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Cronaca

“Quella droga era tutta mia”: mezzo chilo di cocaina in casa, 30enne ai domiciliari

Confessione davanti al giudice dopo il blitz dei carabinieri a Orbassano: sequestrata cocaina pronta per lo spaccio

“Quella droga era tutta mia”

“Quella droga era tutta mia”: mezzo chilo di cocaina in casa, 30enne ai domiciliari (foto di repertorio)

Quella droga era tutta mia, chiedo scusa”. È una frase che segna un punto di svolta netto quella pronunciata sabato 28 marzo dal carcere delle Vallette. Da lì prende forma una vicenda che parte da Orbassano e arriva fino al tribunale di Torino, con al centro un trentenne trovato in possesso di circa 500 grammi di cocaina già pronti per essere immessi sul mercato.

Le indagini erano partite da alcune segnalazioni su movimenti sospetti attorno all’abitazione dell’uomo. Un via vai che ha insospettito i carabinieri, spingendoli a organizzare un appostamento. Il fermo è scattato non appena il trentenne è uscito di casa: l’atteggiamento nervoso ha portato i militari a estendere subito i controlli all’appartamento.

Dentro, la conferma dei sospetti. I carabinieri hanno trovato la droga suddivisa in involucri da circa 100 grammi, con una parte nascosta persino nella caldaia. Insieme alla sostanza stupefacente sono stati sequestrati anche bilancini di precisione, telefoni cellulari e materiale per il confezionamento, elementi che delineano una gestione organizzata dello spaccio.

Durante l’interrogatorio davanti al giudice Paolo De Maria, l’uomo ha scelto di ammettere le proprie responsabilità senza cercare ridimensionamenti: “Non l’avrei tenuta per me, doveva essere venduta”. Una dichiarazione che ha pesato nella decisione del magistrato, che ha disposto per lui i domiciliari presso l’abitazione dei genitori, accompagnati dal divieto di comunicare con persone non conviventi.

Nel provvedimento si sottolinea la necessità di interrompere qualsiasi contatto con l’ambiente dello spaccio, per evitare il rischio di nuovi collegamenti con la rete di approvvigionamento e distribuzione.

La vicenda entra ora nella fase giudiziaria. La confessione e il materiale sequestrato tracciano un quadro già definito, in cui il profilo personale dell’ammissione si intreccia con l’esigenza di contrastare un fenomeno che continua a incidere sul territorio. Il resto si giocherà in tribunale, ma il punto di partenza è chiaro: una quantità significativa di droga pronta per essere immessa sul mercato e una responsabilità riconosciuta fin dalle prime battute.

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