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Cronaca
21 Marzo 2026 - 20:37
Il casolare saltato in aria
Perquisizioni, sequestri e verifiche sull’ordigno: si stringe il cerchio degli investigatori attorno alla galassia anarchica dopo l’esplosione avvenuta in un casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, a Roma, costata la vita a Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, vicini al cosiddetto “gruppo Cospito”.

La scientifica sul luogo dell 'esplosione e le foto di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone
Gli accertamenti sono in corso per ricostruire la filiera dell’esplosivo e chiarire se i due stessero preparando un’azione insieme ad altre persone. Nella notte gli agenti della Digos di Roma hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni di cinque appartenenti all’area anarchica, sequestrando vario materiale. Due persone sono state ascoltate: al momento non risulterebbero collegate al piano ipotizzato dagli inquirenti.
Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno – composto da fertilizzante e innesco – sarebbe stato instabile per il trasporto, elemento che porta a ritenere che l’obiettivo potesse trovarsi nelle vicinanze del luogo dell’esplosione. Tra i possibili bersagli nel quadrante sud-est della Capitale figurano uno snodo ferroviario, il polo Tuscolano della polizia e una caserma dei carabinieri.
Sulla vicenda si è riunito al Viminale il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con la partecipazione dei vertici delle forze di polizia e dell’intelligence. Il livello di allerta resta elevato anche alla luce della recente relazione annuale dei servizi, che indica i movimenti anarchici come la minaccia più concreta per il Paese.
Tra le piste al vaglio c’è anche quella di un possibile rilancio della campagna per Alfredo Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto che prevede quattro anni di detenzione al 41bis. Gli investigatori non escludono tuttavia scenari più ampi, legati a obiettivi come i Cpr, al contesto geopolitico e al tema degli armamenti, fino alle tensioni antigovernative e alla vicinanza con il referendum.
Nel frattempo, su alcuni blog anarchici è stato diffuso un documento che rivendica l’azione dei due militanti: «Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo». E ancora: «La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra», in un testo che definisce i due «un esempio luminoso dell'inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l'anarchismo, dei rivoluzionari fino all'ultimo istante della loro vita, e nella morte» e aggiunge: «la loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore».
Alessandro Mercogliano era stato processato a Torino per azioni a sfondo terroristico: condannato in primo grado, era stato poi prosciolto in appello. Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta “Sibilla”. In aula aveva dichiarato: «Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato».
Nelle ultime ore, a Roma, sono comparse anche scritte anarchiche nei pressi della fermata metro Marconi: «La vendetta sarà terribile», «Fuori tutti dalle galere», «carabinieri tutti appesi» e «guerra agli oppressori». Sull’episodio indagano i carabinieri.
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