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Cronaca

Scontri al corteo pro Cospito, chieste condanne fino a 12 anni a Torino

Al Palazzo di Giustizia il processo a 18 anarchici: per l’accusa fu “devastazione organizzata”, non un corteo degenerato

Scontri al corteo pro Cospito, chieste condanne fino a 12 anni a Torino

Scontri al corteo pro Cospito, chieste condanne fino a 12 anni a Torino

Condanne pesanti, a più di 12 anni di carcere. È questa la richiesta avanzata oggi dalla Procura di Torino nel processo contro 18 anarchici accusati degli scontri avvenuti nel centro cittadino durante il corteo del marzo 2023 in solidarietà ad Alfredo Cospito.

A formulare le richieste è stato il pubblico ministero Paolo Scafi, che ha contestato il reato di devastazione. Le pene richieste vanno da un minimo di 5 anni e 6 mesi fino a un massimo di 12 anni, 11 mesi e 15 giorni.

Secondo l’accusa, quanto avvenuto quel giorno non può essere letto come una manifestazione pacifica degenerata. «Non si trattò - ha detto - di un corteo pacifico in cui infiltrarono dei violenti, ma di una devastazione organizzata». Una ricostruzione netta, che attribuisce ai partecipanti un disegno preciso e non una reazione improvvisa.

I fatti risalgono al 4 marzo 2023, quando un corteo organizzato da ambienti anarchici e antagonisti attraversò il centro di Torino per protestare contro il regime di 41 bis applicato a Cospito, in quel periodo in sciopero della fame. La manifestazione, partita come presidio, si trasformò in breve tempo in una sequenza di scontri con le forze dell’ordine.

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura e condotte dalla Digos, una parte dei manifestanti avrebbe preso parte agli scontri con una preparazione preventiva. Gli investigatori hanno documentato la presenza di oggetti utilizzati durante i disordini, tra cui fumogeni, materiale infiammabile, caschi, guanti e strumenti atti a colpire.

Gli scontri si svilupparono lungo diverse vie del centro, con danneggiamenti a negozi, auto e edifici. Tra gli episodi contestati figura anche il danneggiamento di una chiesa. Il bilancio complessivo dei danni fu rilevante, tanto da portare alla costituzione di parte civile di diversi soggetti, tra cui il Ministero dell’Interno, il Comune di Torino, istituti bancari e il Gtt.

Parallelamente al procedimento in corso contro i 18 imputati, un altro filone giudiziario riguarda ulteriori persone coinvolte negli stessi fatti: complessivamente sono 28 gli anarchici chiamati a rispondere a vario titolo di devastazione, resistenza e lesioni, con un processo che prenderà il via l’11 novembre 2026.

Il procedimento in corso rappresenta uno dei passaggi giudiziari più rilevanti legati alla stagione di proteste sviluppatesi in Italia e in Europa attorno alla vicenda di Cospito, che aveva acceso un ampio dibattito sul regime carcerario del 41 bis.

Sarà ora il tribunale a stabilire le responsabilità degli imputati, valutando se quanto accaduto nel centro di Torino debba essere qualificato come una protesta sfuggita di mano o, come sostiene l’accusa, come un’azione organizzata di devastazione.

Alfredo Cospito

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