AGGIORNAMENTI
Cerca
Cronaca
22 Aprile 2026 - 00:20
Un colpo solo, alla tempia destra. Poi il silenzio, i soccorsi, le domande rimaste sospese per mesi. Ora, su quella morte, arriva una parola definitiva: non fu omicidio.
Il caso di Klaudio Myrtaj, il falegname albanese di 34 anni trovato agonizzante il 4 novembre 2023 nel cortile del municipio di Vernante, nel Cuneese, si chiude con l’archiviazione disposta dal gip Sabrina Nocente, che ha respinto l’opposizione presentata dalla famiglia.
Myrtaj era stato soccorso in condizioni disperate e trasportato all’ospedale di Cuneo, dove era morto poche ore dopo. Fin dai primi accertamenti, la Procura aveva escluso l’ipotesi di un’aggressione: il procuratore capo Onelio Dodero aveva parlato di uno sparo incerto, mal diretto, difficilmente riconducibile a una volontà omicida.
A pesare, nella ricostruzione, sono stati soprattutto gli elementi tecnici. Il corpo dell’uomo si trovava a soli venti centimetri dal muro: una distanza ritenuta incompatibile con l’azione di un aggressore. Secondo i consulenti, sarebbe stato improbabile che qualcuno potesse avvicinarsi tanto da sparare senza lasciare tracce evidenti o segni di colluttazione.
Da qui l’orientamento investigativo verso due ipotesi alternative: una disgrazia o un gesto volontario.
Nonostante ciò, la famiglia del 34enne aveva chiesto che le indagini proseguissero, sollevando dubbi su alcuni passaggi della vicenda. Tra questi, il ritrovamento dell’arma: una pistola calibro 22, emersa solo in un secondo momento all’interno di un cassetto del laboratorio dove Myrtaj lavorava insieme al datore di lavoro.
Un dettaglio tutt’altro che secondario. L’arma era detenuta illegalmente e non presentava impronte. Non solo: nel laboratorio erano presenti anche una seconda pistola, munizioni e un silenziatore artigianale, applicato proprio alla calibro 22. Per questi fatti, il datore di lavoro ha successivamente patteggiato una condanna.
Elementi che avevano alimentato sospetti e richieste di approfondimento, ma che non sono bastati a modificare l’impianto accusatorio.
Con la decisione del gip, la vicenda giudiziaria si chiude. Resta una morte senza colpevoli, ma con una ricostruzione che, per la magistratura, non lascia spazio all’ipotesi di un omicidio.
E resta, soprattutto, una storia segnata da un solo colpo di pistola e da un interrogativo che, al di là delle carte processuali, difficilmente smetterà di riaffiorare.

Klaudio Myrtaj
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.