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Cronaca
02 Gennaio 2026 - 18:22
Il silenzio della chiesa è stato spezzato da un grido che non appartiene ai riti funebri, ma alla vita condivisa di uno spogliatoio. «Hip hip hurrà!». Tre volte, all’unisono. È risuonato tra le navate della chiesa del convento dei frati di San Nazzaro della Costa, a Novara, come un ultimo saluto rugbistico a Dario Cipullo, il sedicenne trovato morto domenica 21 dicembre nelle acque del Canale Cavour, nella zona di Agognate, alla periferia della città.
Nel pomeriggio di oggi la comunità si è stretta attorno alla famiglia per i funerali di un ragazzo che, in pochi giorni, è diventato il volto di un dolore collettivo. Ad attendere il carro funebre sul piazzale del convento c’erano centinaia di persone. Due ali compatte di giovani atleti, i compagni di squadra della Novega – Amatori Rugby Novara – Gattico, hanno accompagnato l’arrivo e l’uscita del feretro. Nessun gesto plateale, solo presenze, sguardi bassi e quel grido finale che nel rugby è omaggio, appartenenza, riconoscimento.
Dario era scomparso nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 dicembre. Il suo corpo era stato ritrovato la domenica mattina successiva nel Canale Cavour, ponendo fine a ore di ricerche che avevano tenuto Novara con il fiato sospeso. Oggi, accanto al dolore, c’è almeno un primo punto fermo dal punto di vista investigativo. L’autopsia, eseguita dal medico legale Chiara Pasello, ha stabilito che la causa della morte è stata l’annegamento. I polmoni pieni d’acqua lo confermano. Sul corpo sono state rilevate anche lesioni lievi, compatibili con un tentativo di uscire dal canale. Elementi che, allo stato attuale, non indicano una morte violenta, ma che non spiegano ancora ciò che conta davvero: come e perché Dario sia finito in acqua.
Per questo l’inchiesta non si ferma. Nei prossimi giorni i Carabinieri proseguiranno l’ascolto di tutte le persone che avevano incontrato o sentito il ragazzo nelle ore precedenti alla scomparsa. È un lavoro paziente, fatto di testimonianze, orari, incastri. La Procura di Novara ha disposto anche esami tossicologici per verificare l’eventuale presenza di alcol, farmaci o sostanze. I tempi, però, saranno lunghi: per i risultati serviranno almeno due mesi. Un’attesa che pesa, perché proprio quegli esiti potrebbero chiarire le condizioni psicofisiche del sedicenne prima di finire nel canale.
Un altro elemento centrale dell’indagine è il telefono cellulare. Contrariamente a quanto ipotizzato inizialmente in alcune ricostruzioni circolate online, il dispositivo è stato trovato addosso a Dario. Anche questo sarà oggetto di analisi approfondita. Per l’estrazione e lo studio dei dati serviranno circa trenta giorni. Messaggi, chiamate, vocali, geolocalizzazioni: ogni dettaglio potrebbe aiutare a ricostruire la sequenza di quella notte.
Al momento, la ricostruzione delle ultime ore si fonda su alcuni passaggi già noti. Dopo una cena di squadra con i compagni della Novega, in un alloggio di corso Garibaldi, Dario era stato accompagnato verso casa dal padre di un’amica, insieme alla ragazza. Il tragitto doveva concludersi in via Roggia Ceresa, nel quartiere Santa Rita, a poca distanza dalla sua abitazione. Ma il sedicenne avrebbe chiesto di scendere dall’auto prima di arrivare, nei pressi del supermercato Conad di strada Biandrate.
È lì che le certezze iniziano a dissolversi. L’amica lo avrebbe visto allontanarsi con un’andatura incerta e, poco dopo, gli avrebbe scritto un messaggio WhatsApp per chiedergli se andasse tutto bene. La risposta sarebbe arrivata sotto forma di messaggio vocale, poco chiaro. Anche quel contenuto è ora al vaglio degli investigatori. Dario avrebbe avuto inoltre una conversazione telefonica di circa venti minuti con un’altra amica. Anche questa chiamata entrerà nel fascicolo: chi ha parlato con lui, cosa si sono detti, in che momento.
Un ulteriore tassello arriva dalle telecamere di sorveglianza di una Rsa della zona. Le immagini hanno certificato che, fino a circa un chilometro dal canale, Dario era da solo. Un dato importante, che esclude presenze immediate accanto a lui almeno in quella fase, ma che non chiarisce il tratto finale del percorso. Come abbia raggiunto il Canale Cavour, da dove sia entrato in acqua e cosa sia successo negli istanti decisivi restano domande aperte.
In questi giorni Novara ha vissuto il lutto in modo compatto. Lo stadio Silvio Piola si è fermato con un minuto di raccoglimento prima della partita di Serie C tra Novara Calcio e Ospitaletto. Le squadre a centrocampo, il pubblico in piedi, il volto di Dario sul maxi schermo. All’esterno dell’Istituto Fauser e al campo di rugby della Novega sono comparsi fiori, candele, biglietti. Su uno, poche parole: “Per sempre uno di noi”.

Oggi, nella chiesa di San Nazzaro della Costa, quel sentimento si è condensato in un gesto che parlava la lingua di Dario. Il rugby, la squadra, l’urlo condiviso. Non una celebrazione, ma un riconoscimento. Mentre fuori il feretro lasciava il convento, quel «hip hip hurrà» ha detto ciò che le parole non riescono a spiegare.
L’inchiesta prosegue, con metodo e senza scorciatoie. Le certezze, per ora, sono poche. Una sola, definitiva: Dario Cipullo è morto annegato. Tutto il resto è ancora una sequenza da ricostruire. Nel frattempo, Novara ha salutato il suo ragazzo del rugby, stringendosi attorno a una famiglia che chiede risposte e rispetto. E a un nome che, da oggi, non è più solo una notizia, ma una memoria condivisa.
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