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Cronaca

Undici anni di battaglie, poi lo sgombero: smantellato il campo rom di Carmagnola

Via Rio Tercero liberata dopo ricorsi e ordinanze: 18 persone via, area da bonificare

Undici anni di battaglie

Undici anni di battaglie, poi lo sgombero: smantellato il campo rom di Carmagnola

Ci sono voluti undici anni di ordinanze, ricorsi e stalli amministrativi per arrivare a un esito che, per lungo tempo, sembrava irraggiungibile. Il campo rom abusivo di via Rio Tercero, a Carmagnola, è stato finalmente sgomberato. Un intervento che chiude una vicenda complessa, fatta di passaggi legali, tensioni sociali e criticità ambientali, e che segna un punto di svolta per l’area.

L’operazione è stata condotta nelle prime ore del mattino, con un coordinamento tra Questura, Comune e Procura dei minori. Una scelta non casuale: lo sgombero è stato eseguito mentre i bambini erano a scuola, per evitare che assistessero direttamente allo smantellamento delle abitazioni.

All’interno dell’insediamento vivevano tre famiglie, per un totale di circa 18 persone. Le famiglie hanno lasciato l’area senza resistenza, anche se non tutte le soluzioni alternative proposte sono state accettate. A uno dei nuclei, infatti, era stata offerta una sistemazione abitativa, che però non è stata ritenuta adeguata.

Quella di via Rio Tercero non è una storia recente. L’insediamento risale al dicembre del 2015, quando, a seguito di un passaggio di proprietà del terreno, iniziarono ad arrivare le prime roulotte. Con il tempo, alle strutture mobili si sono aggiunti manufatti fissi, realizzati senza autorizzazione, trasformando progressivamente l’area in un insediamento stabile.

Da allora, il Comune ha tentato più volte di intervenire. Tra il 2016 e il 2023 sono stati emessi dieci provvedimenti di sgombero e demolizione, rimasti però senza effetto. Molti di questi sono stati impugnati davanti al Tribunale amministrativo regionale, che ha respinto i ricorsi, ma senza riuscire a sbloccare definitivamente la situazione. Nel frattempo, una parte dell’area — circa 751 metri quadrati su un totale di oltre 2.000 — è passata sotto la proprietà comunale, complicando ulteriormente il quadro giuridico.

Le condizioni dell’insediamento erano già state documentate nel 2023, durante un sopralluogo congiunto di Carabinieri, polizia locale, Comune e Asl To 5. Il quadro emerso era definito critico: servizi igienici non autorizzati, scarichi diretti sul terreno, assenza di riscaldamento, utilizzo di bombole di gas lasciate all’aperto, infiltrazioni, muffa e una presenza massiccia di rifiuti.

Una situazione che non riguardava solo il decoro, ma anche la salute pubblica e la sicurezza ambientale. Non a caso, una porzione dell’area era stata sottoposta a sequestro da parte dei Carabinieri forestali.

A sbloccare una vicenda rimasta congelata per anni è stato un intervento esterno. Nel dicembre 2024, un decreto del Ministero delle Infrastrutture ha assegnato al Comune un contributo economico per sostenere le operazioni di demolizione.

Il finanziamento copre circa il 50% della spesa prevista, pari a 26 mila euro su un totale di 52 mila, attraverso il fondo nazionale destinato alla rimozione delle opere abusive. Una leva decisiva, che ha permesso di superare uno degli ostacoli principali: i costi dell’intervento.

Con lo sgombero, si apre ora una nuova fase, forse ancora più delicata: quella della bonifica dell’area. Le operazioni sono già in corso e riguardano la rimozione di una quantità significativa di rifiuti, stimata in circa 470 metri cubi, oltre a 300 metri cubi di strutture e manufatti.

Un lavoro complesso, che richiederà tempo e risorse, ma che rappresenta un passaggio necessario per restituire l’area a condizioni accettabili.

Il caso di Carmagnola evidenzia ancora una volta quanto sia difficile gestire insediamenti abusivi, soprattutto quando si intrecciano aspetti sociali, legali e ambientali. Da un lato, la necessità di far rispettare le norme e tutelare il territorio; dall’altro, la presenza di famiglie e minori, che rende ogni intervento particolarmente delicato.

La scelta di procedere allo sgombero in orario scolastico va proprio in questa direzione: limitare l’impatto sui più piccoli, evitando traumi diretti.

Resta però il nodo più ampio, quello delle soluzioni alternative e dell’inclusione. Lo sgombero risolve una situazione specifica, ma non elimina il problema alla radice.

Dopo undici anni, via Rio Tercero cambia volto. Ma la questione degli insediamenti abusivi, nel territorio torinese come in molte altre realtà, resta aperta. E continua a interrogare amministrazioni e istituzioni su come conciliare legalità, sicurezza e diritti.

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