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Amava guardare “Il capo dei capi”

Amava guardare “Il capo dei capi”

Un momento della conferenza stampa seguita all'operazione Minotauro del 2011

Il processo Minotauro, con i 75 imputati dei circa 150 indagati, che hanno scelto il dibattimento, entra nel vivo. La scorsa settimana nella maxi aula bunker delle Vallette, in collegamento video, è stata sentita Rosetta Todaro, 52 anni, convivente di Bruno Iaria, dal 1995 fino al giugno 2011. Poi, per amore della figlia Giulia la decisione di diventare “collaboratrice di giustizia”. Ha raccontato quegli anni accanto a colui che per la Procura è stato il capo locale di Cuorgnè. Anzi il “Capo dei capi” definizione presa a prestito dal telefilm che appassionatamente amava guardare e riguardare, e di cui conosceva tutte le battute, seduto gambe all’aria nel divano di casa sua. Già condannato con rito abbreviato a 13 anni e 6 mesi, Bruno Iaria è considerato dalla Procura uomo di peso nella gerarchia ‘ndranghetistica. Bruno, nipote di Giovanni Iaria, ex segretario socialista in alto Canavese – anche lui condannato nell’abbreviato a 7 anni – è stato dipinto dalla compagna come un uomo impegnato tutto il giorno a fare cose di ‘ndrangheta. E quindi la cocaina, i traffici, i pellegrinaggi alla Madonna di Polsi, i riti di affiliazione che si tenevano proprio a casa loro. Rosetta Todaro ha poi raccontato dei legami del compagno con la politica. Tra i tanti fa due nomi. Quello dell’ex assessore regionale alla sanità Caterina Ferrero e di Fabrizio Bertot, ex sindaco di Rivarolo. “Bruno diceva di comandare lui a Cuorgnè. Giovanni e Bruno parlavano spesso di politica e votazioni. Portavano i santini agli amici e dicevano chi votare. Mi ricordo i santini di Fabrizio Bertot. In occasione di una campagna elettorale siamo andati al ristorante Mandracchio di Rivarossa, dove c’era Caterina Ferrero. C’erano 150 persone, tanti calabresi. Dopo la presentazione della Ferrero ci siamo messi a mangiare, gli uomini da una parte, le donne d’altra” ha spiegato la testimone, rispondendo alle domande del pm Dionigi Tibone. Sempre secondo Rosetta Todaro, la politica per gli Iaria voleva dire “favori” e tanti, tantissimi buoni benzina. Ma anche cocaina, pistole nascoste tra la biancheria della piccola Giulia e soldi. C’è nient’altro? No! Visto che d’un tratto, durante il controesame dei difensori degli imputati, la donna, tre infarti alle spalle, s’è accasciata a terra, il collegamento si è interrotto e il giudice Paola Trovati è stata costretta a sopendere l’udienza. E’ successo quando l’avvocato Carlo Romeo ha cercato di mettere ordine ai ricordi e alla discrepanza tra elezioni e cene elettorali per candidati che in realtà non erano candidati. Per esempio quella dei 150 al Mandracchio collocata dalla donna ai tempi delle elezioni provinciali ma in realtà tenutasi alle politiche del lontano 2008, quando Ferrero non era candidata e peraltro sia Ferrero che Bertot non sono imputati, nè indagati.
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