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Cronaca
20 Marzo 2026 - 11:50
Bovini (foto di repertorio)
Una frode fiscale da oltre 20 milioni di euro nel commercio di bovini è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Cuneo, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. L’operazione, denominata “Golden Beef”, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di sequestro preventivo di beni mobili e immobili nei confronti di diversi soggetti indagati per una vasta gamma di reati fiscali e finanziari.
Il provvedimento, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cuneo, riguarda persone accusate, a vario titolo, di emissione di fatture false, omessa dichiarazione, omesso versamento delle imposte, oltre a ipotesi di riciclaggio, autoriciclaggio e reati fallimentari.
Le indagini, condotte dai finanzieri della Tenenza di Fossano, hanno permesso di individuare un’organizzazione operante nel settore del commercio di bovini attraverso l’utilizzo di società “cartiere”, inserite in un sistema di “Missing Trader Fraud”, tipico delle frodi carosello IVA. Sulla base degli elementi raccolti, l’Autorità giudiziaria ha disposto numerose perquisizioni in diverse regioni italiane, tra cui Lazio, Piemonte, Calabria, Toscana, Lombardia e Sicilia.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati dispositivi informatici e una vasta documentazione contabile ed extracontabile riconducibile a quattro società che, almeno dal 2018, avrebbero operato secondo il meccanismo fraudolento.
Complessivamente sono undici le persone segnalate all’autorità giudiziaria, tra cui anche alcuni appartenenti a una storica famiglia piemontese attiva nell’allevamento e nel commercio di bovini. L’attività investigativa si è concentrata su un complesso agricolo situato a Centallo, utilizzato come base logistica dell’organizzazione.
Gli accertamenti hanno evidenziato che, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per oltre 20 milioni di euro, a cui si aggiungono omessi versamenti di IVA e altre imposte per oltre 6 milioni.
Il sistema illecito prevedeva l’acquisto di bovini vivi – in particolare delle razze Limousine, Blonde d’Aquitaine, Charolaise e meticce – da operatori commerciali di Francia e Spagna, sfruttando il regime di non imponibilità IVA previsto per le operazioni intracomunitarie. Il tracciamento dei movimenti degli animali, effettuato anche grazie agli strumenti informatici delle autorità veterinarie europee e alla Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica, ha consentito di ricostruire nel dettaglio i trasferimenti.
Una volta introdotti in Italia, gli animali venivano rivenduti attraverso società cartiere interposte fittiziamente, applicando l’IVA ai clienti finali nazionali – tra cui allevamenti e macelli – ma a prezzi inferiori rispetto a quelli di acquisto intracomunitario o con margini minimi. Questo meccanismo permetteva un duplice vantaggio illecito: da un lato l’acquisto a prezzi più bassi rispetto al mercato, dall’altro la possibilità di generare indebiti crediti IVA.
L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alle frodi fiscali più complesse e ai fenomeni di evasione che sottraggono risorse all’Erario e alterano la concorrenza, in particolare nel settore zootecnico, penalizzando gli operatori che rispettano le regole.
Come previsto dalla normativa, la responsabilità delle persone coinvolte sarà accertata solo con sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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