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Cronaca
09 Aprile 2026 - 14:21
Esplosione di via Nizza, il palazzo era senza assicurazione: “Polizza scaduta” (a destra: Jacopo Peretti, la vittima)
C’è un dettaglio che, più di altri, rischia di segnare in profondità il processo per l’esplosione di via Nizza 389 a Torino: il fatto che, al momento della deflagrazione, il condominio non fosse assicurato. Un elemento emerso con chiarezza durante l’ultima udienza e che apre scenari pesanti non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello civile, per le famiglie coinvolte.
A dirlo, davanti ai giudici, è stato lo stesso amministratore dello stabile, Vincenzo Ruvolo, che ha confermato senza esitazioni come la polizza fosse scaduta da oltre un mese al momento dell’esplosione del 30 giugno 2025, costata la vita al 33enne Jacopo Peretti e che ha sventrato due piani dell’edificio.
La sequenza dei fatti è ormai nota, ma ogni udienza aggiunge tasselli che rendono il quadro più complesso. L’esplosione avviene nel cuore della notte, al quinto piano del palazzo. In un primo momento si pensa a una fuga di gas. Poi, con il passare delle ore e delle indagini, emerge un’ipotesi molto più grave: quella di un gesto volontario. Sul banco degli imputati c’è infatti Giovanni Zippo, ex guardia giurata, accusato di omicidio volontario. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe incendiato l’appartamento della donna con cui aveva avuto una relazione, in quel momento assente perché in vacanza, innescando così l’esplosione.
Un gesto che, se confermato, trasformerebbe la vicenda da tragedia accidentale a atto deliberato, con conseguenze devastanti non solo per la vittima, ma per l’intero stabile.
In questo contesto si inserisce la testimonianza dell’amministratore, che ha portato in aula un altro elemento di criticità: la situazione economica del condominio, definita senza mezzi termini «disperata». Ruvolo ha spiegato che lo stabile, composto da 23 appartamenti, presentava un buco di circa 23mila euro, dovuto alla morosità di diversi condomini. Una condizione che avrebbe costretto l’amministrazione a fare delle scelte, privilegiando il pagamento dei servizi essenziali — acqua, luce — rispetto ad altre spese, tra cui proprio l’assicurazione.

L'esplosione in via Nizza
Una scelta che oggi pesa come un macigno. Perché quella polizza, pagata solo la mattina dell’esplosione, non era più attiva. E la conferma è arrivata anche dalla compagnia assicurativa, che ha comunicato come la copertura non potesse operare a causa del pagamento tardivo.
Il punto, però, non è solo tecnico. È anche gestionale e, in parte, culturale. Lo stesso amministratore ha ammesso che da anni la polizza veniva pagata in ritardo, perché si dava priorità ad altre voci di spesa. Una prassi che, in assenza di eventi, poteva sembrare sostenibile, ma che si è rivelata drammatica nel momento in cui si è verificata l’emergenza.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che alcune coperture erano state ridotte negli anni precedenti, in un’ottica di contenimento dei costi. Una decisione che, secondo quanto emerso, non era stata formalmente autorizzata dall’assemblea dei condomini. Un passaggio su cui le parti civili stanno insistendo, cercando di chiarire eventuali responsabilità nella gestione.
Il risultato, oggi, è che alcune famiglie rischiano di non essere risarcite, o di dover affrontare lunghi contenziosi in sede civile. Alcuni degli inquilini, a distanza di mesi, risultano ancora sfollati. E i danni all’edificio sono ingenti: non solo gli appartamenti direttamente coinvolti, ma anche le parti comuni, dal tetto alle solette, completamente compromesse.
In aula, accanto alle questioni tecniche, emerge anche il lato umano della vicenda. Il nome di Jacopo Peretti, la vittima, torna spesso nel racconto. Un giovane di 33 anni, originario di Mazzè, che ha perso la vita in quella notte. Una presenza che, pur non potendo più essere ascoltata, resta centrale nel processo.
Le udienze stanno cercando di ricostruire ogni passaggio: dalle cause dell’esplosione alle responsabilità penali, fino alle conseguenze economiche e gestionali. Tra gli elementi già emersi, anche tracce digitali che avrebbero contribuito a ricostruire il comportamento dell’imputato, a conferma di quanto oggi le indagini si muovano anche su piani meno visibili, ma decisivi.
Il processo, quindi, si sviluppa su più livelli. Da un lato c’è l’accertamento della responsabilità penale per un fatto che potrebbe configurarsi come omicidio volontario. Dall’altro, si apre una riflessione più ampia sulla gestione degli immobili, sulla sicurezza e sulle scelte che, in condizioni di difficoltà economica, possono avere conseguenze imprevedibili.
Perché se è vero che nessuno poteva immaginare un gesto del genere, come ha sottolineato l’amministratore, è altrettanto vero che la mancanza di una copertura assicurativa amplifica gli effetti di qualsiasi evento, trasformando una tragedia in un problema ancora più grande per chi resta.
E oggi, in quell’aula, non si giudica solo un uomo. Si cerca di capire come una catena di decisioni, omissioni e coincidenze abbia portato a una delle tragedie più gravi degli ultimi anni in città.

Jacopo Peretti
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