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Cronaca
09 Aprile 2026 - 16:42
Viaggio clandestino dal Marocco, bimba nascosta tra i bagagli: due condanne a Torino (immagine di repertorio)
Una neonata fatta arrivare clandestinamente in Italia, un viaggio nascosto tra i bagagli e una consegna che, secondo l’accusa, potrebbe essere stata legata anche a un possibile scambio di denaro. Si è chiusa con due condanne, un patteggiamento e un rinvio a giudizio l’udienza preliminare a Torino su una vicenda che risale all’ottobre 2024 e che aveva suscitato forte impressione.
Al centro del caso c’è il trasferimento della bambina dal Marocco all’Italia via nave, organizzato da una coppia di origine magrebina che avrebbe utilizzato un certificato di nascita falso per farla passare come propria figlia. Una volta arrivata a Torino, dopo un passaggio in ospedale, la neonata era stata affidata a un’altra coppia.
Le indagini, condotte dalla procura e dalla polizia, avevano portato nel marzo 2025 all’arresto dei quattro adulti coinvolti. Secondo quanto emerso nella fase investigativa, durante il viaggio la bambina sarebbe stata nascosta in una busta della spesa, una circostanza che restituisce la precarietà e i rischi affrontati nel trasferimento.
Nel corso dell’udienza preliminare è stata definita la posizione degli imputati. La donna che aveva materialmente portato la neonata in Italia ha scelto di patteggiare una pena di due anni di reclusione, con sospensione condizionale. Il suo compagno, invece, è stato rinviato a giudizio e dovrà affrontare il processo nei prossimi mesi.
Per quanto riguarda la coppia che aveva preso in custodia la bambina, il tribunale ha disposto il proscioglimento dall’accusa di violazione della legge sull’immigrazione, ma ha riconosciuto il reato di favoreggiamento, con una condanna a dieci mesi per l’uomo e nove mesi per la donna.
Resta sullo sfondo uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta: l’ipotesi che il trasferimento della neonata potesse essere finalizzato a un profitto economico, eventualmente legato a una cessione a terzi. Un elemento che, pur non avendo trovato riscontri definitivi su una terza famiglia, è stato comunque inserito nei capi di imputazione.
La vicenda evidenzia un intreccio complesso tra immigrazione clandestina, falsificazione di documenti e tutela dei minori. Un caso che ha richiesto accertamenti articolati e che ora proseguirà, almeno per uno degli imputati, nella fase dibattimentale.

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