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Cronaca
17 Aprile 2026 - 09:56
Violenza a bimba di 11 anni, l’ombra già nota: indagato a Torino prima dello stupro di Mestre
Un quadro che si complica e che apre interrogativi su tempi e modalità degli interventi. L’uomo arrestato e già condannato in primo grado per lo stupro di una bambina di 11 anni a Mestre era già nel mirino degli investigatori mesi prima, quando viveva in Piemonte.
Si tratta di Massimiliano Mulas, 45 anni, protagonista di una vicenda che si snoda tra Veneto e Piemonte e che oggi si arricchisce di nuovi elementi. Secondo quanto emerso, i carabinieri avevano avviato accertamenti su di lui quando risiedeva a Cervere, nel Cuneese, dove si era trasferito per lavoro per un breve periodo.
A far scattare l’allarme erano stati alcuni genitori, preoccupati per tentativi di adescamento di minori, sia dal vivo sia attraverso i social. Segnalazioni che avevano portato i militari a identificare l’uomo anche attraverso riconoscimenti fotografici, avviando un’indagine che ha presto assunto contorni più gravi.
La Procura di Torino, competente per i reati informatici, aveva quindi autorizzato una perquisizione nell’abitazione del 45enne. È in quell’occasione che gli investigatori avevano trovato centinaia di file pedopornografici, insieme ad altri elementi ritenuti rilevanti per l’inchiesta.
Nonostante il materiale rinvenuto, all’epoca non erano state disposte misure cautelari nei confronti dell’uomo. Un passaggio che oggi pesa nella ricostruzione complessiva della vicenda, alla luce di quanto accaduto successivamente.

Nel frattempo, infatti, Mulas è stato arrestato per la violenza sessuale su una bambina di 11 anni avvenuta a Mestre nell’aprile dello scorso anno. Per quell’episodio è già arrivata una condanna a 14 anni di carcere in primo grado, mentre restano aperti altri fronti giudiziari.
Il procedimento si è infatti articolato su più territori. A Cuneo l’uomo è imputato per violenza sessuale e violenza privata in relazione a due episodi che risalirebbero al novembre 2024 e che coinvolgerebbero una ragazza di 14 anni e una bambina di 10. Parallelamente, a Torino deve rispondere di detenzione di materiale pedopornografico e adescamento online.
Secondo gli inquirenti, il 45enne avrebbe utilizzato i social network per avvicinare le vittime, creando falsi profili su TikTok e fingendosi un coetaneo. In alcuni casi si sarebbe presentato come un ragazzo di 12 o 13 anni, riuscendo così a guadagnare la fiducia delle giovanissime e a ottenere immagini e video, anche durante momenti privati come il cambio d’abito.
Un sistema costruito sulla manipolazione e sull’inganno, che evidenzia ancora una volta quanto sia insidioso il rischio online per i minori. Le indagini stanno cercando di ricostruire l’eventuale estensione dei contatti e il numero delle possibili vittime.
La vicenda solleva anche una riflessione più ampia sul tema della prevenzione e della tutela dei minori, soprattutto in un contesto in cui le piattaforme digitali diventano terreno di contatto sempre più frequente tra adulti e adolescenti.
Oggi, con più procedimenti aperti e una condanna già pronunciata, il caso di Mulas si presenta come uno dei più delicati degli ultimi mesi. Un intreccio di reati gravi e ripetuti, che attraversa più territori e che continua a essere al centro dell’attenzione degli investigatori e della magistratura.
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