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Esplosione di via Nizza a Torino, le testimonianze al processo a Zippo: «Facevamo l’amore, lui si era innamorato». «Mio figlio è stato ridotto alla follia»

In Corte d’assise le testimonianze di Madalina Hagiu, amante dell'imputato, e della madre dell'uomo: emergono dettagli sulla relazione e sui giorni prima della tragedia

Esplosione di via Nizza a Torino

Giuseppe Zippo è imputato per l'esplosione di via Nizza che ha provocato la morte di Jacopo Peretti

«Facevamo l’amore, lui si era innamorato». E poi: «È stato ridotto alla follia». Tra la versione di Madalina Hagiu e quella della madre di Giuseppe Zippo, il processo per l’esplosione di via Nizza si muove su un crinale sottile: sentimento, ossessione, crollo.

«Gli chiedevo dei soldi, sì. Ma poi glieli restituivo». E ancora: «Facevamo l’amore, lui si era innamorato. Ma io non volevo lasciare il mio fidanzato». Le parole di Madalina Hagiu, in aula davanti alla Corte d’assise di Torino, provano a ridimensionare una relazione che, per l’accusa, è invece il detonatore della tragedia di via Nizza 389. Ma nello stesso processo arriva anche un’altra voce, quella della madre di Giuseppe Zippo: «Non sapevo quanto dolore avesse dentro mio figlio. Credo fosse lancinante. È stato ridotto alla follia». Due versioni, due piani diversi.

In mezzo, un’esplosione che ha ucciso Jacopo Peretti, originario di Mazzè, nel Canavese e ferito altre sette persone dieci mesi fa.

Jacopo Peretti di Mazzè

Zippo, 41 anni, ex vigilante Sicuritalia, è imputato per omicidio con dolo eventuale e crollo di costruzione. Nella notte del 30 giugno avrebbe incendiato l’appartamento della donna, provocando il disastro. In aula, però, il fuoco resta sul rapporto tra i due.

Hagiu lo descrive come non esclusivo, quasi leggero. «Frequentavo entrambi, lui lo sapeva». Un incontro a settimana, nessun progetto condiviso. «Voleva che andassi a vivere con lui, ma dicevo sempre di no». E ancora: «Eravamo sinceri l’uno con l’altra», anche quando lei frequentava altri uomini. Una relazione che, nella sua versione, non aveva vincoli né promesse.

Eppure, emergono elementi che raccontano altro. La stessa Hagiu ammette che lui le aveva le chiavi di casa, che la accompagnava, che continuava a cercarla. «Era diventato oppressivo, mi seguiva». Episodi che segnano uno scarto: da rapporto libero a presenza insistente.

Poi il denaro. «Mi prestava 100, 200, anche 400 euro. Mi servivano per il fido. A volte anche per giocare al bingo. Ma glieli ho sempre restituiti». Bonifici da parte di lui, restituzioni in contanti da parte sua. Un flusso continuo. Ma su questo punto le versioni non coincidono con quelle di altri testimoni, che parlano di richieste pressanti e di un coinvolgimento emotivo sempre più pesante per Zippo. Il nodo resta aperto: aiuto reciproco o dipendenza?

Quando arriva la notte dell’esplosione, Hagiu è all’isola d’Elba. «Era il mio ultimo giorno di vacanza». La notizia le arriva da lontano. Scrive a Zippo. «Mi ha risposto con un’emoticon con le braccia aperte». Un dettaglio minimo, ma che oggi pesa.

Quel che resta dopo l'esplosione

La ricostruzione tecnica, intanto, resta quella già emersa: tra le 2:10 e le 4:08 Zippo interrompe i contatti con la centrale Sicuritalia, spegne il Gps e si sposta fuori zona. In quel lasso di tempo raggiunge via Nizza e appicca l’incendio. Un gesto che lui stesso ha descritto come uno “sgarbo”. Ma che si trasforma in un’esplosione devastante.

A dare profondità al quadro arriva anche la testimonianza della madre. «Gli ho chiesto se c’entrasse qualcosa con via Nizza e mi ha detto di sì». Nessuna difesa, nessuna giustificazione. «Gli ho detto che doveva assumersi le sue responsabilità». Ma insieme, il tentativo di spiegare: «Era un uomo infinitamente buono», consumato però da qualcosa che lei stessa dice di aver capito solo dopo.

Anche i colleghi parlano di un cambiamento. «Sembrava un film dell’orrore», racconta uno di loro riferendosi a quella notte. E aggiunge: «Era un ragazzo d’oro, ma stava male. Si sentiva umiliato».

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