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Cronaca
20 Aprile 2026 - 16:58
Suicidio per eccesso di lavoro: a Torino il processo per la morte di Renato Fesce (immagine di repertorio)
Si è aperta oggi a Torino l’udienza preliminare che mira a fare luce sulla tragica scomparsa di Renato Fesce, l’autotrasportatore di 59 anni che il 13 marzo 2023 si tolse la vita lanciandosi dal balcone della sua abitazione. Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo sarebbe stato vittima di un regime lavorativo insostenibile e di continue vessazioni.
Alla sbarra compaiono due figure apicali: il presidente della Af Logistic, società del Lodigiano di cui Fesce era dipendente, accusato di omicidio colposo per omesso controllo, e il preposto di un magazzino di Rivalta Torinese. Su quest'ultimo pendono le accuse più gravi: atti persecutori e morte come conseguenza di altro reato. Il capo d'accusa, formulato dalla pm Rossella Salvati, delinea un quadro di «angherie» e «mortificazioni» costanti, fatte di insulti, schiaffi, minacce e orari di guida estenuanti che potevano raggiungere le 15 ore giornaliere, con una media di 10.
Le indagini avrebbero evidenziato gravi omissioni nel monitoraggio dei turni, delle pause e delle registrazioni delle schede tachigrafiche. Uno scenario che avrebbe sprofondato l’uomo in uno stato di stress lavoro-correlato, sfociato in ansia e depressione, tanto da indurlo a un congedo per malattia il 30 gennaio 2023 e a un primo tentativo di suicidio il 15 febbraio dello stesso anno.
Nel corso dell’udienza odierna, si sono costituiti parte civile il sindacato Si-Cobas (rappresentato dall'avvocato Emanuele D'Amico), la Filt-Cgil e l'associazione Sicurezza e Lavoro. I familiari di Renato Fesce sono già stati indennizzati, mentre il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocati Luciana Sgaravatto, Danilo Cilia, Elisa Artusio e Valeria Ceddia.
Sulla vicenda è intervenuta duramente l'associazione Sicurezza e Lavoro, che in una nota ufficiale ha dichiarato: «Il suicidio del camionista Renato Fesce, sul quale auspichiamo che venga fatta presto chiarezza, è un campanello d'allarme per un intero settore, che vede tutele sempre più ridotte per lavoratori e lavoratrici, e che deve spingere istituzioni e aziende a una riflessione profonda sull'intero sistema della logistica».

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