È durata quattro giorni la fuga di Elia Del Grande, autore della cosiddetta “strage dei fornai”, arrestato dai carabinieri in provincia di Varese dopo essersi allontanato il giorno di Pasqua dalla casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, da cui era uscito grazie a una licenza.
L’uomo, 50 anni, è stato fermato non lontano da Cadrezzate, il suo paese d’origine, dove già in passato aveva cercato rifugio dopo una precedente fuga. Nei suoi confronti sono state contestate le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni: durante la cattura, infatti, un militare dell’Arma è rimasto ferito in modo lieve.

A commentare la vicenda è stato il sindaco di Cadrezzate, Cristian Robustellini, che ha dichiarato: «Del Grande è come quel giocatore che sbaglia un rigore. Lo ritira e lo mette sempre nello stesso angolo. E il portiere lo para ogni volta».
Del Grande è stato intercettato all’ora di pranzo lungo la strada tra Varano Borghi e Cadrezzate mentre era alla guida di una Fiat 500 rubata poche ore prima a Lentate, frazione di Sesto Calende, dopo aver aggredito una donna poi finita in ospedale. Per questo episodio rischia anche una denuncia per rapina.
I carabinieri lo seguivano già da diverse ore, dopo che alcune telecamere lo avevano individuato nei pressi della stazione di Sesto Calende. Nella fuga avrebbe utilizzato anche i treni. Quando si è accorto di essere braccato, ha imboccato una strada privata nel tentativo di sfuggire ai controlli, ma è stato bloccato. Durante l’intervento, mentre un militare cercava di sottrargli le chiavi, ha tentato un’ultima manovra cercando di investirlo.
Un testimone ha raccontato: «Alla fine lo hanno tirato giù di peso dall'auto e l'hanno fermato».
Per Elia Del Grande si sono così riaperte le porte del carcere, dove ha già trascorso 26 anni e 4 mesi per aver ucciso nel gennaio 1998 il padre, la madre e il fratello, un delitto maturato perché la famiglia si opponeva al suo matrimonio con una giovane dominicana. In primo grado era stato condannato all’ergastolo e a 30 anni, poi divenuti definitivi in Appello.

Dopo oltre un quarto di secolo aveva ottenuto la semilibertà e una misura di sorveglianza speciale che gli aveva consentito di tornare a Cadrezzate, dove lavorava come giardiniere e viveva con la compagna, Rossella Piras, indagata per aver favorito una precedente fuga dal Modenese lo scorso 30 ottobre.

Nonostante alcune valutazioni inizialmente positive, l’uomo aveva accumulato circa trenta violazioni delle prescrizioni, tornando così in una casa-lavoro nel Modenese, da cui era già evaso in modo rocambolesco scavalcando un muro e restando irreperibile per oltre un mese, fino alla cattura proprio a Cadrezzate.
Ad Alba si era appoggiato a un cappellano che lo aveva coinvolto come volontario in una mensa per i poveri, grazie a un permesso pasquale concesso da un giudice. Ma anche questa volta la fuga lo ha riportato verso il suo paese, come lui stesso aveva dichiarato dopo la precedente evasione: «Io tornerò sempre a Cadrezzate - ha detto Del Grande quando era stato fermato dopo la prima fuga parlando in dialetto - Questa è casa mia».
L’uomo aveva inoltre denunciato più volte quella che definiva una condizione di detenzione prolungata: aveva parlato di un “ergastolo bianco”, descrivendo la permanenza in casa-lavoro «insieme a casi psichiatrici» e sostenendo l’inutilità della misura ai fini della riabilitazione, che a suo dire aveva già raggiunto.
Dopo l’arresto, ai carabinieri di Gallarate non ha fornito alcuna spiegazione: per evitare di rispondere alle domande ha persino finto di dormire, chiudendo gli occhi e abbassando la testa.