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Cronaca

Blitz anarchico all’ospedale Martini: volantini contro il Cpr nella mensa

Una decina di attivisti in azione: indaga la Digos, escalation dopo altri raid nelle sedi Asl

Blitz anarchico all’ospedale Martini: volantini contro il Cpr nella mensa

Blitz anarchico all’ospedale Martini: volantini contro il Cpr nella mensa

Nuova azione dell’area anarchica a Torino, questa volta all’interno di una struttura sanitaria. Nella mattinata di oggi, giovedì 19 marzo, una decina di attivisti ha fatto irruzione nella mensa dell’ospedale Martini, distribuendo volantini contro il Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di corso Brunelleschi e accusando l’Asl e lo stesso nosocomio di complicità.

L’episodio si è verificato in uno spazio frequentato quotidianamente da personale sanitario, operatori e utenti. Secondo quanto ricostruito, il gruppo è entrato nella mensa e ha iniziato a lanciare e distribuire materiale informativo legato alla campagna contro i centri per il rimpatrio, per poi allontanarsi senza ulteriori conseguenze.

Si tratta di un’azione che, secondo gli investigatori, si inserisce in una strategia più ampia dell’area antagonista, da tempo impegnata in iniziative contro i Cpr, strutture al centro di un acceso dibattito politico e sociale. Il centro di corso Brunelleschi, in particolare, è da mesi oggetto di proteste e mobilitazioni.

Non è un episodio isolato. Nei giorni scorsi erano già stati registrati altri blitz e atti dimostrativi: prima nella sede centrale dell’Asl di via San Secondo, poi al presidio Valletta di via Farinelli, dove si erano verificati anche imbrattamenti. Un’escalation di azioni che ora trova continuità con l’irruzione all’ospedale Martini.

Sull’accaduto sono in corso le indagini della Digos, che sta lavorando per identificare i partecipanti al blitz e ricostruire nel dettaglio le modalità dell’azione. Gli accertamenti mirano anche a verificare eventuali collegamenti tra i diversi episodi avvenuti in città negli ultimi giorni.

Il caso riporta l’attenzione su un tema che continua a dividere: da un lato le proteste dei movimenti antagonisti contro i centri di permanenza per il rimpatrio, dall’altro le esigenze di sicurezza e di funzionamento dei servizi pubblici, soprattutto quando le azioni si svolgono all’interno di luoghi sensibili come strutture sanitarie.

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