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Asian Food Fest al Green Pea: vince Lo Straniero tra file agli stand e cucine sempre accese (VIDEO)

Giovedì sera il secondo piano di Green Pea trasformato in una food hall asiatica: pubblico a ondate, piatti preparati sul momento e affluenza costante per tutta la serata

L’odore arriva prima di tutto. Ancora prima dei cartelli, prima dei nomi degli stand, prima di capire esattamente cosa sta succedendo al secondo piano di Green Pea a Torino. È un misto difficile da scomporre: brodi lunghi, fritti leggeri, spezie più o meno familiari. Non è il classico odore da evento gastronomico torinese, ed è proprio questo il punto.

Giovedì sera, 26 marzo, qui si è tenuto l’Asian Food Fest, appuntamento che ha riunito una decina di ristoranti asiatici attivi in città in una formula semplice: stand, piatti unici, assaggi veloci e un voto finale affidato al pubblico e a una giuria tecnica.

La scena, una volta entrati, è più vicina a un mercato coperto che a una degustazione strutturata. Niente tavoli apparecchiati, poche sedute e molto movimento. Si gira, si osserva, si fa la fila. E soprattutto si aspetta: perché tutti cucinano sul momento.

Dietro ai banconi il lavoro è continuo. Da Ramen Bar Akira si gestiscono pentole e tempi lunghi, con il brodo che non si ferma mai. Poco più in là, da Tuttofabrodo, i bao vengono chiusi a mano uno dopo l’altro, con una manualità che attira chi si ferma anche solo per guardare.

Altri stand lavorano su preparazioni più rapide: il pollo speziato di Tan Street esce a ritmo sostenuto, così come i ravioli di Panda Q. Il sushi, da Gari e Taiyo,  scorre più veloce, mentre piatti come il curry di Curry and Co o le samosa di Dawat tengono insieme rapidità e preparazioni più strutturate.

Chef all'opera al Green Pea 

In mezzo, gli chef parlano. Spiegano cosa stanno servendo, perché proprio quel piatto, come si inserisce nel loro menu. Non è una presentazione formale: sono scambi brevi, spesso sopra il rumore della sala, tra una comanda e l’altra.

Il pubblico segue lo stesso ritmo. Arriva a ondate ma dentro lo spazio si muove liberamente. Il sistema è semplice: in mano, un gettone, in bocca, dieci assaggi. Il loro compito è quello di assaggiare, confrontare e votare. 

In parallelo, una giuria tecnica, composta da volti noti del panorama enogastronomico torinese, osservava, assaggiava, prendeva appunti. 

Verso fine serata si procede con il conteggio. Il risultato arriva senza particolari attese: vince Lo Straniero, scelto sia dal pubblico sia dalla giuria tecnica. 

Il piatto che ha conquistato tutti è stato una rivisitazione del panipuri: due piccole sfere croccanti, una dolce e una salata, ripiene di patate, ceci, cipolle, yogurt e spezie. Un’idea che attraversa confini, dall’India alla Malesia, e che nelle mani dello chef Justin Yip diventa sintesi perfetta di identità e contaminazione.

La chiusura è graduale: meno file, stand che iniziano a rallentare, pubblico che defluisce senza un vero momento di rottura. Più che una premiazione, la fine di un flusso.

Nel complesso, un evento che fotografa una tendenza già visibile a Torino: crescita dell’offerta asiatica, pubblico trasversale e format brevi che funzionano. Meno esperienza “da ristorante”, più dinamica da spazio condiviso. E, almeno per una sera, con una risposta evidente in termini di partecipazione.

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