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Cronaca
24 Aprile 2026 - 19:13
Lite per le pizzette in cella: condannato il boss Cesare Pagano (foto di repertorio)
Una lite nata per alcune pizzette preparate in cella si è trasformata in un procedimento penale e si è conclusa con una nuova condanna. Il tribunale di Cuneo ha inflitto un anno, tre mesi e 16 giorni a Cesare Pagano, boss della camorra e cofondatore del clan degli Scissionisti di Secondigliano, per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
I fatti risalgono al 2021, quando Pagano si trovava detenuto nel carcere di Cerialdo, nel regime di 41 bis, il sistema di detenzione più restrittivo previsto per i detenuti di alta pericolosità.
Secondo quanto emerso nel processo, l’episodio ha avuto origine da una situazione apparentemente banale. Pagano aveva preparato in cella delle pizzette “alla montanara”, poi sistemate in un contenitore di plastica e portate, senza autorizzazione, nel locale docce. Il gesto sarebbe stato motivato dalla volontà di non perdere il turno, ma ha violato le regole interne dell’istituto.
A quel punto è intervenuto un assistente capo della polizia penitenziaria, che ha proceduto al sequestro del cibo. Una decisione che ha scatenato la reazione del detenuto, sfociata – secondo l’accusa – in insulti a sfondo discriminatorio rivolti all’agente.
La vicenda è stata confermata in aula da diversi testimoni. Un collega del poliziotto ha riferito che, fino a quel momento, non si erano registrati particolari problemi con Pagano, anche se era nota una certa ostilità personale nei confronti dell’assistente capo coinvolto.
A fornire ulteriori elementi è stato anche un altro detenuto, Antonio Basco, ex sicario dei Casalesi e all’epoca vicino di cella di Pagano. Basco ha ricostruito la dinamica dei fatti, confermando la preparazione delle pizzette, il loro spostamento nelle docce e il successivo intervento degli agenti.
Nel corso della testimonianza, Basco ha anche descritto il comportamento abituale di Pagano nei confronti del personale penitenziario, definito generalmente corretto: “Li chiamava per grado e dava del voi a tutti”, ha riferito, sottolineando come l’episodio sia stato un’eccezione rispetto alla condotta ordinaria.
Nonostante ciò, il tribunale ha ritenuto provato il reato di oltraggio, aggiungendo così una nuova condanna al già pesante profilo giudiziario del boss, arrestato nel 2010 e figura di primo piano nella criminalità organizzata campana.
Il caso mette ancora una volta in evidenza le tensioni che possono emergere anche all’interno dei circuiti di massima sicurezza, dove il rispetto delle regole è particolarmente rigido e ogni violazione può avere conseguenze rilevanti sul piano disciplinare e penale.

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