È ancora caccia a Elia Del Grande, il 50enne autore della cosiddetta “strage dei fornai”, fuggito il giorno di Pasqua dalla casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo. Le ricerche sono ripartite da Cadrezzate, nel Varesotto, il suo paese d’origine, dove i carabinieri stanno monitorando costantemente i suoi contatti.
Non si tratta della prima fuga: già il 30 ottobre scorso Del Grande si era allontanato da un’altra struttura nel Modenese, venendo poi rintracciato dopo circa un mese proprio a Cadrezzate. Questa volta, però, la vicenda si arricchisce di tensioni e polemiche.
Secondo quanto emerge, la misura di sicurezza nei suoi confronti era stata appena prorogata di un anno, dopo che il magistrato di sorveglianza aveva valutato la sua pericolosità sociale. La decisione, arrivata il 26 marzo con il parere contrario della procura generale del Piemonte alla revoca, avrebbe rappresentato il motivo scatenante della nuova fuga. L’uomo sperava infatti di tornare libero dal 13 aprile.
Del Grande, condannato all’ergastolo in primo grado e a 30 anni in appello per l’omicidio nel 1998 del padre, della madre e del fratello – contrari alla sua relazione con una giovane dominicana – aveva già scontato 26 anni e 4 mesi di carcere, accedendo alla semilibertà. Successivamente era stato trasferito in casa-lavoro dopo la violazione delle misure di sorveglianza, decisione che aveva sempre contestato sostenendo di essersi rifatto una vita.
A difenderlo è la compagna, Rossella Piras, intervenuta nel programma di Canale 5 “Dentro la notizia”: «Doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L'accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata, dopo la vigilata sarebbe tornato di nuovo al paese». Poi l’attacco diretto: «Non mi dite che era pericoloso, perché ci dormivo insieme e lo conosco molto bene, e la pericolosità è ben altro». E ancora: «Sono preoccupata, è normale, e sono anche molto arrabbiata. Il magistrato non ha detto che è socialmente pericoloso: ha voluto rinchiuderlo perché riteneva che non fosse pronto a stare fuori. È un accanimento vero e proprio».

Di tutt’altro tenore le parole del sindaco di Cadrezzate, Cristian Robustellini, che invita alla prudenza: «È chiaro che Del Grande, visto il suo comportamento, non sia pronto al reinserimento nella normale vita sociale. Il mancato rispetto delle regole è indicativo di questo». Il primo cittadino sottolinea inoltre come, nonostante la delusione della comunità, non ci sia paura: «Personalmente non credo che Del Grande si trovi sul nostro territorio. L'intera comunità è delusa dal suo comportamento, ma certo non ha paura».
A Cadrezzate resta comunque il mondo di Del Grande, a partire dal forno di famiglia. Nonostante fosse stato giudicato “indegno” di ereditare i beni dei genitori e del fratello, questi sono poi passati alle zie e successivamente, in assenza di testamento, sono tornati all’unico nipote ancora in vita, lo stesso Del Grande. Una rendita che, secondo gli inquirenti, potrebbe agevolarlo durante la fuga.
Intanto si accende anche lo scontro sul sistema penitenziario. L’Osapp, organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, definisce l’evasione «un grave episodio che evidenzia tutte le falle di un sistema penitenziario ormai fuori controllo» e chiede «interventi immediati e concreti per ristabilire sicurezza, legalità e dignità all'interno degli istituti penitenziari».
Mentre le ricerche proseguono senza sosta, il caso Del Grande si trasforma sempre più in un nodo tra giustizia, sicurezza e polemiche.