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Cronaca
11 Marzo 2026 - 14:56
Inchiesta sulla “salsiccia di Bra”: quattordici locali indagati tra Alba e Bra
Una delle specialità gastronomiche più rappresentative del Cuneese finisce al centro di un’indagine giudiziaria. La salsiccia di Bra, prodotto tipico della tradizione piemontese noto per essere consumato spesso crudo e legato a una lavorazione specifica del territorio braidese, sarebbe stata proposta in diversi locali come autentica pur senza la certificazione prevista dal consorzio di tutela.
La Procura di Asti, competente per territorio, ha aperto un fascicolo che coinvolge quattordici titolari di esercizi pubblici tra Alba e Bra. Gli indagati sono gestori di pizzerie, ristoranti e bar nei quali, secondo quanto emerso dai primi accertamenti, il prodotto sarebbe stato indicato nei menu come “salsiccia di Bra” senza che ne fosse dimostrata la reale provenienza.
L’inchiesta è stata avviata dopo un esposto presentato dal Consorzio di tutela e valorizzazione della salsiccia di Bra, formato da sette macellerie della città. A seguito della segnalazione, i carabinieri del Nas di Alessandria hanno avviato controlli nei locali segnalati. Le verifiche hanno portato al sequestro di alcuni chilogrammi di salsiccia e di diversi menu, che ora saranno esaminati per accertare eventuali irregolarità.
Secondo le prime informazioni, il nodo dell’indagine riguarda soprattutto la presentazione del prodotto al pubblico. In alcuni casi, infatti, i locali avrebbero acquistato salsicce descritte come “a base di carne di vitello” o “simili alla salsiccia di Bra”, per poi indicarle nel menu o nella comunicazione ai clienti con la denominazione completa del prodotto tipico. Un passaggio che, se confermato, configurerebbe un utilizzo improprio del nome tutelato.
L’inchiesta non riguarda quindi la produzione della salsiccia, ma la somministrazione e la corretta informazione ai consumatori nei locali pubblici.
La salsiccia di Bra è una delle specialità gastronomiche più riconoscibili del Piemonte. La sua origine risale alla tradizione delle macellerie braidesi e presenta caratteristiche precise: è realizzata prevalentemente con carne di vitello, spesso arricchita con una piccola percentuale di carne suina, ed è famosa per la possibilità di essere consumata cruda, pratica piuttosto rara nel panorama delle salsicce italiane.
Proprio queste peculiarità hanno portato alla nascita di un sistema di tutela locale, che punta a garantire la tracciabilità del prodotto e la correttezza dell’utilizzo del nome. La denominazione “salsiccia di Bra”, infatti, identifica una lavorazione specifica e legata al territorio: per questo motivo il consorzio di tutela vigila sul suo uso commerciale.
Secondo quanto segnalato nell’esposto che ha dato origine all’indagine, l’uso improprio del nome rischierebbe di creare confusione tra i consumatori e di danneggiare le macellerie che producono la salsiccia secondo i criteri tradizionali.
Gli investigatori stanno ora verificando diversi aspetti: la reale provenienza delle carni utilizzate, la corrispondenza tra i prodotti acquistati e quanto indicato nei menu e l’eventuale responsabilità lungo la catena di fornitura.
Al momento si tratta di accertamenti preliminari. Le persone coinvolte risultano indagate ma, come previsto dalla legge, godono della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’indagine riaccende comunque l’attenzione sulla tutela dei prodotti tipici e delle denominazioni territoriali, un tema sempre più centrale nel settore della ristorazione. Il nome di una specialità locale, infatti, rappresenta non solo un richiamo gastronomico, ma anche un valore culturale ed economico per il territorio che l’ha resa celebre.

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