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Teatro
21 Aprile 2026 - 22:04
C’è chi studia Dante Alighieri e poi sceglie di far ridere. Vittorio Pettinato, comico, autore e content creator con oltre mezzo milione di seguaci tra Instagram e TikTok, è esattamente questo. Laureato in Lettere moderne con una tesi dedicata proprio al Sommo Poeta, ha costruito nel tempo uno stile riconoscibile, fatto di imitazioni precise, osservazione della realtà quotidiana e una vena umanistica che affiora anche nelle battute.
Lo incontriamo dopo la sua esibizione al Teatro Juvarra di Torino, sudato, stanco ma soddisfatto per il suo nuovo spettacolo, “Centro di vanità permanente”, un progetto che promette di mescolare comicità e riflessione senza scivolare nella banalità.
Il titolo è un omaggio esplicito a Franco Battiato, artista amatissimo da Pettinato insieme a Fabrizio De André. Sul palco trovano spazio anche riferimenti a Dante Alighieri e Pier Paolo Pasolini, in un percorso che intreccia comicità e cultura senza che l’una sovrasti l’altra.
“Pasolini va letto, ma anche ascoltato”, spiega il comico pavese. “Nelle sue interviste il vero protagonista è il vento. Per questo, nello spettacolo, dico che dove Pasolini ha fatto un’intervista oggi sorge una pala eolica”.
Il tema portante è la vanità, scelta non per condannarla, ma per osservarla. “Tutti sono narcisisti, però la vanità ha un suo perché: ci porta a traguardi che non avremmo mai immaginato. Ogni cosa può essere un pro o un contro”. Uno sguardo che rifiuta la semplificazione moralista e preferisce un ritratto ironico, ma affettuoso, di una società che si specchia, si filtra e continua a cercarsi.
Timido di natura, Pettinato ha scelto fin da piccolo di affrontare le proprie paure invece di evitarle. A sei anni imitava già figure come Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro, mentre ascoltava Fiorello su Rai Radio 2.
Dopo nove anni di radio a Radio Ticino Pavia, sono arrivati il teatro e i social, in un percorso costruito con costanza e capacità di rinnovarsi.
Sul politicamente corretto ha una posizione chiara: “Mi definisco da sempre lo stand-up comedian di Tv2000. Non sono mai andato sullo scorretto, non fa parte di me. Sul palco porto me stesso”.

Vittorio Pettinato sul palco dello Juvarra
E per spiegare la sua visione cita Giovanni Pascoli: “Custodisco il mio fanciullino pascoliano con grande gelosia. Cerco di risvegliare il bambino che c’è in tutti noi». Poi torna a Dante Alighieri per raccontare il suo rapporto con i limiti: «Ulisse va verso le Colonne d’Ercole perché deve superarli. Se ci facessimo condizionare da essi, vivremmo come bruti”.
“Centro di vanità permanente” è stato ideato e allestito anche grazie alla collaborazione di Leonardo Salvati e Alessandro Bonanni. Lo spettacolo alterna imitazioni, momenti di comicità più corrosiva e una narrazione capace di passare dalla leggerezza alla riflessione.
“Voglio che la gente esca alleggerita”, racconta Pettinato. “Il palco deve essere un momento in cui si parla dei problemi, sì, ma cercando di far pensare anche a qualcosa di positivo”.
Alla fine dello scorso anno è uscito anche il suo libro, “(S)butterfly effect”, pubblicato da Mondadori. Il 2025 e il 2026 si confermano così anni di intensa attività per l’artista, che guarda avanti con la stessa determinazione di quando, da bambino, imitava i politici.
“È come se ogni spettatore fosse un mio amico”, dice. Sul palco — che lui stesso definisce «la sua cameretta» — prende forma proprio questo rapporto: un gioco continuo con il pubblico, capace di risvegliare, ancora una volta, il “fanciullino” nascosto in ciascuno di noi.
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