libro la dedico agli aneddoti dell’infanzia, nella parte centrale affronto il percorso militare, raccontando di quando mio padre entrò in guerra come soldato di leva, diventando poi sergente in Grecia nella campagna di Grecia, Albania e Jugoslavia. Poi c’è la parte dell’internamento militare, in quanto fu fatto prigioniero in seguito al crollo dell’esercito regio. Noi non sapevamo neanche la località in cui mio padre venne fatto prigioniero ma, con l’aiuto di un signore di Alba, siamo riusciti a rintracciarla. Così abbiamo ricevuto quei documenti che ho potuto pubblicare nel libro, con numerosi dati riguardanti la prigionia. L’ultima parte del libro è dedicata alle interviste che ho fatto a tutte le persone che hanno conosciuto mio padre. In quest’ultima sezione mi sono dedicata anche a ciò che avvenne dopo, quindi i trent’anni in Ferriere FIAT e la società sportiva alla quale diede cuore e anima come portiere. Nel filmato, che verrà presentato il 13 ottobre a Nole, ci sarà proprio la testimonianza di un ex calciatore che ha giocato con mio padre”.
Ha sempre pensato di voler raccontare e pubblicare questa storia?
“No, diciamo che sono quelle cose che rimangono latenti per tempi infiniti. Lo testimonia, ad esempio, il fatto che avessi il plico di foto con dediche autentiche di mio padre conservate da molti anni. Era una causa remota. La causa prossima è stata determinata, invece, dall’aver conosciuto questo signore che si occupa, a livello storico, degli internati militari. E anche grazie alla laurea di mia figlia sulla deportazione femminile, la quale mi ha fatto varcare le porte dell’Istoreto”.
Come vede il suo futuro? Ha dei progetti?
“Ho questo impegno nel diffondere la freschezza delle fiabe con dei laboratori. E poi vorrei dedicarmi a un libro sulla moda, ma dal mio punto di vista personale. Inoltre, devo dire, mi piacerebbe scrivere una storia del pensiero per bambini, cioè il pensiero dei filosofi”.
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