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Cronaca
09 Marzo 2026 - 17:23
Bimba annegata nel lago del bioparco, verso sei rinvii a giudizio (foto di repertorio)
A quasi due anni dalla tragedia, l’inchiesta sulla morte di Anisa Murati, la bambina di sette anni annegata il 17 luglio 2024 nel bioparco AcquaViva di Caraglio, si avvia verso una nuova fase giudiziaria. La Procura di Cuneo è pronta a chiedere il rinvio a giudizio per sei persone, ritenute a vario titolo responsabili della catena di errori e omissioni che, secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito alla morte della piccola.
Ora si attende la fissazione dell’udienza preliminare davanti al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà stabilire se le accuse siano sufficienti per aprire un processo.
Anisa, figlia di una coppia albanese residente a Demonte, quel giorno si trovava al bioparco con il gruppo dell’estate ragazzi della valle Stura. La gita si era trasformata in tragedia quando la bambina era finita nel bacino d’acqua della struttura, dove poi era stata trovata senza vita.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda il braccialetto di accesso alle aree del lago. Alla bambina sarebbe stato assegnato un braccialetto arancione, destinato ai nuotatori, invece di quello verde riservato ai più piccoli. Un errore che gli inquirenti attribuiscono alle due animatrici del gruppo, insieme al presunto ritardo nell’allertare i soccorsi dopo la scomparsa della bambina.
Le responsabilità ipotizzate dalla magistratura non riguardano però soltanto la gestione della gita. Nel registro degli indagati sono finiti anche il gestore del bioparco, Roberto Manzi, accusato di aver predisposto un documento di valutazione dei rischi ritenuto carente, e il progettista e direttore dei lavori Stefano Ferrari insieme al responsabile dell’ufficio tecnico comunale Graziano Viale, chiamati a rispondere anche dell’accusa di falso.
Secondo la ricostruzione della procura, il certificato di regolare esecuzione dei lavori firmato dai tecnici non corrisponderebbe infatti al progetto esecutivo approvato. In particolare sarebbero mancati alcuni presidi di sicurezza e una cartellonistica adeguata per segnalare con chiarezza la profondità dell’acqua e la pendenza del bacino.
Nel fascicolo compare anche la posizione del parroco di Demonte, don Fabrizio Della Bella, che quel giorno non era presente al bioparco ma che, secondo il pubblico ministero, avrebbe autorizzato la partenza della comitiva di bambini giunta a Caraglio senza preavviso e con un numero di accompagnatori ritenuto insufficiente.
Per tutti gli indagati la procura ipotizza condotte caratterizzate da imprudenza, negligenza e imperizia, in una vicenda che aveva profondamente colpito la comunità della valle Stura e l’intera provincia di Cuneo.
Sarà ora l’udienza preliminare a stabilire se il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti porterà all’apertura di un processo per fare piena luce sulle responsabilità legate alla morte della piccola Anisa.

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