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Jovanotti torna a Roma e sogna i 60 anni sul palco: “Mi emoziona, qui è iniziato tutto”

Dal Jovagiro in bici al maxi finale al Circo Massimo: premio Lupa Capitolina in arrivo e una festa tutta romana

Un ritorno alle origini, carico di emozione e memoria, quello di Jovanotti che sceglie Roma per celebrare un momento simbolico della sua carriera e della sua vita: i 60 anni. L’artista ha presentato in Campidoglio il suo nuovo progetto, il tour in bicicletta “Jovagiro”, che attraverserà l’Italia unendo tutte le tappe del Jova Summer Party 2026, con partenza il 9 agosto dal Circo Massimo e conclusione con due grandi appuntamenti finali il 12 e 13 settembre, sempre nella Capitale.

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Un evento che non sarà solo musica, ma una vera festa itinerante su due ruote, pensata anche per valorizzare il cicloturismo. Accanto a lui, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha sottolineato: «Stiamo investendo sulla ciclabilità a Roma, nonostante qualche polemica e ci piace l'idea che Roma sia l'ombelico del mondo di questo tour in bici». E proprio il primo cittadino ha annunciato un riconoscimento speciale: «È uno dei più grandi artisti italiani del nostro secolo, sforna capolavori a ripetizione e siccome questo è un anno importante per la generazione del 1966, a settembre in prossimità dei concerti conferiremo a Lorenzo la Lupa Capitolina».

Un premio che emoziona l’artista: «Ricevere la Lupa - commenta l'artista - è un onore enorme, grandissimo. Mi fa immensamente piacere. Ma, non lo so, comporta dei doveri? Fare più concerti a Roma? Quello è una figata. Cantare con il sindaco?». Poi scherza: «Non so, magari fatemi assessore... Sto scherzando eh? Non ne sarei capace, io voglio cantare».

Roma, per Lorenzo Cherubini, non è solo una città ma una radice profonda. «Su Roma ho solo bei ricordi e un po' di nostalgia. Io sono nato a Roma e sono cresciuto qui fino a 19 anni, poi sono andato a Milano e a volte, invecchiando come si dice, ho un po' il rammarico di non aver fatto di questa mia romanità un asset delle mie canzoni, perché per un artista, per un cantante avere un luogo di riferimento poi diventa importante, penso a Venditti, a Dalla con Bologna».

Il legame è anche personale, fatto di ricordi d’infanzia a Porta Cavalleggeri, delle incursioni in Vaticano dove lavorava il padre e dei primi passi da dj: «avevo 200 persone in pista a ballare e magari 400 fuori ed ero già felice così...».

E ora il cerchio si chiude: «Insomma la mia Roma è quasi poetica per certi versi, addirittura a volte assomiglia più a un fumetto che a una poesia: questo ragazzino ce l'ho ancora dentro e quindi l'idea di venire qua a festeggiare pochi giorni prima dei miei 60 anni (il 27 settembre, ndr), nella città dove tutto è cominciato, mi emoziona molto. Quindi cercherò di fare qualcosa di veramente bello, ce la metterò tutta, vorrei anche che queste due feste fossero un po' romane, per cui mi piacerebbe anche invitare a condividere il palco con me dei colleghi che abbiano un legame con Roma. Grazie al cielo ho molti amici e colleghi che mi vogliono bene».

Sugli ospiti mantiene il riserbo: «Ho dei nomi, tutti quelli che state pensando vanno tutti bene, ma non dico niente perché non ci ho parlato, quindi non vorrei anticipare le cose che adesso sono solo nella mia testa».

Il “Jovagiro” sarà anche un modo per raccontare un’Italia diversa: «È bello raccontare questo nuovo modo di fare turismo attraverso le piste ciclabili su cui le regioni stanno investendo. Il turismo in bicicletta sta crescendo molto, è un turismo lento, per cui è anche utile dal punto di vista economico, perché le persone magari sostano anche nei piccoli centri, non solamente nelle classiche tappe turistiche». E guarda con attenzione anche al Sud: «La narrativa vuole che sia un luogo dove non ci sono spazi per fare musica e quindi ho pensato: visto che non ci sono strutture, inventiamoci, andiamo a cercare, andiamo ad aprire dei spazi verdi, anche nelle periferie, che poi possono essere utilizzati in futuro».

Non manca un passaggio sul tema dei biglietti: «Sono dieci anni che ho gli stessi prezzi. Sono soprattutto gli stranieri che sparano cifre folli. La nostra è un'industria che si tiene da sola».

E sulla televisione: «Non credo. E Sanremo non lo abbiamo neanche valutato come ipotesi. Stefano De Martino è molto bravo: una volta Pippo Baudo mi disse che in tv funzionano le facce. E Stefano ha la faccia. A me piace la tv delle incursioni, per il resto voglio cantare».

Intanto, dopo il successo di “Poesie da spiaggia”, l’artista torna anche in libreria con “Poesie da viaggio”, una nuova antologia realizzata con Nicola Crocetti, in uscita il 5 maggio per Feltrinelli.

E tra nostalgia, ironia e nuovi progetti, il ritorno a Roma di Jovanotti si annuncia come una celebrazione intensa: personale, artistica e profondamente legata alle sue radici.

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