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Cronaca
09 Aprile 2026 - 15:54
Bici lanciata contro il dehor ai Murazzi: “Cinque minuti prima c’erano clienti” (foto di repertorio)
Cinque minuti. È questo il margine di tempo che, secondo quanto emerso in aula, avrebbe evitato conseguenze ben più gravi nella notte del 10 febbraio 2023 ai Murazzi, quando una bici elettrica venne lanciata dall’alto del bastione di corso Cairoli contro il dehor del locale Gianca.
A ricostruire l’episodio davanti al tribunale di Torino è stato il responsabile della vigilanza del locale, che ha riferito come al momento dell’impatto l’area esterna fosse vuota, ma che poco prima fosse occupata da alcuni clienti. Un elemento che restituisce la dimensione concreta del rischio corso quella sera, in una delle zone più frequentate della movida cittadina.
L’episodio arriva a distanza di appena un mese da un altro fatto analogo, quello che aveva coinvolto lo studente palermitano Mauro Glorioso, rimasto gravemente ferito sempre ai Murazzi. Un precedente che, pur non essendo direttamente collegato, ha inevitabilmente riportato l’attenzione su dinamiche simili e sulla sicurezza dell’area.
Per quanto accaduto è imputato un commerciante di 47 anni, accusato di aver lanciato la bici dopo un litigio con i buttafuori del locale. Secondo quanto ricostruito dalla procura, l’uomo si sarebbe allontanato dopo il diverbio per poi compiere il gesto dall’alto, indirizzando il mezzo verso il dehor.
L’imputato, assistito dal proprio legale, ha negato l’addebito durante le indagini. La procura sostiene invece che nei suoi confronti vi siano diversi elementi indiziari, che dovranno essere valutati nel corso del dibattimento.
Il locale si è costituito parte civile, mentre il tribunale ha disposto un rinvio per ascoltare ulteriori testimoni e chiarire alcuni aspetti ancora aperti della vicenda. Il processo proseguirà quindi nelle prossime udienze, con l’obiettivo di ricostruire con precisione dinamica e responsabilità.
Al centro resta un episodio che, pur senza aver causato feriti, evidenzia un livello di rischio elevato in un contesto urbano molto frequentato. Una vicenda che si inserisce in un quadro più a
mpio di controlli sul territorio, con particolare attenzione anche alle zone residenziali, dove lo spaccio spesso si sviluppa in modo discreto ma continuo. Un fenomeno meno visibile rispetto ai grandi traffici, ma che incide direttamente sulla vita quotidiana dei quartieri.
Resta, come sempre, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Ma l’operazione conferma un dato: anche il cosiddetto spaccio “di vicinato” resta sotto osservazione, con interventi mirati che puntano a interrompere la catena di distribuzione direttamente alla fonte.

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