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Cronaca
23 Aprile 2026 - 21:15
Cuneo, botte ai disabili: al via il processo sul centro diurno (foto di repertorio)
Si apre in tribunale a Cuneo il processo su uno dei casi più delicati degli ultimi anni nel settore dell’assistenza: presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità psichiatrica all’interno di un centro diurno gestito dalla cooperativa “Per Mano”.
Nel corso dell’udienza ha parlato la cosiddetta “gola profonda”, l’ex educatrice il cui esposto aveva fatto partire le indagini della guardia di finanza. La donna ha ricostruito davanti ai giudici una serie di episodi che, secondo l’accusa, si sarebbero verificati fino al 2019 all’interno della struttura.
A processo ci sono la direttrice Manuela Bernardis e la madre Marilena Cescon, coordinatrice del centro, insieme a dieci ex dipendenti tra infermieri, oss, educatori e psicologi. Le due erano state arrestate lo scorso ottobre nell’ambito di un secondo filone d’indagine, per poi essere scarcerate.
Uno degli elementi più pesanti emersi in aula riguarda l’esistenza di una chat WhatsApp tra alcuni operatori, nella quale sarebbero stati condivisi foto e video delle violenze, accompagnati da commenti offensivi e derisori nei confronti dei pazienti.
Secondo la testimonianza, in quelle conversazioni comparivano immagini di persone fragili maltrattate e umiliate, documentate dagli stessi operatori. In un caso, una paziente sarebbe stata lasciata in struttura per circa un mese dopo essere stata picchiata, per evitare che i familiari notassero i segni delle aggressioni.
Il racconto dell’ex educatrice entra poi nel dettaglio di singoli episodi: tra questi, quello di un paziente immobilizzato a terra e colpito in modo violento, e quello di un giovane sedato più volte perché considerato “disturbante” a causa del suo comportamento.
Secondo quanto riferito in aula, le presunte violenze non sarebbero state episodi isolati, ma parte di un clima più ampio, in cui i pazienti venivano derisi, minacciati e insultati, con atteggiamenti che – sempre secondo l’accusa – sarebbero stati in alcuni casi tollerati o condivisi anche dalla direzione.
Dagli atti emerge inoltre che la direttrice Bernardis era già stata segnalata nel 2007 per fatti analoghi, poi archiviati, relativi a comportamenti tenuti durante un soggiorno con persone affidate alla sua cura.
Il processo dovrà ora accertare le responsabilità dei singoli imputati e verificare la fondatezza delle accuse. Resta intanto il quadro delineato dall’inchiesta: un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe tradito la funzione stessa di una struttura dedicata alla cura e alla protezione delle persone più vulnerabili.

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